Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria

Chiuderlo al più presto. E’ quanto auspica il presidente della Regione Catiuscia Marini, che nella giornata di oggi ha visitato il reparto di Psichiatria di via Enrico Dal Pozzo, il cosiddetto «repartino», insieme al direttore generale della Asl 2 Legato. Intenzione della presidente era quella di conoscere in maniera diretta le condizioni della struttura da moltissimo tempo al centro di numerose polemiche.

Lunedì atto in giunta Dalla visita la presidente ne ha tratto l’ulteriore convinzione della necessità di chiudere quanto prima l’attuale reparto, per consentire un rapido trasferimento – anche temporaneo – in una collocazione più idonea. Resta confermata l’intenzione di adottare, già nella prossima seduta di giunta di lunedì 17, una delibera con la quale si approverà la proposta di riorganizzazione e trasferimento del reparto.

I sindacati: aspettiamo i fatti «Aspettiamo i fatti» rispondono intanto Ivano Fumanti e Vanda Scarpelli della Cgil con una nota in cui sottolinea come «se finalmente il servizio psichiatrico diagnosi e  cura fosse trasferito al Santa Maria della Misericordia sarebbe già di per sé una buona notizia. Per i pazienti, per i familiari, per i medici e gli operatori costretti da anni ad operare in condizioni di disagio estremo». «Sono ormai anni che – proseguono i sindacati -, con molti altri, sollecitiamo questo spostamento. E’ stato colpevolmente lasciato per ultimo nel programma di trasferimento da Monteluce». «E mentre si aspettava la decisione, l’attuale sede di via del Giochetto è stata lasciata senza  la  dovuta  manutenzione con notevole rischio per gli operatori e per i pazienti. E questo noi, la  Fp Cgil, lo abbiamo denunciato più volte e già da alcuni anni. E’ stata anche compromessa l’organizzazione degli interventi d’urgenza, visto che le urgenze notturne al Polo Unico sono coperte dal medico di guardia del Spdc. Interventi che hanno precise responsabilità di gestione».

Non c’è stato confronto La protesta del sindacato poi si concentra sul mancato confronto intorno al piano di riorganizzazione della struttura, apparso questi giorni sulla stampa locale: «Ora apprendiamo, da notizie giornalistiche, senza neanche un minimo confronto con le organizzazioni sindacali – è detto nella nota -, che sarebbe pronto un piano da approvare lunedì prossimo. Questo piano ‘forse’ snatura il servizio di salute mentale. Pare che sia spacchettata la degenza, pare che una metà degli attuali posti letto venga data in gestione all’Università e pare che ci saranno due primari. Otto posti per uno! Diciamo ‘pare’, perché non abbiamo alcuna notizia precisa e non conosciamo il progetto».

Vorremmo sapere qualcosa «Gradiremmo almeno sapere – proseguono la Cgil-, da chi di competenza, di cosa si tratta precisamente. Vorremmo sapere con chi si sono confrontati i direttori generali dell’Azienda Ospedaliera e della ASL 2 per definire quello che avrebbero definito, se hanno ben presente il piano sanitario regionale. Vorremmo sapere perché si fa un reparto Universitario (se si fa), se ancora non si è rinnovata la convenzione con l’Università. Vorremmo sapere l’organizzazione di questo servizio che sembrerebbe in parte scippato al territorio. Come si garantisce la continuità delle cure nel territorio? Vorremmo conoscere i costi di questa operazione. Vorremmo insomma sapere qualcosa. E’ un’organizzazione che migliora i servizi ai cittadini, che garantisce lo sviluppo professionale degli operatori (universitari ed ospedalieri), oppure è solo la spiegazione del ritardo nel trasferimento e della inadeguatezza muraria della sede?».

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