Consentirà «interventi più precisi e sicuri» la nuova strumentazione tecnologica in dotazione al reparto di Chirurgia dell’ospedale di Città di Castello. In particolare, secondo quanto riferisce la Usl Umbria 1, il nosocomio «è la prima struttura pubblica italiana a dotarsi di un nuovo sistema tecnologico di chirurgia laparoscopica ad altissima definizione». «Si tratta – sottolinea Andrea Casciari, direttore generale della Usl Umbria 1 – della tecnologia più avanzata a livello mondiale e la prima disponibile in un ospedale pubblico italiano. Un investimento che si inscrive nell’opera di potenziamento dell’ospedale di Città di Castello e che sposa le caratteristiche peculiari dell’attività del reparto di Chirurgia, da sempre caratterizzato per l’adozione estensiva delle metodiche chirurgiche mini invasive più avanzate. Nel dettaglio, si tratta di una serie strumenti integrati con una definizione delle immagini quattro volte superiore rispetto agli strumenti fino a oggi in uso, che consentono di visualizzare i tessuti interni distinguendo le singole strutture anatomiche in maniera estremamente più precisa».
I numeri «Come è noto – spiega il dottor Maurizio Cesari, direttore del reparto – le tecniche mini invasive hanno rivoluzionato la chirurgia negli ultimi 25 anni, portando a un miglioramento dei risultati associato a una netta riduzione del trauma chirurgico. A Città di Castello le percentuali di utilizzo sono fra le più alte in Italia sia per patologie più abituali per la tecnica laparoscopica, sia per le patologie oncologiche dove invece, altrove, spesso risulta ancora modesto. In particolare, secondo dati ufficiali del Ministero della Salute, la percentuale di chirurgia mini-invasiva/laparoscopica per i tumori del colon è del 93% a Città di Castello contro una media nazionale del 35%, con risultati che portano a una mortalità che è circa la metà di quella nazionale. Ancora più marcato è il divario nella chirurgia dei tumori gastrici, purtroppo particolarmente frequenti nell’Umbria settentrionale, dove a fronte di un utilizzo della laparoscopia superiore al 90% nel nostro ospedale, risulta una percentuale media del 5% nel resto del paese, anche in questo caso con risultati nettamente superiori in termini benessere post operatorio e mortalità ridotta drasticamente rispetto alle medie nazionali».
