di D.B.
Il fiume di proteste e polemiche a proposito della «tassa sui pozzi» costringe Umbra Acque ad una parziale marcia indietro. Il presidente della società Enrico Menichetti infatti, con una nota, comunica che «allo stato ritiene opportuno sospendere le richieste di incasso dei suddetti conguagli». Chi non paga quindi non sarà considerato moroso. I «suddetti conguagli» altro non sono che i cinquemila bollettini inviati in questi giorni ai proprietari di pozzi privati ai quali si chiede di saldare, per gli anni che vanno dal 2007 al 2011, la tassa sullo scarico in fognatura dei pozzi privati. Gli utenti, inferociti, stanno chiedendo spiegazioni all’azienda mentre i sindaci sono sul piede di guerra.
I sindaci sapevano Visto il clima, Umbra Acque opta così per uno stop momentaneo dopo aver specificato che si tratta di «somma dovuta» in base a provvedimenti nazionali e locali come la delibera dell’Ato del dicembre 2002 e la relazione illustrativa che l’accompagnava. Insomma, una tassa conosciuta e approvata dai sindaci di allora. Leggendo la delibera del 2002 l’espressione «pozzi privati» non compare mai bensì, se l’interpretazione del burocratese è corretta, si fa riferimento al fatto che la tariffa tiene conto «dei costi fissi e/o accessori con riferimento alle deliberazioni Cipe afferenti in materia». Quelle deliberazioni alle quali Menichetti nella nota si richiama. «Conseguentemente – scrive ancora Menichetti – ci siamo doverosamente adeguati a tali provvedimenti, peraltro già applicati in altri Ambiti territoriali, chiedendo agli utenti dei “pozzi privati” il recupero della quota fissa per l’ultimo quinquennio, non soggetto a prescrizione».
LA DELIBERA APPROVATA NEL 2002
Difetto di comunicazione La società invece si cosparge il capo di cenere per quanto riguarda le modalità di comunicazione: «Riconosciamo – è scritto – il difetto di comunicazione e informazione e di questo ci scusiamo formalmente con i sindaci dei comuni serviti e con gli utenti interessati». Ora spetterà ad Umbra Acque e ai Comuni trovare la soluzione, con la prima pronta a ulteriori rateizzazioni della bolletta oltre quelle già previste e in attesa che i sindaci, scrive ancora Menichetti, facciano le scelte che «riterranno di adottare in materia. Scelte – precisa – alle quali, come sempre abbiamo fatto e faremo, ci atterremo».
LA LETTERA DEL PRESIDENTE MENICHETTI
Gent.mo Dott. Bovi (e p.c. Gent.mo Direttore),
con riferimento all’articolo pubblicato oggi pomeriggio sul Vs. sito intitolato
Tassa sui pozzi, Umbra Acque sospende le bollette. Poi le scuse ai sindaci: «Ma l’hanno approvata»
avrei piacere di sapere:
a) da dove ha tratto l’affermazione: “Ma i sindaci l’hanno approvata” attribuita nel titolo alla Società;
b) come si fa a dire nell’articolo che “i Sindaci sapevano”.
Il testo integrale del comunicato che ho redatto personalmente (pubblicato sin da ieri sul sito istituzionale www.umbraacque.it) è chiaro e non presenta affermazioni di tale tenore che non non ho mai scritto nè pronunciato, per il semplice fatto che non rispondono al vero. Tanto poco i Sindaci sapevano, che il sottoscritto, per conto della Società, ha chiesto formalmente scusa per non aver comunicato/informato i Sindaci ed i cittadini interessati dell’applicazione dei conguagli.
Trattandosi di tema delicato e complesso, confido in una tempestiva rettifica del Suo articolo.
Cordiali saluti
LA NOSTRA RISPOSTA
Gentile presidente, il titolo è necessariamente una semplificazione di una questione, come da lei sottolineato, assai complessa. Riguardo al primo punto l’espressione «ma i sindaci l’hanno approvata» deriva dalla semplice lettura del suo comunicato. Mi spiego: basandosi la tassa su provvedimenti nazionali e locali come la delibera di Ato da lei citata, ed essendo una delibera di Ato un provvedimento votato dai 39 sindaci che lo compongono, è evidente che i sindaci l’hanno approvata. I sindaci, beninteso e come scritto a chiare lettere, «di allora» e non del 2011. Nell’articolo ci pare di manifesta evidenza il fatto che i sindaci del 2002 non possono essere quelli attualmente in carica che non conoscevano i risvolti del provvedimento del 2002. Che poi i sindaci di allora, vista la complessità, abbiano approvato un atto del quale non conoscevano fino in fondo ogni risvolto, è un altro paio di maniche. Riguardo al secondo punto, si tratta di un banale titolo di un paragrafo dell’articolo, peraltro non virgolettato a nessuno. E, anche, qui, è scritto chiaramente che si tratta «dei sindaci di allora» che il lettore sa chiaramente distinguere da quelli del 2011.
Cordiali saluti
Daniele Bovi

