La memoria del passato è uno strumento da utilizzare nel presente, perché, come ha detto Luca Diotallevi, presidente dell’Azione Cattolica di Terni, «oggi se non tornano i manganelli sta tornando l’indifferenza». E quell’indifferenza va combattuta, anche attraverso lo studio della storia e della sua pagina più buia, la Shoah. Questo è stato il senso dell’iniziativa Per non dimenticare promossa da un ampio cartello di associazioni e sindacati ternani (Acli, Anpi, Arci, Progetto Mandela, Cgil, Cisl e e molte altre) il 30 gennaio al Cesvol. Oltre 150 persone hanno partecipato all’inziativa aperta con al proiezione del documentario La liberazione del campo di Bergen Belsen.

Per non dimenticare L’olocausto, le persecuzioni, le leggi razziali sono parte della storia italiana, per quanto spesso si tenti di rimuoverlo, e anche della storia locale, come ha sottolineato lo storico Angelo Bitti. Anche il fascismo ternano, infatti, sposò senza esitazioni la svolta razzista del regime e la persecuzione degli ebrei, sebbene quelli presenti in città fossero solo poche decine: «La memoria è precondizione per difendere la dignità delle persone – ha detto Riccardo Marcelli, segretario della Cisl Umbria – a partire dai luoghi di lavoro. Dobbiamo batterci per la coesione sociale, per una nuova idea di noi, che non escluda l’altro». Secondo Gianna Fracassi, vicesegretaria della Cgil nazionale, però, «qualcosa sta cambiando, lo si percepisce – ha aggiunto , concludendo l’iniziativa – ci sono dei segnali importanti di risveglio delle coscienze, dei semi che cominciano a germogliare. Penso alle tante persone che per tre giorni hanno manifestato sulla costa a Siracusa, per chiedere che quei 47 esseri umani venissero fatti sbarcare. La storia non si replica mai allo stesso modo – ha concluso Fracassi – ma i valori negativi che stanno dietro certe scelte sono sempre gli stessi e affondano nell’allargamento delle disuguaglianze. È intorno al lavoro allora che si può e si deve ricostruire un noi veramente inclusivo».

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