di M.R.
Il fiocco azzurro sventola sul portone di un palazzo nel quartiere Borgo Bovio di Terni e sulla tavola ci saranno i confetti, nel calore di una casa che non è la propria, ma dove Halyna, in fuga dalla guerra, ha trovato la solidarietà, l’amore e l’accoglienza di Marina e di sua figlia Anna. All’ospedale della città dell’acciaio, in Umbria, venerdì 30 settembre ha dato alla luce il suo terzo figlio.
Dall’Ucraina a Terni Martin è nato alle 14.23, pesa poco meno di 3,4 kg e, come la sua mamma, sta benissimo. È in Umbria dall’inizio del conflitto, che purtroppo ha superato abbondantemente i 200 giorni e provocato migliaia di morti. Nella pancia di Halyna il piccolo è stato al sicuro per nove mesi; gli ultimi sette li ha vissuti a Terni e deve aver percepito l’affetto dei due fratelli più grandi. Il papà è passato a trovarli ogni volta che ha potuto. Ora che Martin è venuto alla luce, l’uomo può lasciare l’Ucraina ma non prima di aver ricevuto l’atto di nascita del figlio; documento che Halyna non potrà ottenere prima di uscire dal nosocomio, quando si recherà all’ufficio anagrafe del Comune. Accanto a lei, in questo momento, anche per un aiuto con la lingua italiana, la donna che la ospita e Luigina, volontaria della Caritas, che alle prime contrazioni l’ha accompagnata al pronto soccorso ginecologico. Un parto veloce e senza alcuna complicazione, tuttavia una delle poche parole pronunciate da Halyna è stata ‘dolore’. Quando i sanitari poi hanno invitato l’assistenza a uscire, lei ha sorriso di nuovo e, percependo l’insofferenza di chi non voleva lasciarla sola, ha fatto cenno di andare e dicendo ‘sto bene’ ha fatto con le dita il segno del cuore per ringraziare. È la stessa che nel 90% dei casi, se le si chiede di cosa ha bisogno, risponde sempre che è a posto e che non le serve nulla. Per i suoi bambini più grandi sa che può contare su chi la ospita e sulla sua amica Giulia, anche lei mamma (hanno raggiunto l’Italia assieme e attualmente dividono lo stesso appartamento).
Una vita che nasce lontano dall’Ucraina Marina, che ha messo loro a disposizione un’abitazione di famiglia, da venerdì mattina non riesce a contenere l’emozione. Ha temuto e atteso questo momento allo stesso tempo, ha guidato Halyna nella burocrazia italiana del sistema sanitario locale per arrivare al parto con tutti gli esami necessari e si è preoccupata di assicurare ai suoi figli un posto a scuola. Così facendo, mentre cercava di darle forza, ne trovava in lei una più profonda, quella che è sempre trapelata dal suo sguardo sereno; occhi che qualche volta hanno probabilmente celato nostalgia per proteggere i piccoli. Nel caso di Martin la storia è quella di una vita che nasce oltre la guerra; nel cuore di Anna, che ha chiesto a sua madre di dare ospitalità ai profughi, è la benedizione di un bambino che rischiava di non nascere; per Marina è la forza di una donna che da sola ha affrontato con estrema dignità situazioni più grandi di lei; per Terni, è un figlio da cullare in nome della solidarietà e dell’accoglienza. Sì, perché rispetto al suo arrivo, oggi Halyna non esclude di poter restare, vivere stabilmente in Italia.
Il futuro in Umbria Suo marito si è già attivato per sfruttare la sua professionalità di autista in loco. La loro casa in Ucraina è salva, ma le prospettive di vita e di lavoro sono pressoché nulle e proprio nel giorno in cui Putin ha dichiarato l’annessione alla Russia di quattro regioni ucraine e Zelensky spinge per l’ingresso nella Nato, il futuro sceglie un’alternativa lontano da quelle terre, lontano dal conflitto. Per ora meglio Terni, qui la sirena di mezzogiorno, alla quale ormai anche i profughi ucraini si sono abituati, è solo il ricordo di bombardamenti passati.
