«La fotografia è testimonianza e racconto ed esplicita la storia di ognuno di noi». Con queste parole l’artista tedesco Tim Smyth, in Italia in occasione di una sua personale inserita nel cartellone de La Mama Spoleto Open, ha presentato  “My son’s absence”, la mostra fotografica che ritrae e racconta le storie dei diciotto profughi africani, scappati dalla guerra in Libia, arrivati a Lampedusa e trasferiti  a Spoleto qualche settimana fa. Per ora, la mostra si trova all’osteria Rossobastardo (Piazza Campello) ma non è escluso che venga trasferita in un’altra location.

L’incontro tra Smyth e i migranti è casuale e arriva grazie alla conoscenza comune di Volker Molkarg, un giovane studente tedesco, impegnato a Spoleto proprio nella struttura di accoglienza che riceve i diciotto ragazzi. Le loro storie di sofferenza ma anche di speranza estrema, hanno affascinato la macchina fotografica di Smyth che ne ha raccontato la storia in 19 scatti. Istantanee che sanno di vita vissuta e le cui didascalie sono state scritte direttamente dal pugno di ognuno dei protagonisti: «Ho attraversato la Libia scappando dalla guerra. Nel mio destino c’era l’Europa e quando è capitata l’occasione, sono salito sulla prima nave e sono arrivato a Lampedusa». Questa è solo una delle testimonianze di questi ragazzi che nonostante i disagi, hanno voluto raccontarsi alla città con l’obiettivo di esserne parte: «Iniziative come questa hanno un grandissimo valore – aveva detto Patrizia Costantini, presidente dell’associazione “I Miei tempi”, che insieme ad altre strutture di volontariato si sta occupando della permanenza dei ragazzi – dopo l’emergenza iniziale ora si apre una fase molto delicata: l’accoglienza e l’ integrazione di queste persone nella comunità. Far sapere alla città – continua la Costantini – che a Spoleto ci sono diciotto profughi in fuga dalla guerra, è un’occasione affinché tutti sentano la responsabilità di dare a queste persone un’opportunità».

L’oggetto della conferenza stampa di presentazione della mostra fotografica di Smyth esula così dalla bellezza degli scatti, per concentrarsi sui bisogni e le aspettative di queste persone ancora in attesa della conclusione dell’iter burocratico per il riconoscimento dello stato di rifugiati politici e senza la possibilità di trovare un lavoro o avere qualche soldo per  comprare le sigarette o per  telefonare ai parenti.

«Quando Tim ci ha raccontato di questo progetto – afferma Andrea Paciotto, il direttore artistico de La Mama Spoleto Open – ci siamo attivati anche noi affinché si realizzasse perché in qualche modo rappresenta lo spirito inclusivo che vogliamo si respiri a Spoleto nei giorni di Festival- è un’occasione di condivisione che speriamo sia il primo passo di una sensibilizzazione più ampia che faccia sentire queste persone a casa».

I ragazzi intervenuti tutti alla conferenza, si sono presentati ai presenti e alla città e  hanno voluto ringraziare le Istituzioni, le associazioni di volontariato “I Miei Tempi”, “Tre Mondi” e  la cooperativa  “Il cerchio” per l’assistenza e il lavoro che stanno svolgendo quotidianamente.

«Questo progetto assume un grandissimo significato interculturale – afferma la consigliera provinciale Laura Zampa intervenuta alla presentazione – mi impegno personalmente affinché la Provincia di Perugia possa intervenire attivamente per quel che riguarda la regolarizzazione dei documenti di questi ragazzi».

A conferenza conclusa,  i ragazzi e i tutti i partecipanti sono stati ospiti dell’Osteria per un pranzo.

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