di Mar. Ros.
Quella di martedì è stata senza dubbio una giornata clamorosa, ma le sorprese non sono finite: sulla questione del teatro Verdi di Terni ecco la lettera di un notevole gruppo di professionisti tra ingegneri e architetti che comincia con una citazione di Federico Garcìa Lorca: Un popolo che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, sta morendo.
Sindaco giovedì alla Fondazione Carit Ormai chiuso e spento dal 2011 il teatro di Corso Vecchio martedì si è visto un occhio di bue puntato da mattino a sera a cominciare dal dibattito in prima commissione, condito da saporiti commenti tecnico-politici dell’architetto del Comune Mauro Cinti, niente meno che il Responsabile unico del procedimento di recupero funzionale di quell’edificio. La questione poi è passata per la schizofrenica presa di posizione del critico d’arte Vittorio Sgarbi, presumibilmente ‘caricato come una molla’ prima del suo arrivo a Palazzo Mazzancolli, da qualche ternano che ha a cuore la ‘questione Poletti’.
LO SHOW DI VITTORIO SGARBI: «POLETTI O SIETE NAZISTI»
Teatro Verdi di Terni All’indomani di questi particolari eventi e alla vigilia dell’incontro tra sindaco Leopoldo Di Girolamo e presidente della fondazione Carit Luigi Carlini proprio per discutere sul futuro del teatro Verdi, almeno due le reazioni. Da un lato quella del M5s, dall’altro la lettera scritta da un gruppo di professionisti, una ventina tra architetti e ingegneri, indirizzata alla sede del Comune di Terni ma anche – si legge ad altri enti e associazioni , che possono concorrere alle scelte sul destino dell’edificio. Quello che si chiede con la missiva non è altro che un concorso di idee e le righe prodotte, per la verità, tendono anche molto a smorzare i grandi entusiasmi attorno alla soluzione Poletti: «manifestiamo perplessità verso la corrente di pensiero che afferma di voler riproporre, oggi, in maniera automatica, quel progetto anche perché, a differenza di altre realtà come quella di Rimini o di Fano, lo stato nel quale si trova il Verdi è ben diverso ed è frutto delle pesanti modifiche del dopoguerra, al punto che le caratteristiche iniziali del modello Polettiano sono difficilmente identificabili».
Architetti e ingegneri della città di Terni «Riteniamo – scrivono – che riproporre quel modello costituisca una sorta di falso storico che va anche contro i principi del restauro enunciati da Cesare Brandi. Inoltre, per ripristinare il teatro del Poletti si dovrebbe rimuovere una parte di storia del Verdi, quella che va dalla ricostruzione post-bellica ad oggi. Con questa lettera non vogliamo presentare un progetto. Tutt’altro – proseguono -. Vogliamo indicare un metodo e tracciare un percorso, al termine del quale la città di Terni possa utilizzare il miglior progetto per il teatro Verdi. Riteniamo per ottenere la migliore proposta progettuale l’unico strumento da utilizzare è quello del concorso di idee con procedura aperta». Un’idea già proposta, ma di rimpasto in rimpasto deve essersi persa. «Siamo infatti convinti che solo con un progetto di alto profilo si possa lanciare una campagna in grado di mobilitare l’apporto economico di Fondazioni bancarie, di enti, associazioni culturali, di privati cittadini attraverso la legge sull’Art bonus, della Regione Umbria, del ministero dei Beni e attività culturali e della Comunità europea». La missiva, fatto molto importante, porta nome e cognome di tutti i sottoscriventi e a margine del documento è indicata la possibilità di aderire contattando il numero 0744-427243.
L’aspra polemica del M5s Le consigliere grilline Patrizia Braghiroli e Angelica Trenta parlano di «presa per i fondelli di tutta la cittadinanza e le associazioni interessate al tema, la maggioranza ha nuovamente mentito a tutti. L’appalto dei lavori già assegnati deve essere modificato, questo perché una volta effettuate le opere così come decise unilateralmente dagli uffici e dai politici del Pd non sarà poi più possibile riproporre l’impianto Polettiano, ma neppure un teatro moderno all’italiana. Un colpo al cuore all’identità della nostra città. Ci mancavano le dichiarazioni di un dirigente comunale che si scorda di essere un tecnico e non un politico e che afferma che il Poletti non si può fare, che è un’idea anacronistica. Bene, abbiano il coraggio l’assessore Bucari, il sindaco Leopoldo di Girolamo e il capogruppo PdCavicchioli di supportare le pazze argomentazioni del tecnico-politico e se la smettano di prendere in giro fiori fior di professionisti, associazioni e cittadini che nella possibilità di un teatro moderno all’italiana ci credono. Il Verdi sarà l’ennesimo cantiere eterno, il più grande nella delusione apportata ad un’intera città. Ha ragione Sgarbi».
Crescimbeni contro ingegneri e architetti della città Nel pomeriggio di mercoledì anche il consigliere Paolo Crescimbeni (Gruppo misto) è rientrato nel dibattito, con una dura replica ai professionisti che hanno intrapreso questa nuova iniziativa: «Chi sono questi nani della cultura che si permettono di dire che il teatro non può essere riportato ai suoi splendori ottocenteschi? Vanno contro la volontà espressa dai cittadini (ternani lo sono anche loro comunque ndr) e poi un cinema-teatro non serve a nessuno. Sindaco e giunta piuttosto – ammonisce Crescimbeni – la smettano con questo balletto e procedano alla modifica dell’appalto».
@martarosati28
