Anche l’Umbria si prepara alla manifestazione «Se non ora, quando?», l’evento programmato per domenica 13 febbraio e che vedrà le donne scendere in piazza a difesa della propria dignità dopo i fatti di cronaca che si susseguono incessanti negli ultimi mesi.
Centrosinistra compatto Intanto si è costituito il comitato promotore per la manifestazione, al quale hanno aderito partiti della coalizione di centrosinistra (Pd, Psi, Idv, Sel, Prc), sindacati e associazioni (Cgil, Rete delle Donne, Aidda, Comitato internazionale 8 marzo, Coordinamento dei docenti della scuola pubblica di Perugia) e molte donne del mondo delle professioni (insegnanti, assistenti sociali..). Per consentire a tutte e a tutti di partecipare alla manifestazione prevista a Roma domenica 13 alle 14, per l’Umbria sarà organizzata una presenza in piazza della Repubblica (Perugia) nel pomeriggio del 12 febbraio, alle 17 preceduta alle 16.30 da un flash mob. Per illustrare le modalità e i contenuti dell’iniziativa, il comitato umbro «Se non ora quando» terrà, venerdì 11 febbraio, alle 11.30 una conferenza stampa.
Federazione della sinistra Adesione ufficiale viene da parte della Federazione della Sinistra attraverso un comunicato ufficiale. Pur non riconoscendosi pienamente in alcuni dei concetti espressi dall’appello da Concita De Gregorio «perchè sembra voler dividere le donne tra “perbene e non”, donne sacrificali contro ragazze “a ore”, moralità verso apatia dei sentimenti, crediamo – affermano dalla Federazione della sinistra – che sia giusto aderire a questa mobilitazione cercando di immettervi i nostri contenuti, le nostre proposte, le nostre idee, lasciando da parte i distinguo e lo scetticismo». «Noi che quotidianamente siamo impegnate nella politica e nella società – prosegue la nota – aderiamo perché sentiamo necessaria una mobilitazione contro Berlusconi e la sua politica e come comuniste poniamo al centro della nostra denuncia il pericolo di un ritorno al patriarcato, che considera le donne solo come corpi da godere, e il peggioramento delle condizioni materiali delle donne stesse».
Violenza e precarietà Per le donne di sinistra «basti citare da un lato la violenza sulle donne, fenomeno sociale in costante crescita e tra i più nascosti, e dall’altro le conseguenze della recente crisi economica. La crisi ha colpito soprattutto le giovani donne, cioè quel segmento della forza lavoro femminile che ha rapporti di lavoro instabili e precari e che difficilmente riesce a conciliare lavoro e vita privata. La precarietà e le politiche restrittive e di privatizzazione dei servizi sociali, sanitari, educativi pesano soprattutto sulle donne, restringono la loro libertà e determinano una crescente esclusione sociale. Non a caso i dati ci dicono che nel nostro Paese il tasso di occupazione delle donne si colloca appena al 47,2%, distante quasi 12 punti da quello europeo. Anche per questo sosteniamo la campagna regionale per il reddito sociale e auspichiamo l’adozione di un piano regionale del lavoro». Seguono le firme: Alice Fagotti, Amelia Rossi, Carlotta Fattorini, Chiara Buono, Marta Bertoldi, Marta Cardoni, Maura Coltorti, Paola Bianchi, Patrizia Proietti, Simona Branchinelli, Stefania Catanossi.

