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Con la proposta depositata alla Camera dalla Lega si torna a discutere in modo serrato delle regole per ottenere la cittadinanza italiana. Il disegno di legge, a prima firma del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari insieme a vari deputati, punta a rendere più rigorosi i criteri di accesso, introducendo alcune novità che mettono in discussione l’attuale equilibrio normativo.

Tra le principali modifiche previste c’è l’obbligo, per chi è nato in Italia da genitori stranieri, di superare un esame di integrazione al compimento del diciottesimo anno. L’esame dovrebbe verificare la conoscenza delle regole sociali e giuridiche del Paese. Inoltre, il testo prevede di allungare il periodo minimo di residenza legale richiesto per accedere alla cittadinanza, e introduce nuove cause che comporterebbero la revoca del riconoscimento, in particolare per condanne definitive a pene gravi o per reati di violenza, anche di genere, nonché per alcune fattispecie considerate «culturalmente motivate».

La proposta arriva dopo le modifiche già approvate con la legge n. 74 del 23 maggio 2025, che hanno ridefinito l’applicazione dello ius sanguinis: ora la cittadinanza per discendenza è riconosciuta solo fino a due generazioni, cioè per chi ha un genitore o un nonno nato in Italia, in un’ottica di contrasto agli abusi e alla commercializzazione di passaporti.

Lo scontro politico resta acceso. Da un lato la Lega insiste: «La cittadinanza è una cosa seria» — come ha dichiarato il leader del partito, Matteo Salvini — e chiede regole severe per garantire che il riconoscimento sia riservato a chi dimostra «integrazione reale». Dall’altro l’apertura alla strada dello ius scholae da parte di Forza Italia rischia di spaccare la coalizione: secondo gli azzurri, infatti, chi cresce, studia e lavora in Italia per molti anni dovrebbe avere la possibilità di chiedere la cittadinanza.

Questo potrebbe avere impatto su giovani cittadini di seconda generazione, su minori figli di stranieri nati qui e sulle famiglie in cui vive da anni chi aspirerebbe a diventare italiano. Potrebbe inoltre incidere sui tempi di naturalizzazione e creare incertezze per chi ha già avviato le pratiche o intende farlo.

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