Architetto Mauro Cinti (Rup teatro Verdi)

di Mar. Ros.

Tra burocratese, politichese e gioco delle parti la melina è garantita. Non può dirsi altrettanto della riapertura del teatro Verdi per il recupero del quale non esiste ancora un progetto definitivo anche se i lavori sulla torre scenica e sul tetto partiranno entro il mese di maggio, contro il volere di una buona parte della città e di quasi tutta l’opposizione. Cose che fanno strabuzzare gli occhi a chi siede ai banchi dell’opposizione. Possibilità di una retromarcia sul primo stralcio esiste, ma comporterebbe delle penali per l’ente di piazza Ridolfi; intanto Palazzo Spada e Fondazione Carit dovrebbero incontrarsi questo giovedì. La sensazione è che il Comune possa avanzare una richiesta di fondi per commissionare uno studio di fattibilità. Vittorio Sgarbi, nel frattempo, ha trovato il modo di dire la sua e a modo suo: «Nessuno tocchi i gioielli della cultura, il teatro Verdi deve essere recuperato secondo il progetto del Poletti; chi pensa ad altre soluzioni è un assassino nazista, se pensano di fare una cosa diversa li inonderò di m….». Negli uffici tecnici del Comune però c’è chi pensa esattamente l’opposto.

TECNICO DEL COMUNE A GAMBA TESA: «POLETTI ANACRONISTICO»

Recupero funzionale del teatro Il tema del Verdi è tornato ad agitare gli animi in prima commissione consiliare martedì mattina, accendendo una discussione animata sulla quale è entrato a gamba tesa il Responsabile unico del procedimento (rup), l’architetto Mauro Cinti lasciandosi andare in commenti ‘tecnici’ dal retrogusto politico: «Pensare alla soluzione Poletti è anacronistico, non si può pretendere di avere un teatro moderno adottando un progetto ottocentesco». L’opposizione, e in maniera molto chiara la consigliera Cinque stelle Patrizia Braghiroli, chiede comunque la possibilità di modificare l’intervento sul consolidamento della copertura della sala: «Comporterebbe delle penali» ammonisce il Rup, ma il consigliere di I love Terni, Enrico Melasecche, va oltre: «Nessuno chiede di revocare totalmente l’appalto e neanche parte di esso. Basterebbe chiedere all’Ati che ha vinto la gara per effettuare i lavori di rialzare il tetto come era prima dell’intervento Lucioli». L’architetto a questo punto alza le mani ma mette in guardia l’amministrazione: «Per una cosa del genere serve un mandato molto chiaro della giunta comunale e occorre una giustificazione tecnica ben precisa, la variante presuppone un errore di valutazione iniziale; un cambio di idea politicamente giustificata ha poco peso. A quel punto il Rup può anche opporsi».

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Teatro Verdi Per la maggioranza a dettare i ritmi ci pensa il capogruppo Pd Andrea Cavicchioli che tra le altre cose già dette in consiglio, compresa la necessità di un’interlocuzione con la Carit e soggetti privati per gestire la questione economico-finanziaria dell’intervento, ha posto la necessità di uno studio di fattibilità tanto architettonico quanto in termini di business plan per la potenziale gestione futura della struttura «che – ha ribadito – deve essere un teatro perché del cinema non ne abbiamo bisogno. Primi lavori non precludano opportunità future». Condivisa da tutti l’idea che la produzione di un nuovo atto d’indirizzo servirebbe a questo punto a poco, cresce l’attesa per il vertice tra Comune e Fondazione Carit annunciato dall’assessore ai lavori pubblici Stefano Bucari la seduta è stata sciolta dal presidente Faliero Chiappini con l’intenzione di aggiornarsi a seguito del summit a Palazzo Montani-Leoni. All’indirizzo del sindaco nel frattempo c’è un’interrogazione del consigliere Marco Cecconi di Fd’I-An che punzecchia la giunta, su strategie, cronoprogramma e finanziamenti. Non ci resta che attendere.

@martarosati28

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