di Daniele Bovi
Anche nei primi tre mesi del 2012 saranno, ancora una volta, i meno tutelati a pagare il conto della «crisi», delle «ristrutturazioni» operate dalle aziende e della contrazione della domanda. Secondo le previsioni del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro in Umbria, nei primi tre mesi del 2012, quasi un contratto su due di quelli a tempo determinato non verrà rinnovato. Per la precisione il 46% di coloro che hanno un rapporto lavorativo a tempo, contratti perlopiù in mano a giovani, dovrà cercarsi un altro lavoro.
Numeri da brivido Nel complesso, secondo i dati pubblicati giovedì mattina, le previsioni delle aziende umbre parlano di 1.830 ingressi e 3.360 uscite. Di queste, come detto, il 46% riguarda contratti a tempo determinato mentre solo il 15% è relativo a pensionamenti. Il saldo quindi è negativo per 1.530 unità. Oltre 1.500 persone in meno nel mondo del lavoro che si traducono in un calo dell’occupazione dello 0,9%, lo 0,2% in più rispetto alla media italiana. Le proporzioni sono assai simili in tutte e due le province della regione. A Perugia a fronte di 1.410 ingressi ci saranno 2.590 uscite (46,3% in scadenza di contratto, 16,8% i pensionamenti). A Terni 420 saranno le assunzioni secondo le previsioni delle imprese e 770 le uscite. La contrazione dell’occupazione riguarderà proprio le piccole imprese, quelle con meno di 50 dipendenti, e in particolar modo quelle con meno di dieci che rappresentano l’esempio «classico» del polverizzato tessuto industriale della regione.
Contratti rinnovati Analizzando le «entrate» nel mondo del lavoro non c’è comunque da rimanere allegri. Il primo trimestre dell’anno è infatti quello, tradizionalmente, in cui vengono rinnovati i contratti scaduti in dicembre. Le previsioni nazionali parlano di oltre 152 mila assunzioni, contro le 92 mila degli ultimi tre mesi dello scorso anno. L’incremento, strettamente congiunturale, non riflette però un miglioramento del mercato del lavoro, che, anzi, dalla seconda metà del 2011 ha mostrato un progressivo peggioramento. Il 34% dei contratti sarà a tempo indeterminato, mentre quelli a termine saranno il 56%. L’apprendistato coprirà invece il 6,4%. Oltre 227 mila saranno invece le uscite, che valgono un calo dell’occupazione dello 0,7% marcato soprattutto nei settori del turismo, del commercio e delle costruzioni.
Under 30 Un dato positivo, a livello nazionale, è quello che riguarda l’assunzione di under 30. Oltre 52 mila (il 34% del totale) saranno infatti, almeno stando alle previsioni, i giovani che entreranno nel mondo del lavoro nel primo trimestre dell’anno. Le occasioni riguarderanno, perlopiù, lavori a basso tasso tecnico-scientifico come commessi, cuochi, camerieri, personale di segreteria, operai metalmeccanici ed edili e addetti alla gestione dei magazzini.
Cosa spinge ad assumere La motivazione che spinge il 44% delle imprese che assumeranno è innanzitutto la necessità di sostituire dipendenti in uscita (temporanea o meno), di riattivare contratti in scadenza o di prevedere una stabilizzazione del lavoratore rispetto a una precedente forma contrattuale «atipica». Per un 12% delle imprese, le assunzioni sono invece legate esclusivamente ad attività o lavorazioni stagionali. Da registrare comunque, tuttavia, la quota di imprese che ha programmato assunzioni per far fronte a un picco di domanda (32% circa, con un 40% nell’industria).

