di Iv. Por.
Un 25 Aprile ‘macchiato’ dallo sgarbo di Todi e pure dalla denuncia di Vivere Amelia, gruppo di opposizione: «L’amministrazione ha imposto alla banda di non suonare Bella ciao». Alla fine, nonostante tutti i tentativi, non si è riusciti a ricomporre lo strappo dopo il mancato riconoscimento del patrocinio del Comune alle celebrazioni organizzate dall’Anpi, soprattutto per la raccolta di firme contro tutti i fascismi, considerata una provocazione per la presenza in maggioranza di un consigliere di Casapound. Così ci sono state due cerimonie con due distinti omaggi ai caduti. Ma il 25 Aprile è stata anche una festa allegra e piena di eventi in tante piazza dell’Umbria che hanno festeggiato la Liberazione senza divisioni.
FOTOGALLERY: I DUE 25 APRILE DI TODI
Todi: eventi separati Come detto, niente ricomposizione. Quindi il sindaco Antonino Ruggiano ha compiuto la tradizionale deposizione della corona sotto la targa che li ricorda. C’era anche la presidente della Regione Catiuscia Marini, che aveva annunciato la partecipazione al corteo Anpi e invitato il sindaco a non «dividere le istituzioni». Alla cerimonia anche i parlamentari Water Verini, Luca Briziarelli e Raffaele Nevi e diversi consiglieri regionali. Marini e Verini hanno preso parte poi all’altra manifestazione, quella dell’Anpi che ha sfilato per la ‘Camminata della Liberazione’ e alle 12 ha depositato un mazzo di fiori sotto la targa che ricorda i caduti. «Questa bella piazza è la migliore risposta che si poteva dare», ha detto la presidente dell’Anpi locale Camilla Todini.
Marini: «Grave errore» Marini ha ribadito come sia stato un «errore grave» aver separato le due celebrazioni. «Il 25 aprile – ha detto la presidente – deve essere la festa di tutti gli italiani e il carattere antifascista della Repubblica è sancito da una Costituzione che nasce sui valori della Resistenza. Oggi c’è il rischio di nuovi fascismi, quindi accanto all’omaggio alla memoria ci deve essere l’impegno civile contro tutti i fascismi. L’Umbria – ha aggiunto – ha dato un contributo fondamentale nella lotta di liberazione dal fascismo e dal nazismo. Ed ha pagato un tributo altissimo in termini di vite umane. È giusto, dunque, oggi ricordare quella importante pagina di storia scritta nella nostra regione, ed esserne orgogliosi». «Dobbiamo cogliere questa celebrazione – ha affermato Marini – per riaffermare i valori che proprio grazie alla Liberazione, sono stati alla base della scrittura della nostra ‘Carta costituzionale’, che non è semplicemente un insieme di norme, ma ci indica ogni giorno la ‘rotta’ che devono seguire l’Italia e gli italiani e soprattutto quanti rappresentano le istituzioni e le guidano».
«Ad Amelia vietata Bella Ciao» Alla ‘macchia’ di Todi si aggiunge quella di Amelia. Qui l’opposizione Vivere Amelia con un post pubblico ha denunciato: «L’amministrazione comunale ha imposto un cerimoniale volto a cancellare i fatti storici, imponendo tra l’altro alla banda di non suonare Bella ciao e altre canzoni che richiamassero la Resistenza». Nel mirino è finito il vicesindaco di Amelia, Andrea Nunzi: «Data l’inconsueta assenza del nostro sindaco (Laura Pernazza, ndr), il breve discorso del vice è stato assolutamente slegato dalle ragioni che animano questa giornata, senza cenni all’antifascismo, alla democrazia, ai valori della Costituzione e a tutte le vittime del nazifascismo». Rincara la dose la consigliera di opposizione e coordinatrice di un circolo Pd di Amelia, Claudia Dionisi: «Sono profondamente indignata e amareggiata. La festa della Liberazione è la festa di tutti. Si festeggia la libertà di tutti, anche di chi, ahimè, pensa non ci sia nulla da festeggiare. È la festa del coraggio, di chi ha combattuto per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro».
Perugia ricorda Menghini e Capitini Tradizionale celebrazione a Perugia davanti alla lapide dei caduti al Poligono di Tiro in Borgo XX Giugno col discorso del sindaco. «La festa di oggi, il 25 Aprile – ha detto Romizi – è innanzitutto la festa della libertà ritrovata, la festa che ricorda la fine della guerra, la festa di un nuovo inizio per l’Italia e per l’Europa. A quella stagione – ed è questo, credo, il senso più importante della celebrazione di oggi – parteciparono donne e uomini di grande tempra; donne e uomini che hanno dato moltissimo alla nostra comunità, cittadina e nazionale, in termini di impegno e di esempio, spendendosi prima per la libertà e poi per la ricostruzione, mettendo in pericolo la loro stessa vita. A loro che ancora oggi ci sollecitano al valore e alla speranza, la nostra gratitudine e il nostro impegno a tenere vivo il loro esempio di coraggio e umanità». Tra loro, Romizi ha ricordato una figura su tutte, quella di Fernanda Maretici Menghini, scomparsa ad oltre 100 anni lo scorso 28 febbraio, «per la sua capacità di incarnare, al tempo stesso, la lotta per la libertà e la voglia di ricostruzione». Sempre ricordando illustri concittadini, il sindaco ha sottolineato la straordinaria figura di Aldo Capitini, di cui ricorrono proprio quest’anno 50 anni dalla morte. «Il 2018 è però un anno storicamente speciale – ha proseguito Romizi – poiché cadono gli 80 anni dalle leggi razziali, leggi vergognose e incomprensibili. Ci fu il male, certo, ma ci fu anche il bene, che va riconosciuto, ricordato e additato come esempio. Ci fu una vera e propria filiera del bene, mossa solo dalla volontà di aiutare il prossimo, senza tornaconto, che si manifestò anche in Umbria e a Perugia. Ci fu una filiera del bene a cui bisogna guardare con gratitudine e speranza. A questa filiera, fattiva e silenziosa, che riuscì a salvare centinaia, forse migliaia di ebrei». Fra questi è stato ricordato in particolar modo don Federico Vincenti (1885-1955), parroco di Porta Santa Susanna, in via della Sposa, che nascose e protesse gli ebrei rifugiati nella zona di Perugia».
I due testimoni: «Basta fascismi» Romizi ha quindi lasciato la parola a due testimoni che quella stagione l’hanno vissuta e hanno lottato in prima persona contro il fascismo: Mirella Alloisio, partigiana combattente, membro del Comitato per la liberazione in Liguria e decorata con la croce al merito di guerra e Francesco Innamorati, che durante la resistenza fu responsabile a Perugia del giornale clandestino “La nostra lotta”, per poi arruolarsi come combattente nella Divisione Cremona, venendo decorato al valore militare. «Non siamo qui per celebrare un rito – ha detto la signora Alloisio – ma per rinnovare un impegno per chi ha dato la vita per la libertà e la democrazia. Quegli uomini e donne, che avevano un volto, un nome, speranze e aspirazioni – e ricordo, per tutti, Mario Grecchi – è nel loro nome che oggi vogliamo chiedere con forza che siano finalmente sciolte tutte le organizzazioni fasciste e applicata la norma della nostra Costituzione che vieta la ricostituzione, sotto ogni forma, del partito fascista. Perché – ha aggiunto – il fascismo è violenza e dobbiamo spiegarlo ai nostri giovani, che non lo sanno e non lo studiano come dovrebbero». Dal canto suo, anche Francesco Innamorati ha tenuto a sottolineare come la lotta di quel periodo non fosse stata solo una lotta armata, ma anche e prima di tutto politica, morale e culturale. «Voglio ricordate – ha aggiunto – il contributo dato alle forze armate per la liberazione del nostro Paese, dopo una vittoria fatta di sangue, ma che ci dava la certezza che avevamo riportato l’Italia tra le nazioni democratiche». Prima di raggiungere Borgo XX Giugno il corteo ha fatto tappa al Cimitero monumentale per la deposizione delle corone sul Sacello dei caduti e sulle tombe delle medaglie d’oro della Resistenza, quindi, subito dopo, ha raggiunto l’Ara Pacis di Via Masi, per la deposizione anche in questo caso di corone d’alloro in memoria di tutti i caduti.
ANPI A TERNI: «IMPOVERIMENTO FA ATTECCHIRE FASCISMO»
25 APRILE A TERNI: FOTOGALLERY
25 aprile a Terni «Chi non vuole chinare la testa, prenda con noi la strada dei monti». Così, giovani e meno giovani, 73 anni fa scelsero di combattere per la libertà e la democrazia. A citare Calvino, in occasione della festa della Liberazione è il presidente della Provincia di Terni Giampiero Lattanzi. Insieme a lui, nella sala consiliare di Palazzo Spada, il questore Antonino Messineo, il vicepresidente della Regione Fabio Paparelli, il prefetto Paolo De Biagi, la coordinatrice regionale dell’Anpi Mari Franceschini e il commissario straordinario Antonino Cufalo. Così Terni, con tanto di corteo, banda musicale e deposizione delle corone ai caduti, ha celebrato il 25 aprile, «La Liberazione – ha detto il Prefetto – porta con sé un’eredità straordinaria di eroismo e i valori di libertà e democrazia. Questa festa riporta alla memoria tanti episodi che compongono il mosaico di un patrimonio straordinario, che ci impone di consolidare certi diritti». «Il 25 aprile – ha aggiunto Paparelli – è il simbolo di un paese che inizia a lottare per la sua libertà. È l’esempio di un atto collettivo, come primo passo verso la democrazia che a molti è costata la vita. È l’emblema della lotta contro le barbarie, le nascenti spinte xenofobe e i nuovi fascismi che fioriscono. È la festa della democrazia, senza retorica». Il 25 aprile di 73 anni fa fu la chiave di apertura verso una nuova Italia. L’Umbria fu parte di questa storia difficile e Terni è la città che pagò più di tutte in termini di bombardamenti e morti.
Foligno: «Memoria per il futuro» Celebrato anche a Foligno il 73° anniversario della Liberazione. Nel suo intervento, il sindaco Nando Mismetti ha ricordato: «La Costituzione è la nostra casa ‘comune’, punto di partenza ma anche un percorso, un programma, da attuare in rapporto alle concrete situazioni storiche è stata il momento più alto di confronto e di incontro tra posizioni ideali, politiche e sensibilità diverse, all’indomani della fine della guerra, in un mondo differente da quello in cui oggi viviamo. Vogliamo riaffermare gli ideali che hanno portato 70 anni fa i padri costituenti alla redazione della Costituzione e che, ancora oggi, in un mondo, in un Paese profondamente cambiati, sono di forte attualità. Pace, lavoro, solidarietà, assetto dello Stato, diritti e doveri, ieri come oggi, sono le fondamenta della nostra comunità per garantire qualità della vita e certezze per il futuro. No ai muri e sì al dialogo. Celebrare il 25 aprile significa riaffermare principi che il nostro Paese ha conquistato: la libertà, la dignità e l’unità perdute dopo anni di dittatura e di guerra». Alla cerimonia, presente il picchetto d’onore del Centro di selezione e reclutamento nazionale dell’esercito, sono intervenuti anche il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Borscia e Mattia Ornielli, a nome degli studenti degli istituti superiori.
Città di Castello: niente piazze ai fascisti Con il tradizionale corteo, aperto dalla Filarmonica G. Puccini, che da Piazza Gabriotti, ha raggiunto la stele alla Resistenza altotiberina in via Vittorio Emanuele Orlando, Città di Castello ha celebrato il 25 Aprile. Dopo la deposizione della corona, Michele Bettarelli, vicesindaco del comune di Città di Castello, ha dichiarato: «Fino a quando si contesterà che il 25 aprile è nata l’Italia democratica, ci sarà bisogno di celebrarlo. Ancora oggi, dopo 73 anni, ogni volta che si avvicina la Festa della Liberazione si alzano voci dissonanti, che invitano a minimizzare la portata di questa ricorrenza civile, a snaturarla, ad annacquarla in nome della pacificazione nazionale, cercando di forzare la verità della storia. A chi chiede un’equiparazione storica tra chi ha vinto e chi ha perso, ricordo che dittatura e libertà sono contrari e non sinonimi. La storia non potrà mai metterli sullo stesso piano. Io sono democratico e quindi antifascista, perché quell’esperienza è stata la negazione della democrazia e il regno della sopraffazione verso ogni pensiero divergente. Davanti ai ricorrenti tentativi di rilegittimare il Fascismo, dobbiamo mantenere alta l’attenzione ed essere intolleranti solo davanti all’intolleranza. Presto, recependo l’adesione del consiglio comunale all’ordine del giorno dell’Anpi, modificheremo il regolamento comunale introducendo limiti alla concessione di suolo pubblico per quei soggetti che nelle immagini o nelle idee si ispirino al Fascismo, perché l’Antifascismo è alla base della nostra Costituzione e non identifica una parte politica ma il Dna dei nuovi italiani».
Magione L’amministrazione comunale di Magione insieme ad autorità civili, religiose, militari e rappresentanti dell’associazionismo del territorio hanno reso omaggio alle vittime di tutte le guerre con la deposizione di una corona di alloro sul Monumento in onore dei caduti di Magione al suono della tromba dei bersaglieri. Il sindaco, Giacomo Chiodini, nel ricordare che il monumento fu realizzato dopo la prima guerra ma riporta anche i caduti del secondo conflitto mondiale, ha sottolineato il valore di quanti persero la vita per la libertà di tutti e la popolazione che si trovò ad affrontare la guerra . Alla cerimonia è intervenuto il comandante della stazione carabinieri di Magione, Roberto Biagini, il vice sindaco Massimo Lagetti, il presidente del consiglio comunale, Vanni Ruggeri, consiglieri comunali e rappresentanti delle associazioni del territorio.
Norcia, Alemanno e il parallelismo col post sisma Celebrato anche Norcia il 25 aprile.Nel borgo terremotato la cerimonia si è aperta a Porta Romana, col corteo di autorità e la banda che ha sfilato fino a piazza Vittorio Veneto, dove è stato reso omaggio al monumento ai caduti. Presenti il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno; il capitano della stazione Carabinieri di Norcia, Pasqualino Trotta; il parroco don Marco Ruffini e rappresentanti delle associazioni dei combattenti: «Oggi celebriamo il 73esimo della Liberazione d’Italia, una festa della democrazia, possibile solo quando c’è libertà: e la Liberazione dal nazifascismo, che l’Italia festeggia il 25 aprile, è sicuramente la pagina del nostro Paese che meglio rappresenta questa certezza. Un’Italia che continua a cambiare, a 73 anni di distanza, ma che nel 25 aprile trova la memoria condivisa di una transizione decisiva e consente di far conoscere la resistenza anche a chi non l’ha conosciuta. Le ricorrenze, quando si fanno ‘rito’, rischiano di avere come effetto quello di relativizzare il tempo, o di illudere su una mitica comunione di sentimenti che invece viene sentita solo da pochi. Vorremmo davvero che la commemorazione del 25 aprile divenisse memoria forte e condivisa di tutti i cittadini italiani», dice il Sindaco rivolgendosi particolarmente ai ragazzi presenti. E poi il parallelismo tra il Secondo dopoguerra e il post sisma: «Questa è una data importante per la memoria e per il processo di ricostruzione che ne seguì: allora come oggi quello della ricostruzione è un tema quanto mai attuale per noi e per la nostra terra, duramente colpita dall’evento calamitoso più grave degli ultimi 100 anni. Abbiamo il dovere di lavorare alacremente e con determinazione – va avanti Alemanno – per risanare le ferite inferte e ancora tristemente doloranti. Con la conferenza dei capigruppo stiamo lavorando a un documento che sintetizzi ciò che noi riteniamo debba fare al più presto il nuovo governo, il nuovo Parlamento, e il commissario straordinario per la ricostruzione. Ciò che con ogni energia stiamo cercando di favorire – continua il primo cittadino – è che la nostra comunità continui ad accettare la scommessa di restare qui, nella nostra amata Norcia. Il futuro – conclude Alemanno rivolgendosi ancora ai giovani – si costruisce sulla memoria e può ancora sorriderci può ancora sorridere a nostra comunità». Presenti alla cerimonia del 25 aprile anche un gruppo dei soci del CAI di Tivoli e Monterotondo oggi a Norcia per un pellegrinaggio sul cammino di San Benedetto e i ragazzi dell’istituto superiore Olivelli-Putelli di Darfo Boario Terme – Brescia che hanno scelto spontaneamente Norcia come meta della gita scolastica.
