Alessandra Paciotto

In vista delle elezioni amministrative del 10 giugno 2018, Umbria24 proporrà contenuti specifici per i comuni al voto, nel tentativo di fotografare bisogni e necessità delle comunità e delle forze economiche. Di seguito l’intervista ad Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Spoleto. 

I CANDIDATI AL CONSIGLIO
TULLI DI CONFINDUSTRIA / BARBANERA DI CONFCOMMERCIO
DEBACLE 5 STELLE

di Chiara Fabrizi

Quali sono le tre misure prioritarie per Spoleto su cui Legambiente impegnerebbe il prossimo sindaco?
Se i dati socio economici registrano una situazione preoccupante per tutta l’Umbria, sicuramente la maglia nera spetta a Spoleto, che più tutte di altre città dell’Umbria paga il prezzo più alto per la crisi del sistema economico produttivo locale, ma anche per la mancanza di una visione, di una strategia lungimirante. Una situazione che inevitabilmente influisce sul tessuto sociale e culturale della città. Spoleto secondo noi, ha bisogno di un Patto Sociale basato sulla sostenibilità e che consideri come inscindibili e strettamente legati la dimensione ecologica, quella economica e sociale dello sviluppo del territorio di Spoleto. Cosa vuol dire? Che l’ambiente non deve essere l’etichetta da porre sui programmi elettorali dei candidati sindaci, ma la chiave per ripensare il futuro della città. Agenda 2030, l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e l’attuazione della Strategia nazionale per lo Sviluppo Sostenibile devono essere i punti di riferimento del governo della città, perché fare scelte sostenibili nei processi produttivi e nei consumi, aumentare l’efficacia e l’efficienza del sistema, contribuire al benessere dei cittadini, alla conservazione e alla valorizzazione del capitale naturale e culturale, può favorire l’uscita dalla crisi. Di lavoro da fare ce n’è tanto e scegliere tre priorità non è facile. Per ripartire e dare una prospettiva alla città bisognerebbe cominciare dall’occupazione da riconversione ecologica delle attività produttive, del commercio e dei servizi: favorire anche attraverso incentivi e misure fiscali l’insediamento di aziende innovative, a basso impatto ambientale. Analogamente, va tenuta sempre presente, nelle numerose vertenze del nostro territorio, la possibilità che si apre, anche in termini di accesso a finanziamenti, con la “riconversione ecologica”, ovviamente mantenendo gli stessi livelli occupazionali; la rigenerazione urbana e culturale: sia le periferie, che i centri storici della città e delle frazioni vanno ripensati insieme ai cittadini. Intorno al recupero di molti edifici abbandonati e fatiscenti e all’utilizzo di contenitori culturali e sociali, va promosso il protagonismo dei cittadini attraverso processi di partecipazione finalizzati a ricostruire comunità dinamiche che riconnettano la coesione fra persone, molto fluidificata nell’ultimo decennio. A questo scopo andrebbe anche ripresa l’idea di circoscrizioni di zona/quartiere e consulte cittadine che agevolino la circolarità delle idee, la condivisione di valori comuni e la partecipazione alla vita pubblica e collettiva. La ricostruzione post sisma sarà la grande occasione per avviare un piano di rigenerazione urbana, a cominciare dalla messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, per ripensare spazi e anche l’assetto urbanistico. Una criticità sulla quale si dovrà misurare presto la nuova amministrazione sarà anche il recupero urbanistico della Scuola Dante Alighieri ormai inagibile e che valutazioni a nostro modo di vedere superficiali hanno portato a delocalizzare in un’altra area della città. Strettamente legata alla precedente, la mobilità e il trasporto ferroviario – riorganizzare e rendere efficace ed efficiente la mobilità urbana, favorendo e portando a termine la pedonalizzazione di ampie aree della città, migliorando i collegamenti tra la periferia e il centro storico. Intervenire perché venga portato a termine il raddoppio della linea ferroviaria Orte Ancona, nel tratto Spoleto Terni, accantonando definitivamente ogni ipotesi di nuova viabilità stradale o completamento di progetti costosi, inutili e dannosi. Puntare su mobilità dolce e sostenibile e rete ferroviaria vuol dire intervenire sul benessere e la salute dei cittadini, ridurre i consumi energetici e le emissioni in atmosfera, collegare finalmente Spoleto con le grandi arterie ferroviarie del paese. Ce ne sarebbe un’altra di priorità, un tema su cui tutte le amministrazioni precedenti si sono scarsamente impegnate e che necessita di un urgente balzo in avanti, la gestione dei rifiuti, rispetto alla quale non sono più ammesse giustificazioni e scaricabarile di nessun tipo, tra amministrazioni e gestori. Gestire bene il ciclo dei rifiuti è possibile, con alte percentuali di raccolta differenziata, alta qualità delle frazioni merceologiche a cominciare dall’organico, con la riduzione drastica dei conferimenti in discarica, della produzione di rifiuti e la promozione degli acquisti verdi. Coinvolgendo e premiando cittadini, imprese, operatori turistici virtuosi. Avviene in molte parti d’Italia, avviene già a Terni, a Narni e in molti altri comuni della provincia di Terni.

Ci sono dei progetti di medio periodo che vorreste iniziare a discutere da subito con la futura amministrazione?
Si, c’è un tema che non piace alle amministrazioni, quello della riduzione del consumo di suolo, ma che crediamo debba entrare nell’agenda politica di questa città. Basta dare uno sguardo dalla Rocca alla vallata per osservare quanto è stata profondamente trasformata e letteralmente “spolpata” dalle politiche urbanistiche e di governo del territorio di amministrazioni interessate a puntare su progetti improbabili piuttosto che su norme a tutela della salvaguardia del suolo e del paesaggio. Ferite ben visibili, come la cava dell’Ippodromo di Poreta, le lottizzazioni incoerenti realizzate un po’ ovunque e a macchia di leopardo. Non dobbiamo dimenticare che l’Umbria è una delle tre regioni dove c’è la più alta densità di superficie complessiva della grande distribuzione (591 metri quadrati ogni mille abitanti). Una regione caratterizzata da un «modello nord» di distribuzione, con una rete molto sviluppata, dove le superfici di media e grande distribuzione superano la metà di quelle di vendita complessive. Una padanizzazione dell’Umbria evidente anche a Spoleto dove i capannoni commerciali e industriali si susseguono senza sosta e dove nonostante molti siano rimasti vuoti per la crisi economica, si continua a costruirne degli altri.

Quale deve essere il profilo del futuro assessore all’Ambiente? E se dovesse dargli un consiglio quale sarebbe?
Ancora oggi l’assessorato all’ambiente è considerato un ruolo di secondo piano, lo strapuntino da mettere a disposizione per assicurarsi maggioranze più solide. Secondo noi invece è uno dei ruoli strategici di un’amministrazione lungimirante. Occuparsi di ambiente vuol dire avere un approccio multidisciplinare e multisettoriale: avere a cuore il benessere dei cittadini, impegnarsi per trovare soluzioni alle emergenze locali e nello stesso tempo avere lo sguardo lontano per affrontare le sfide globali, dalla crescita esponenziale delle disuguaglianze, tra persone e tra paesi, all’impoverimento delle risorse naturali. Vuol dire occuparsi di sviluppo economico, di pianificazione territoriale, di promozione territoriale, di stili di vita, di educazione, formazione, salute. Tutte questioni che vivono in un complesso sistema di interdipendenza che necessitano di una visione ecologica, basata su un approccio relazionale. Una visione profondamente contrapposta alla concezione a compartimenti stagni di cui la politica, soprattutto quella locale, ancora oggi è succube. Quindi non possiamo che auspicare un radicale cambio di rotta: non un assessore all’ambiente, ma un’intera amministrazione che abbia l’ambiente al centro del proprio orizzonte.

@chilodice

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