Una slot machine

di Daniele Bovi

Uno stipendio medio all’anno, 125 mila euro ogni ora, per la precisione 125.456 e 62 centesimi. Tanto hanno ‘investito’ gli umbri nel corso del 2016 nei giochi d’azzardo legali dei Monopoli – quelli gestiti dallo Stato biscazziere – senza contare tutto il settore illegale e quello, sempre più in crescita, dell’online, difficile da tracciare con precisione a livello regionale. Questi dati sono contenuti nel nuovo Rapporto epidemiologico 2018 sul gioco d’azzardo patologico in Umbria presentato martedì in Regione dall’assessore alla sanità Luca Barberini, da Angela Bravi e Paolo Eusebi dell’Osservatorio epidemiologico regionale sulle dipendenze (che ha realizzato il documento), da Luciano Bondi dell’Usl Umbria 1 e da Lucia Coco dell’Usl Umbria 2.

Oltre un miliardo Secondo il Libro blu del 2017 realizzato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, nel 2016 in Umbria sono stati investiti un miliardo e 99 milioni di euro nei giochi autorizzati, un livello che dopo alcuni anni di calo è tornato alle cifre del 2012. Una raccolta che equivale a 1.220 euro pro capite all’anno; 300 euro a testa invece (in tutto 267 milioni di euro) è la spesa, ovvero la raccolta meno le vincite, cioè ciò che viene bruciato. Vincite che però molto spesso vengono reinvestite nel gioco andando ad alimentare il meccanismo.

LA FEBBRE DEL GIOCO NEI COMUNI UMBRI

I numeri Il 70 percento degli ‘investimenti’ se ne va nelle slot machine e nelle videolottery, seguite da lotterie varie (17 percento) e Lotto (7 percento), con il gioco online che a livello nazionale – e in questo quadro l’Umbria non dovrebbe presentare grandi differenze – è la parte cresciuta di più. Di fronte a questi numeri le persone con problemi stanno piano piano prendendo consapevolezza e il fenomeno, anche se con lentezza, emerge. Nel 2017 nei territori delle due Usl sono state prese in cura 301 persone che rappresentano «la punta dell’iceberg», con una crescita del 50 percento tra 2013 e 2017, segno non tanto di una pari crescita del fenomeno ludopatia quanto di una maggiore consapevolezza e conoscenza dei servizi di contrasto (solo nel 2017 c’è stato l’inserimento della dipendenza da gioco d’azzardo tra i Lea, i Livelli essenziali di assistenza). La Regione si è mossa già nel 2014 e dopo il centro dedicato di Foligno, che ha fatto da apripista, è stato aperto quello di Terni, mentre a Perugia le attività partiranno entro i primi di maggio ed, entro settembre, anche a Città di Castello e Orvieto.

Domanda in crescita Qual è il profilo medio delle persone che si rivolgono ai centri regionali? Detto che la quota di sommerso è ancora molto grande, si parla nel 76 percento di casi di uomini, di oltre 44 anni appartenenti alle più diverse fasce sociali (il fenomeno è trasversale), con numeri in crescita per le donne che di solito presentano una sofferenza psichica maggiore. Queste spesso sono sole o non si presentano accompagnate, mentre gli uomini arrivano con mogli o figli. le tipologie di giocatori sono diverse, da quelli più fragili a coloro per i quali c’è una eccessiva esposizione al rischio. Spesso inoltre a complicare tutto c’è che al vizio del gioco si associano altri tipi di dipendenze o problemi psichiatrici. «La domanda di intervento è in continua crescita – ha detto Coco – e a volte ci sono situazioni di emergenza; molto spesso il problema si consolida prima dei 40 anni e si fa fatica a chiedere aiuto». Nei centri in primis si fa una valutazione del problema e si cerca di capire; «il membro della famiglia è fondamentale – aggiunge Coco – e può essere proposto anche un ruolo di tutoraggio economico; in più dove necessario si fa una valutazione medico-psichica e poi in l’assistenza prosegue sul territorio anche con un percorso psicoterapico come quelli di gruppo».

Il numero verde I medici prendono in considerazione anche la quantità di tempo spesa nel gioco oltre che il denaro buttato via, dati che rivelano quanto il problema è diventato centrale distogliendo la persona dai suoi affetti: «Bisogna dare a ognuno – dice Coco – risposte efficaci e differenziate». Un’altra possibilità è rivolgersi al numero verde regionale 800410902: attivato a marzo 2016, da aprile amplierà il suo orario di funzionamento, rispondendo alle richieste di aiuto e fornendo prime informazioni dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. In due anni sono arrivate 239 telefonate, l’85 percento delle quali fatte da maschi e perlopiù dal territorio regionale (65 percento). Al numero, scoperto in primis grazie a Internet, si rivolgono in percentuale pressoché equivalente le persone con problemi (49,8 percento) e i loro familiari o amici, mentre la quota più rilevante (27 percento) è quella del coniuge, seguita dai figli (22 percento). Sei volte su dieci i problemi riguardano le famigerate slot machine o videolottery.

Bar e giovani In tutta l’Umbria a maggio 2017 erano presenti 1.286 esercizi autorizzati, in lieve calo rispetto al 2016, quando erano 1.397; nella maggior parte dei casi sono bar o strutture simili (882 nel 2017) ai quali la Regione si rivolge con il marchio «No slot» che sarà a disposizione nei prossimi giorni; per tutte le attività c’è poi, a partire da quest’anno, anche la riduzione dell’Irap. Sfruttando il lavoro del gruppo Gedi-L’Espresso poi l’Osservatorio ha fatto un’analisi territoriale del fenomeno, notando una elevata correlazione positiva tra la disponibilità di apparecchi sul territorio e l’intensità del gioco; insomma, al netto delle tante variabili socioeconomiche, se arrivano le macchinette arrivano pure i giocatori. In questo quadro a mostrare una più elevata intensità sono i comuni dell’alta Umbria. Al 2016 risalgono i dati del rapporto Espad relativo ai giovani tra i 15 e i 19 anni, che mostrano una stabilizzazione del fenomeno dal 2014 al 2016 (41,4 percento di giocatori) dopo il picco del 2011 (47 percento). E il gioco ora non è più un consumo di nicchia in questa fascia, piazzandosi subito dietro l’alcol. In tutto, secondo lo studio, 1.050 ragazzi hanno un profilo problematico e 1.500 sono a elevato rischio.

Barberini «I numeri – ha detto Barberini – ci restituiscono la gravità del fenomeno ma stiamo dando risposte positive, il lavoro è avviato anche se c’è ancora molto da fare». Secondo l’assessore «il tema del gioco è tutt’altro che banale, dato che sono all’incirca 10 mila i cittadini con un profilo problematico secondo le stime, con conseguenze sul piano sociale e sociosanitario in certi casi drammatiche». Barberini ha anche ricordato il piano di comunicazione della Regione e il potenziamento dei servizi, sottolineando però le difficoltà «a far emergere il fenomeno; spesso poi, quando succede, è troppo tardi tanto che il recupero diventa difficile».

Twitter @DanieleBovi

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