Il castello di Forte Cesare

di Sebastiano Pasero

La maledizione di Forte Cesare torna a colpire il Comune di Amelia. Tenendo fede a quella scritta che, all’interno del cortile del palazzo in rovina, augura uguale sorte agli amministratori comunali. E pensare che Forte Cesare per il Comune è stato una donazione che, incapacità, contiguità e pressappochismo, hanno trasformato in una serie infinita di grattacapi. Una sciagura che dura da decenni e che non si affievolisce neanche ad oltre dieci anni dalla vendita a una società privata.

Sentenza Unicoop La grande tenuta agricola, sormontata da un palazzo fortificato di rara bellezza, donata dal filantropo Angelo Ciatti “per l’istruzione del popolo”, è sempre e comunque protagonista delle vicende amministrative e politiche di Amelia. Non bastava l’abbandono degli anni ’80 che ha portato gravissimi danni all’immobile, i guai giudiziari degli anni ’90, ora arriva il conto che rischia di essere il più pesante.Sulle casse comunali si è abbattuta una sentenza che riconosce ad Unicoop Tirreno quasi 600 mila euro per una controversia che risale agli anni ’90 in merito alla gestione di Forte Cesare. Una cifra che potrebbe mandare definitivamente in tilt i già precari equilibri del Comune.

La preoccupazione è bipartisan Si dice preoccupato l’assessore al Bilancio Antonella Sensini: «Vicenda che viene da lontano ma che rischia di essere di strettissima attualità». Allarga la sua preoccupazione a tutto il bilancio dell’Ente, il capogruppo dei Cinque Stelle Gianfranco Chieruzzi: «Se ci sarà conferma, il default, purtroppo, è assicurato. Il bilancio nell’ultimo esercizio si è chiuso grazie esclusivamente al bonus sull’efficientamento energetico e al composizione di una controversia, in questo caso a vantaggio del Comune. Sulla parte corrente è stato tagliato tutto, al tal punto che non ci sono neanche duemila euro per l’affitto del centro dell’impiego, ora chiuso».

La maledizione L’ultimo capitolo della maledizione di Forte Cesare parte da lontano. Il bene non è mai stato un punto di forza per il Comune di Amelia. Eppure il professore Angelo Ciatti nel 1922 morì convinto di che lasciando più di 300 ettari, alcuni casali e un palazzo che per secoli ha custodito stratificazioni romane, bizantine, medievali e settecentesche, avesse dato una mano sostanziosa al sistema formativo di Amelia. Ma già nel Dopoguerra iniziarono i guai. Il Comune di Amelia mise sostanzialmente la tenuta che, dal punto di vista amministrativo si trova nel territorio del Comune di Montecastrilli, nelle mani del Molino Cooperativo. La cooperativa agroalimentare per anni vicinissima alle amministrazioni di sinistra che si sono succedute. La Cooperativa si concentra nella gestione dei terreni. Alla fine degli anni ’70 il palazzo è già in rovina, i suoi arredi, compreso quelli della chiesa adiacente, vanno dispersi, lo smantellamento è sistematico, andando ad ingrossare il mercato dell’antiquariato parallelo. Lasciano Forte Cesare persino le porte decorate, i cammini monumentali, i fregi. Nel 2005 il Comune riesce finalmente a liberarsi di un patrimonio di 30 mila metri cubi di edifici circondati da uliveti, boschi, campi di grano. Un patrimonio che è diventato motivo di imbarazzo per lo stato di abbandono e che viene rilevato da una società privata che ha grandi progetti nella ricettività di lusso, corredata da un campo da golf da 18 buche. Un investimento cospicuo che però, almeno al momento, non è ancora partito.

Storia di guai Non conoscono sosta invece i guai per il Comune. Nel frattempo, nel 1995, il Molino Cooperativo è fallito, lasciando, tra le tante disgrazie, anche un ginepraio nell’amministrazione di Forte Cesare. Uno dei filoni più trafficati dal punto di vista legale è quello delle migliorie. Il Molino Cooperativo nel corso degli anni ha pagato al Comune poche centinaia di migliaia di lire di canone annuo. Ha investito, però, sulla tenuta ristrutturando due casali, realizzando stalle e laghetti per l’irrigazione, bonificando alcuni appezzamenti di terreno. Per questo successivamente bussa cassa al Comune. E’ sempre il Molino Cooperativo a cedere il valore economico di quelle migliorie da ad altre cooperative, confluite in Unicoop Tirreno.

Bilancio vulnerabile La sentenza riapre il fuoco sui conti pubblici. «Nell’ultimo consiglio comunale – dicono i Cinque Stelle – abbiamo posto in evidenza quelli che consideriamo dei punti di grande vulnerabilità del bilancio che finora si è retto sulle anticipazioni di cassa e su una serie di entrate una tantum che già dal 2018 non ci saranno più. La stessa emissione della cartelle esattoriali sembra più che altro uno strumento per far quadrare i conti più che per incassare interamente quanto preventivato. D’altronde introitare è un alto punto debole di questa amministrazione che non riesce a farsi dare il dovuto neanche dal Servizio Idrico o dalla Regione. Sempre sul fronte entrate ci sono voci poi, che hanno dell’incredibile, come i 107 mila euro in tre mesi per le violazioni alla Ztl: possibile che ci siano 1.500 multe su una popolazione di 12 mila persone?».

La versione del Comune Suona uno spartito, almeno in parte, diverso l’assessore Antonella Sensini: «Non neghiamo l’eredità che arriva dal passato, ma abbiamo dimostrato ai Cinque Stelle che gli indicatori del bilancio sono sensibilmente migliorati grazie al lavoro di questa amministrazione. Un impegno a 360 gradi: anche gli una tantum non sono piovuti dal cielo. Certo se ci mettiamo carichi inaspettati, come contenziosi che non hanno visto accantonamenti in bilancio, la situazione potrebbe precipitare. Al momento dobbiamo ancora capire se siano possibili ulteriori passaggi giudiziari». La maledizione di Forte Cesare è sempre in agguato, solo la scritta che augura uguale sorte agli amministratori comunali si è sbiadita.

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