Tutto quel sangue e quelle tremende ferite possono solo suggerire quanto Meredith deve aver patito prima di morire la sera del primo novembre 2007. Li avrà pregati di smettere? Avrà chiesto di lasciarla vivere? Impossibile non farsi queste domande guardando le atroci foto del cadavere di Meredith Kercher quando venne trovato in camera sua quel due novembre di quattro anni fa. La proiezione in aula ha lasciato di stucco i presenti all’udienza di oggi (martedì) al processo d’appello ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito. A proiettarle il legale della stessa famiglia che poi ha chiesto scusa per non aver fatto uscire il pubblico come invece ha fatto sempre in precedenza. Quelle foto lasciano il segno in chi le vede. Quelle foto sono servite a dimostrare che questa non è una fiction, come ha denunciato l’avvocato. Quelle foto, così crude, sono servite a riportare l’attenzione di tutti sulla vittima. Amanda e Raffaele non hanno mai alzato lo sguardo per guardarle.
Come una partita di calcio «Manifesto una preoccupazione enorme, imponente, che in questi giorni si è fatta pesantissima. Ci sono stati toni violenti, insopportabili non per ciò che è successo in aula, ma fuori si sono creati schieramenti contrapposti simili a una partita di calcio». Aveva detto l’avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher iniziando la sua arringa di parte civile e riferendosi alla pressione mediatica sul caso.
Processo mediatico Prima delle foto del cadavere, Maresca aveva fatto proiettare sullo schermo la foto di Meredith sorridente. «Sono passati 4 anni – ha sottolineato – da quando Meredith è stata sgozzata a casa sua. Ricordate, a casa sua, vicino al suo letto, dove ognuno di noi pensa di avere il massimo rifugio». Il legale ha rimarcato di chiedere «una giusta sentenza». «Nel primo grado – ha aggiunto – chiedevamo anche la verità, ma per noi la verità è stata raggiunta con tre sentenze definitive per Rudy Guede che collocavano tre persone sulla scena del crimine». Ma secondo l’avvocato, intorno al processo «c’è stata una caratterizzazione politica, sociale. Che processo è – si è chiesto – quello sulle carte o quello sui giornali? Il cittadino della strada dice: sono colpevoli ma li assolveranno perché si sono mossi gli Stati Uniti, il clan Sollecito, il clan Knox». Detto ciò, l’avvocato Maresca ha dichiarato una «totale fiducia» da parte della famiglia Kercher verso i giudici. «Siamo certi – ha concluso – che tutta questa pressione ambientale non vi smarrisca, non vi tocchi, siamo sicuri che la decisione arrivi unicamente dal libero convincimento del giudice, come prevede il codice».
Come la mafia «Meredith Kercher è stata sgozzata come negli omicidi di mafia. Si sgozza per un torto subito. Il suo unico torto è stato quello di aver incontrato i suoi assassini dentro casa sua». «Meredith è stata sgozzata ed è stata oggetto di quaranta e più lesioni – ha detto il legale -. Vi mostro queste foto – ha detto durante la proiezione- per farvi vedere le sofferenze di questa ragazza mentre moriva». Maresca ha poi sottolineato che per «la sofferenza della famiglia Kercher non la si paga con la moneta» e ha ricordato che Mez «bella e nel pieno delle sue forze» era venuta a Perugia per studiare.
Due infami: che autogol «E’ inquietante che in questo processo abbiamo tutti noi dedicato una intera giornata ad ascoltare 2 infami: Luciano Aviello e Mario Alessi». Lo ha detto il legale di parte civile della famiglia Kercher, Francesco Maresca, durante il suo intervento nel processo di appello ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher. Il pentito Luciano Aviello, che in aula ha riferito che ad uccidere Meredith sarebbe stato suo fratello, e l’assassino del piccolo Tommaso Onofri, Mario Alessi, che ha riferito alla Corte di aver raccolto da Rudy Guede delle confidenze in carcere secondo le quali ad uccidere Mez sarebbe stato un amico dell’ivoriano e i due ex fidanzatini sarebbero del tutto estranei al delitto di via della Pergola, sono stati sentiti come testimoni nel processo di appello su richiesta delle difese. «E’ a mio avviso un autogol processuale difensivo enorme – ha detto Maresca -. Sono stati chiamati due testi a sostenere due cose diverse». «Alessi – ha detto ancora il legale – ha ammazzato un bambino e, quando gli ho mostrato la sua fotografia, lui ha detto di non conoscerlo. Noi parliamo della morte di Meredith Kercher e dobbiamo sentire per un giorno intero l’infame Alessi depositario di una nuova verità processuale. E secondo le difese dovremmo anche credergli. E’ assolutamente inquietante che la verità sulla morte di Meredith Kercher possa venire da un individuo come Alessi».

