Il palazzo municipale di Spoleto

di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi

Una tirata di orecchie su un bilancio per certi versi irregolare e per altri azzardato e rischioso. Si potrebbero sintetizzare così la ventina di pagine che la Corte dei Conti ha inviato al Comune di Spoleto sull’ultimo documento economico approvato dal Consiglio comunale, il consuntivo 2010. Una relazione che evidenzia, a margine di uno scambio di carteggi, «le difficoltà gestionali che affliggono l’Ente municipale».

Troppi crediti a rischio inesigibilità A cominciare dai residui attivi che i tecnici del Comune di Spoleto continuano ad inserire nel bilancio nonostante si tratti di crediti di lungo corso e, per questo, a rischio inesigibilità. Cifre non di poco conto, tanto che la Corte parla di una quantità “eccessiva” di residui, per buona parte, immobili da qualche anno. La pratica, nell’eventualità i crediti si trasformassero concretamente in insoluti, si rivelerebbe un boomerang per i conti di palazzo. Continuare a costruire un bilancio con residui attivi che potrebbero non essere mai riscossi, questo il punto focale per la Corte, vuol dire esporre l’Ente a potenziali squilibri economico-finanziari.

«Serve più controllo contabile» E sono proprio i residui, sia attivi che passivi, a portare il bilancio del Comune fuori dai confini tracciati dalla normativa di riferimento. Per fotografare lo stato di salute economico-finanziaria di un qualsiasi ente pubblico il Tuel (Testo unico enti locali) ha definito dieci parametri. Bene, dei dieci comandamenti contabili, il Comune non ne rispetta tre, due indicatori per l’analisi dei residui attivi e uno per quelli passivi. Ed in questo senso la Corte parla di «situazioni di irregolarità che esigono un’attenzione particolare da parte dell’intero sistema dei controlli ed in modo specifico da parte del controllo di regolarità contabile».

«Swap, occorre un fondo a garanzia dei rischi» Sotto la lente della Corte dei Conti finiscono naturalmente anche gli strumenti di finanza derivata, contratti sottoscritti dal Comune anni addietro ma ancora oggi in essere. I risultati degli swap, come noto, sono legati alle oscillazioni del mercato finanziario motivo per cui, ormai da tempo, le Sezioni regionali di controllo della Corte richiamano gli Enti ad organizzarsi per costituire un fondo dedicato. Monito valido, è evidente, anche per il Comune di Spoleto, invitato a individuare risorse utili al fine di «garantire i rischi futuri dei contratti». Non solo. Sull’intero capitolo degli strumenti di finanza derivata la Corte chiede all’Ente maggiore chiarezza, tanto che nella relazione si legge: «L’allegato al bilancio redatto dal Comune sui derivati non è idoneo ad offrire una panoramica completa degli effetti che le operazioni intraprese potrebbero avere sui conti dell’Ente». Ergo: servono approfondimenti.

Mutui e incarichi esterni Non si sorride, poi, neanche di fronte a quei 43milioni, tra mutui e prestiti obbligazionari, che il Comune di Spoleto deve ancora rimborsare. La Corte parla di «un considerevole stock di debito» che rapportato alle entrati correnti accertate «presenta un’incidenza elevata». A chiudere la disamina sono, invece, gli incarichi e le collaborazioni esterne. Su questo fronte la Sezione sottolinea un deficit di programmazione. In altre parole l’Ente è chiamato a tenere fede agli obiettivi fissati e alle cifre inserite in bilancio, evitando di far venire meno la relazione che lega i due aspetti alla rendicontazione e ai relativi risultati finali.

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