
di Ivano Porfiri
Cellule staminali in grado di riparare i cuori danneggiati. Una scoperta talmente rivoluzionaria quella del professor Roberto Bolli, da proiettare il medico e ricercatore perugino, che dal 1978 vive negli Stati Uniti, alla ribalta mondiale. Ma Bolli è un umbro vero, con i piedi per terra e non dimentica le sue origini: «Mio padre era il miglior medico condotto mai esistito in Umbria, gli devo tutto». Ma il suo ricordo è anche amaro. «L’Italia – dice a Umbria24 -? E’ meglio tacere, non cambierà mai».
Chi è Roberto Bolli, 59 anni, è nato a Torgiano e si è laureato all’Università di Perugia. Si è trasferito in Usa quando aveva 26 anni per seguire un corso per ricercatori stranieri al National Institutes of Health. Si è subito distinto, spostandosi a Houston, dove ha iniziato le sue ricerche sui pazienti affetti da attacchi cardiaci. Oggi ha due figli (12 e 7 anni) ed è direttore della divisione di Cardiologia e dell’Istituto di cardiologia molecolare dell’Università di Louisville. Nella sua carriera di ricercatore vanta 337 pubblicazioni, 36 delle quali citate oltre cento volte in altri studi. Ha ricevuto il premio di ricerca «Louis and Artur Lucian» dalla McGill University e il Basic Research Prize dell’American Hearth Association. Nel 2011 il suo istituto ha ricevuto donazioni per 13 milioni di dollari, nell’estate poi è arrivato il prestigioso Program Project Grant da 12,8 milioni. In totale la ricerca di Bolli è stata finanziata con 120 milioni di dollari.
La ricerca rivoluzionaria Bolli ha iniziato con 23 pazienti con il cuore seriamente danneggiato, capace di pompare sangue al 30% della capacità, e che avevano impiantato un bypass coronarico. Il medico ha prelevato tessuto cardiaco dai pazienti, portandolo a Boston al laboratorio di un altro ricercatore italiano, Piero Anversa. Qui Anversa ha isolato le cellule staminali cardiache, poi iniettate nei cuori danneggiati. Il risultato è stato strabiliante: dopo 8 mesi è stato riscontrato un miglioramento del’8% nel pompaggio del sangue, dopo un anno del 12%. Altri studi avevano impiantato cellule staminali cardiache ma Bolli è stato il primo a prelevarle dai pazienti stessi con risultati molto migliori. «Davvero penso che questa sarà una vera rivoluzione nella medicina cardiologica e anche in altri tipi di medicina», dice Bolli. Lo studio, dopo la pubblicazione sulla prestigiosissima rivista medica inglese «The Lancet» lo ha proiettato alla ribalta mondiale, con i media di tutto il pianeta che lo assediano e tantissime lettere di pazienti che vorrebbero sottoporsi alla sua «cura».
Papà Bolli e l’Umbria Il professor Bolli, dall’Olimpo della ricerca non ha però mai dimenticato le sue radici. Il vero punto di partenza per la sua brillante carriera – a suo dire – è stato papà Ezio, alla sua epoca l’unico medico condotto a Torgiano. «Tirava i denti, curava le fratture, faceva nascere i bambini», spiega Roberto. E’ stato il padre a fargli comprendere che «la vita è un miracolo e più la studi e più capisci quanto sia infinitamente complessa».
Si può dunque dire che la sua passione per la medicina sia nata grazie alla storia di quel medico di Torgiano?
«Sì, senz’altro. L’influenza di mio padre è stata decisiva. Mio padre fu certamente il migliore medico condotto che sia mai esistito in Umbria (e forse anche fuori dell’Umbria). Se lui avesse scelto la carriera universitaria, sarebbe stato un luminare, molto migliore di quelli che avevano fatto strada all’Università di Perugia al suo tempo. Fu il suo esempio di medico esemplare che mi attrasse e diresse alla medicina. Inoltre, la sua dedizione totale alla professione come una missione quasi sacra mi insegno’ il valore dell’impegno totale e di dedicare tutte le mie energie e le mie qualità alla mia professione».
Quanto le è rimasto, in positivo e in negativo della sua terra d’origine?
«Di positivo mi è rimasta l’ammirazione per la bellezza straordinaria dell’Umbria, per la serenità raccolta dei suoi paesaggi, per la pace dolce delle sue colline e dei suoi campi, per il fascino dei suoi paesini medievali. Assisi di notte è una delle cose più suggestive che si possano provare. I panorami che si aprono da Bettona, da Miralduolo, da Montefalco sono indimenticabili. Per quanto riguarda il negativo, le chiedo di concedermi il silenzio. Quello che dovrei dire del sistema italiano non sarebbe piacevole ma sopratutto non servirebbe a niente. Il sistema non cambierà mai. Perciò, sia solo silenzio».
Torna spesso in Umbria? Lei ha due figli: conoscono i luoghi della sua infanzia?
«Sì, torno a Perugia ogni anno con la famiglia. I miei figli conoscono bene Torgiano, Perugia, Assisi, e i dintorni. Naturalmente, la loro meta preferita è la pasticceria Sandri a Perugia».
Presenterà il suo studio in Italia? Ha una stima di quante persone potrebbero beneficiare qui delle sue scoperte?
«Non so se presenterò la mia ricerca in Italia. E’ difficile per me viaggiare all’estero per via dei molti impegni che ho. Ci sono milioni di persone con insufficienza cardiaca che potrebbero beneficiare delle cellule staminali che sto studiando. Se le cellule funzionano come noi pensiamo (e speriamo), questa sarebbe la scoperta più importante mai fatta in medicina cardiovascolare durante la mia vita».
