di Ma.T.

Il terremoto che si scatena sulla Lega Nord ha riverberi fino in Umbria. La procura di Milano ha indagato Francesco Belsito con varie accuse: da truffa ai danni dello Stato ad appropriazione indebita. Emerge un quadro investigativo nel quale si ipotizza riciclaggio di denaro, sottrazione di denaro alla Lega per diversi milioni di euro, transazioni finanziarie che intercettano giri di denaro di cosche mafiose in Calabria, finanziamenti ileciti a società e false fatturazioni, per un totale di tre fascicoli diversi che partono dalla procura di Napoli e si collegano con quella di Milano e di Reggio Calabria.

I dettagli Nel mirino dei carabinieri e della guardia di finanza che martedì mattina hanno perquisito il quartier generale della Lega Nord, in via Bellerio, a Milano, c’è anche la Siram, una società che si occupa di enegia rinnovabile e servizi ambientali, con sede anche in Umbria, a Massa Martana, finita sotto la lente degli investigatori poichè si sarebbe avvantaggiata di finanziamenti, sottoforma di credito di imposta, grazie ai collegamenti con Belsito il quale, per questa presunta responsabilità, insieme Stefano Bonnet (anche questi indagato) dovrà rispondere di truffa ai danni dello stato. Belsito e Bonnet non sono i soli indagati, con loro spunta anche il nome di Paolo Scala e quello di Giordano Franceschini, veneto ma residente a Perugia. Altri imprenditori indagati sono Riccardo De Carlini, la cui posizione in data 8 maggio 2013 è stata archiviata dal gip Dario Gallo,  e Luigi Giannini, residente a Nola. Su di loro indaga il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Antonio Filippini, mentre sul fascicolo napoletano è impegnato anche il pm Henry John Woodcock che, rispondendo ai giornalisti sulla eventuale collaborazione dei leghisti ha risposto: «Certo».

I tronconi di indagine I fatti che vengono contestati al tesoriere nazionale della lega Belsito risalgono al 2010 e vanno fino al 2012. Hanno a che fare con i rimborsi elettorali e quindi con il finanziamento ai partiti. I magistrati napoletani hanno indagato su alcune transazioni finanziarie sospette di cui sarebbero stati protagonisti due uomini d’affari. I binari su cui muove l’indagine a Napoli sono quelli dell’ipotesi di riciclaggio. L’indagine rileva un giro di denaro che sviluppa radici fino in Calabria, vedendo coinvolti du faccendieri legati alla Ndrangheta. Dai collegamenti a queste transazioni e a questi personaggi sono risaliti al nome di Belsito. Su di lui infatti pesa l’accusa di avere fatto transitare dalle casse del partito diversi milioni di euro, che entravano ed uscivano attraverso il giochino delle false fatturazioni, secondo il teorema messo a punto dalla procura. Questo giro di denaro si aggirerebbe intorno alla cifra di 4, 5 milioni di euro. Gli investigatori setacciano anche 18 milioni di euro, risalenti al 2011, destinati alla lega come rimborsi elettorali. In questo caso la procura non avrebbe elementi per dimostrare la conoscenza o la presunta complicità del partito nell’operazione sospetta, pertanto accusa Belsito di appropriazione indebita e falso in bilancio, mentre la posizione del partito sarebbe da considerare come parte lesa.

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