di Barbara Maccari
Si è svolto nella frazione tifernate del Cornetto l’incontro promosso dal Pd in merito alla questione del tabacco. L’iniziativa ha riscosso un grande successo di pubblico, con oltre 200 persone in sala.
Il tema è di quelli delicati: il tabacco e il suo futuro. La coltura è una delle maggiori risorse del territorio dell’Altotevere e sta vivendo un momento di forte crisi, ci sono migliaia di lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro e ci sono altrettanti produttori che non sanno come andare avanti. E’ di qualche giorno fa la notizia della costituzione di Opit, l’Organizzazione Produttori Italiani Tabacco promossa dalla Coldiretti Umbria, per rispondere alle esigenze di un mercato profondamente cambiato rispetto al recente passato. Sulla scia di un’esigenza più volte manifestata dal comparto e dalle istituzioni, Opit ha già obiettivi ben chiari da perseguire. In primis, rendere competitiva la coltivazione del tabacco per garantire un adeguato reddito alle imprese del settore, accorciare la filiera con una contrattazione diretta con le manifatture al fine anche di eliminare i costi aggiuntivi per le aziende, riunificare e razionalizzare la produzione.
La presidente, Marcella Calabresi, presente all’incontro ha spiegato: «L’organizzazione ha un carattere interregionale. Vi aderiscono anche produttori veneti e toscani. Aperta comunque a tutti gli imprenditori agricoli, interesserà prevalentemente la varietà Bright, ma anche Kentucky. Il 2011 nonostante le molte difficoltà registrate, è stato un anno fondamentale per la tabacchicoltura. Per la prima volta la maggiore multinazionale mondiale, Philip Morris, ha deciso di acquistare tabacco direttamente dai produttori con un accordo sottoscritto con Coldiretti che ha garantito volumi, prezzi e durata pluriennale e di fatto ha consentito di dare certezze operative ai produttori stessi. È chiaro che l’accordo da solo non è sufficiente per salvare l’intera produzione nazionale di tabacco».
Anche il presidente della Cia Umbria, Domenico Brugnoni è intervenuto al dibattito: «La questione del tabacco non è soltanto una questione legata all’agricoltura ma è un tema generale, il tabacco è un’eccellenza e per questo va garantita. Per la prima volta quest’anno molti produttori si interrogano se piantarlo o meno, un altro paio di anni così e la produzione si fermerà del tutto. Occorre sicuramente rilanciare il ruolo della filiera e ben venga la riduzione delle associazioni da 6-7 a 2». Alcune risposte sulla materia sono attese per venerdì 23 marzo quando al centro servizi di Città di Castello arriverà il ministro dell’agricoltura, Mario Catania, che ha una lungo curriculum a Bruxelles come esperto di agricoltura nella rappresentanza permanente italiana. Catania dovrà rispondere alle numerose domande degli agricoltori sulla riforma della PAC dopo il 2013, ossia quella che andrà dal 2014 al 2020.
I produttori si aspettano un impegno forte da parte del governo e chiedono soprattutto garanzie per il settore, come ha spiegato il direttore Unitab, Oriano Gioglio: «Chiediamo un impegno importante al governo sulla politica agricola comune e soprattutto sulla riforma. Il ministro è una figura competente in materia e questo ci fa piacere, ma qui servono delle risposte immediate, serve chiarezza e occorrono azioni programmate nel tempo». C’è grande preoccupazione anche nelle parole di uno degli agricoltori presenti in sala, Aldo Spapperi: «E’ da 60 anni che la mia famiglia produce tabacco, è da quando sono piccolo che mi trovo in questo mondo, so cosa significa piantare il tabacco, la fatica che serve per raccoglierlo sotto il sole cocente, sotto la pioggia, so cosa vuol dire fare dei sacrifici insomma. Questo è un momento delicatissimo e di grande difficoltà, molti colleghi non sanno se anche quest’anno pianteranno il tabacco perché i costi sono diventati maggiori dei ricavi, per questo faccio un appello a tutti i soggetti interessati perché se non si raddrizza questa barca farà la fine della Concordia».
Anche Graziano Pedetti, presidente di Legacoop Alimentare, si è inserito nella discussione: «Il tabacco è l’ultima coltura industriale rimasta in Umbria, non ci sono più né pomodori né barbabietole da zucchero. Una riconversione totale del tabacco non è possibile, non ci sono alternative. E’ evidente che serve un fronte comune e un’associazione unica che parli con una sola voce. Ha ragione l’assessore Cecchini a chiederla, in questo momento c’è bisogno di unità tra i produttori, non di divisione».
La gente chiede risposte e la politica ha provato a darle attraverso le parole degli onorevoli umbri Carlo Trappolino e Walter Verini. «Siamo consapevoli della drammaticità della situazione – spiega Trappolino – questo settore paga più di altri la crisi. Il tabacco rappresenta una storia importante e dovrà esserlo anche in futuro. Dobbiamo riaprire la partita col nuovo governo, dobbiamo dialogare col nuovo ministro, soprattutto dobbiamo riprendere il dialogo con le multinazionali».
«Il settore dei tabacchi è un settore agroindustriale strategico per l’Altotevere – dice Verini – come lo è il polo chimico per Terni o l’università a Perugia. Colpire al cuore il tabacco è come colpire al cuore la nostra realtà. Sarebbe bello che quando organizziamo questi incontri vengano coinvolte tutte le realtà, le banche, le imprese, la Chiesa, non deve essere una battaglia settoriale ma generale. E’ importante poi che i produttori si esprimano in una sola, o al massimo due, voci, le divisioni nelle trattative con le multinazionali sono sintomo di debolezza». Le conclusioni sono state affidate all’assessore regionale Fernanda Cecchini: «L’associazione unica è uno strumento ma se non ci aggiungiamo altre azioni non servirà a niente. In Alta Valle del Tevere c’è una forte vocazione per il tabacco e c’è un intero indotto che ci gira dietro, se si blocca ci sarebbero dei grossi danni sull’occupazione. Questi argomenti devono tornare nell’agenda della politica nazionale sennò la Regione da sola non può fare granché, è la politica dall’alto che deve cominciare questa battaglia»

