Pat Grossi alias «Active Child»

di Ivano Porfiri

Il videoclip è recente, ma l’ispirazione a Pat Grossi, alias Active Child, viene da lontano. «La canzone è stata ispirata pressocché letteralmente dai miei ricordi di quando mi rifugiavo di notte in una chiesa abbandonata a Perugia». La canzone si chiama «I’m in your church at night», il suo autore viene da Los Angeles e le sue atmosfere vengono paragonate addirittura ai Pink Floyd di «The Dark Side of the Moon». Ma prima di diventare un autore di culto della scena elettronica americana è stato, come tanti, uno studente all’Università per Stranieri di Perugia.

Quella notte in chiesa In alcune interviste a riviste statunitensi, Grossi ha raccontato come è nata la canzone. «Durante la primavera 2005 ho studiato a Perugia. Stavo in un piccolo appartamento con altri studenti appena sotto le mura fortificate della città. Sulla strada per l’università ogni giorno passavo davanti a questa bellissima chiesa dove stavano facendo dei lavori, solo che non c’era mai nessuno». Su questo particolare, il musicista è sarcastico: «Gli italiani tendono, di solito, a scioperare o a fumarsi una sigaretta». Così, con il campo libero, «una notte con un gruppo di miei amici – continua Grossi – abbiamo deciso di sgattaiolare dentro. Da quella notte e da quelle seguenti è nata l’ispirazione per la canzone». L’artista spiega che il testo segue i movimenti del gruppo che si arrampica su una recinzione metallica e entra attraverso una piccola porta laterale. «Una volta dentro – racconta – abbiamo scoperto che l’intero soffitto della chiesa era andato distrutto, lasciandoci così la vista del cielo stellato. Per gran parte della notte abbiamo esplorato l’oscurità in silenzio con solo le stelle e i display dei telefonini a fare luce. I pavimenti erano sporchi di sterco di piccioni, così come i sarcofagi di cardinali, vescovi e preti vissuti secoli prima che io fossi nato». Poi la scintilla magica. «Quasi all’alba ci siamo raccolti al centro della chiesa e ci siamo sdraiati guardando le stelle, con le massicce pareti di vetro macchiato che s’innalzavano intorno a noi e, istintivamente, uno alla volta, abbiamo tutti iniziato a cantare. Un gruppo di amici, un paio di bottiglie di vino e il sacramento di tenersi per mano e cantare. E’ stata una notte surreale e le notti seguenti in cui vi siamo ritornati non è mai più stata la stessa cosa».

Questo il video, diretto da Petro Papahadjopoulos, che cattura in pieno l’atmosfera di quella notte perugina.

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