Fiorella Mannoia

di M.Alessia Manti

Sulla t-shirt che indossa c’è scritto «I’m a refugee, I’m black, I’m white, I’m a man, I’m a woman, I’m a believer, I’m an atheist, I’m a human being». E’ il messaggio che Fiorella Mannoia lascia al pubblico del teatro Lirick e l’essenza del suo Sud Tour che ha fatto tappa ad Assisi lunedì.
Musica e sociale per il Sud del mondo Un viaggio musicale – dedicato alla memoria del leader carismatico del Burkina Faso Thomas Sankara, ucciso nel 1987 durante un Colpo di Stato militare – che la cantautrice romana condivide con la sua band e con i ragazzi del Projeto Axè. Un viaggio umano fatto di suoni d’Africa, di sguardi chiamati a scorgere nel vuoto antico. A piedi scalzi, gli occhi vivi di una bambina e le braccia aperte al mondo, con i suoi inconfondibili ricci rossi la Mannoia regala un concerto ricco di colori musicali e spunti di riflessione che si concentrano soprattutto sul valore dell’ugualianza e la rivendicazione dei diritti fondamentali degli esseri umani che ogni nazione dovrebbe garantire e tutelare.

Tra passato, presente e collaborazioni Lo spettacolo è partito timidamente con uno dei pezzi storici del suo repertorio, “I treni a vapore” ma si va subito verso il presente, alle storie, che hanno ispirato l’ultimo disco che si chiama Sud come il tour. “Io non ho paura” e “Se il diluvio scende” scritta con il suo produttore Bungaro. Una canzone col compito di evocare il passato e l’Italia di una volta, quel Bel Paese lontano da come siamo oggi. «Prima le famiglie andavano al mare e ci si guardava negli occhi, mentre i bambini giocavano insieme – commenta la Mannoia -, ora c’è molta più diffidenza. Che cosa ci è successo? O meglio: che cosa ci hanno fatto?”.

Canzoni Le luci si abbassano, tutto il teatro in silenzio per “Dal tuo sentire al mio pensare” e la sempre raffinata cover di “Sally” di Vasco Rossi. 
Un viaggio umano e non solo musicale quello intrapreso da Fiorella Mannoia nella sua ultima fatica discografica. Immancabili successi come “Se solo mi guardassi”, su musiche di Ivano Fossati, “I dubbi dell’amore” e “Luce” scritta da Luca Barbarossa. Bellissima l’interpretazione di “In viaggio” in cui una madre si rivolge alla figlia che sta per lasciare casa, alle prese con il viaggio della vita. Come un vademecum del viandante, una lista di consigli che ogni figlia vorrebbe sentirsi dare. Il sipario non cala mai. Ad intrattenere il pubblico durante il cambio d’abito i suoi dodici musicisti. La Mannoia rientra esibendo un candido abito. Con lei sulle note di “Quando l’angelo vola” cinque ragazzi del progetto Axè, messo in piedi dall’italiano Cesare de Florio per riabilitare alla vita sociale i ragazzi di Salvador de Bahia attraverso la «pedagogia del desiderio».

L’ospite C’è spazio per le sorprese: entra Frankie Hi NRG e a ritmo di capoeira va in scena “Non è un film” scritta con il rapper e vincitrice del premio Amnesty International. Un omaggio a Paolo Conte con “Via con me”, e ancora “Oh che sarà” e “Portami via”, “Quello che le donne non dicono”, “Mio fratello che guardi il mondo” e “Convivere” per poi chiudere con “Il cielo d’Irlanda”. Bis acclamato a gran voce dal pubblico che nel frattempo ha abbandonato le sue poltrone per lanciarsi nel ballo a ritmo di kora.

L’omaggio a Lucio Dalla Prima di congedarsi dal suo pubblico un saluto all’amico Lucio Dalla con “Cara”. E’ uno dei momenti migliori della serata: parecchi spettatori si alzano dai propri posti e si avvicinano a lei, che senza scomporsi esegue questa gemma con il semplice accompagnamento di una chitarra, circondata da un silenzio molto suggestivo. In conclusione un augurio esteso al mondo con “Buontempo”.
 E’ il tripudio. Dopo la scritta ‘Grazie Lucio’ e la relativa standing ovation, torna Frankie Hi-Nrg per il gran finale “Buontempo”, un augurio esteso al mondo. Due ore di grande spettacolo.

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