Arbore all'Immaginario (Foto di Maria Alessia Manti)

di Lucia Caruso

Una “jam session” tra vecchi amici, quella andata in scena martedì sera sul palcoscenico del Teatro Morlacchi, che ha ospitato la prima delle tre tappe del cartellone di Immaginario Film Festival, volte a rendere omaggio a Renzo Arbore, autore e cultore della tv e della radio d’autore. “Una jam session verbale e vocale”,  dunque, – come la definisce lo stesso cittadino onorario di Perugia, – che ha visto l’improvvisazione di vecchi amici ritrovati, che attraverso sketch, filmati e ricordi hanno messo insieme i pezzi di un puzzle ricostruendo gli anni della televisione delle idee.

Indietro tutta Una “indietro tutta” al dibattito condotto da Marco Molendini (Il Messaggero), a cui hanno partecipato, accanto a Renzo Arbore, Monica Nannini, Maurizio Ferrini, Marisa Laurito, Ugo Poercelli, Marco Marenco e Gegè Telesforo, colleghi e compagni di una vita, che ieri hanno ripercorso insieme alcune delle tappe più significative dei programmi di intrattenimento di Arbore che hanno fatto la storia della televisione italiana, ma anche della radio. Da “Quelli della notte” a “Indietro tutta”, che ottennero subito un grandissimo consenso dal pubblico, fino a “Alto gradimento”, trasmissione radiofonica condotta al fianco di Gianni Boncompagni, e a “Doc”, Musica a denominazione di origine controllata, programma che “in molti, da Gino Paoli a De Gregori – come sottolinea Arbore – rimpiangono”.

Appuntamenti cult indimenticabili, che avevano trovato il loro grande successo grazie all’uso sapiente dell’improvvisazione, «una vera e propria arte» dicono gli addetti ai lavori, lontana dalle logiche della tv moderna, che rendeva i personaggi davvero esilaranti. E, come allora che si divertivano da morire, tanto da non riuscire a trattenere le risate durante i loro sketch, anche ieri sera, nel salotto ricreato sul palcoscenico del Morlacchi tanti sono stati i momenti divertenti. Ma accanto all’ironia e alla comicità, nonostante nessuna sia stata la critica diretta alla televisione contemporanea e ai suoi format, «ormai standardizzati nel mondo», è stato ricordato, si percepisce l’abisso che esiste tra quello che era e quello che è oggi. «Da prodotto artigianale, – spiega sapientemente Renzo Arbore – da frutto delle ispirazioni e delle invenzioni di tutti noi, oggi è diventata televisione industriale. Si esita a fare sperimentazione, ad accettare idee avventurose. Non si da peso all’invenzione estemporanea artistica”. Ed è curioso scoprire che anche idee e personaggi erano frutti di improvvisazione: “Facevamo il reclutamento delle reclute – racconta Arbore – ci vedevamo tutti a casa mia a ci inventavamo i personaggi».

Arbore uno e inimitabile E in questo omaggio alla tv d’autore non poteva mancare il commento di uno di coloro che ancora cerca di portarne avanti la filosofia, Fiorello, che quando parla di Arbore in un video messaggio trasmesso durante la serata, ammette che «non è facile dargli una connotazione. Non si può dire c’è un nuovo Renzo Arbore, perchè ce n’è stato e ce n’è uno e non ce ne saranno altri». Uno e inimitabile, dunque. Lui, che, appassionato dell’atmosfera e del fermento artistico di New Orleans, portava a “Doc” grandi musicisti dall’America, aprendo le porte al jazz, al rock e al blues, lui che con Ugo Porcelli, da il via ai primi quiz telefonici, lui che scopre talenti, che firma e conduce programmi in cui si abbandona il vecchio copione per dare spazio all’improvvisazione, quella vera, quella che, lasciandosi andare, è capace di creare percorsi inattesi, formule nuove, estemporanee irripetibili. Ed è proprio perchè legato a questa sua unicità «che nulla di ciò che è stato si ripeterà», hanno ricordato gli ospiti. Forse riproporre oggi “l’altra televisione”, intesa alla Arbore, per rimanere intorno al tema del Festival, potrebbe essere un’utopia.

Oggi e domani con Arbore Oggi, mercoledì, alle 21 sempre al Morlacchi, un altro appuntamento con Renzo Arbore, questa volta insieme a Lillo e Greg, a Massimo Olcese, Adolfo Margiotta, Maurizio Ferrini e in collegamento via Skype Fabio Fazio. Domani, giovedì invece, il gran finale è affidato ad un appuntamento che cerca di marcare le grandi differenze tra la tv di di ieri e quella di oggi: “Tv sformat: la tv sformata”, quella degli show e dei reality, che si impongono come modello omologatore e malato, propenso esclusivamente all’imitazione e lontano da quello che era un modello di intrattenimento sano, capace di creare un’elasticità intellettuale e di creare spazi di creazione, di immaginazione, laboratori di novità. Questo momento di confronto vedrà la partecipazione di Pippo Baudo, Paolo Bonolis, Lucio Presta, Milly Carlucci e naturalmente di Renzo Arbore.

Altri appuntamenti Alle 16 invece un appuntamento dal titolo “La crisi dell’intrattenimento è anche una crisi economica e coincide con la crisi della tv generalista”, si avvarrà di una relazione curata degli studenti dell’Università Cattolica di Milano mostra i dati della decrescita dell’audience nelle tv generaliste in questi ultimi anni. Alcuni manager e produttori tv ne parleranno al Teatro Morlacchi durante l’iniziativa dal titolo “Il gran rifiuto?”. Sono previsti gli interventi, moderati dal giornalista Marco Molendini, di Mario Maffucci (Rai) e Giorgio Simonelli (Università Cattolica di Milano, opinionista di Tv Talk). Il finale di IMMaginario, alle ore 21 sempre al Morlacchi, sarà poi tutto per “Le Iene”. La trasmissione cult di Italia1, tra intrattenimento e inchiesta giornalistica, tra sperimentazioni di linguaggio e satira chiude (per sempre) IMMaginario 2.0. Durante la serata, condotta dalla “iena” perugina Mauro Casciari, interverranno anche Pif, Gip, Filippo Roma, Angela Rapanelli, Marco Fubini, Matteo Viviani, Nadia Toffa e alcuni degli autori della trasmissione.

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