del Coordinamento provinciale della Sinistra riformista del Pd*
Siamo compagne e compagni che in questi anni si sono riconosciuti nella sinistra riformista del Pd.
Il nostro impegno, la nostra militanza, si è sempre contraddistinta per non avere mai assunto posizioni preconcette nei confronti della maggioranza del partito, sia a livello nazionale che locale. Valori e merito delle proposte sono stati sempre alla base dei nostri comportamenti e delle nostre scelte. In questi anni, purtroppo, la conduzione del partito, le scelte politiche compiute, hanno portato allo snaturamento costante delle ragioni fondative del Pd.
Il Pd trovava la sua ragione di esistere in un progetto culturale e politico innovativo in grado di unificare le diverse forze riformiste e progressiste del ‘900, con l’obiettivo ambizioso di forgiare un progetto valoriale e politico in grado di affrontare le sfide che la globalizzazione e la modernità ci imponevano e ci impongono. Il Pd, quindi, come forza politica riformista e popolare in grado di coniugare diritti civili e sociali, individuali e collettivi, l’uguaglianza e le pari opportunità, in una società globale in profonda mutazione. In sintesi, un partito di centro sinistra moderno.
Oggi questa idea è fortemente in crisi e per noi le responsabilità sono chiare ed evidenti. In questi anni abbiamo vissuto una subalternità costante verso le politiche neo liberiste, sia in campo economico che sul versante dei diritti del lavoro. Il partito inteso come comunità di idee e di persone si è sempre più trasformato in uno strumento elettoralistico ad uso e consumo della maggioranza e del suo leader, con conseguenze devastanti sul piano della militanza e della partecipazione. Per noi non è mai stata messa in discussione la legittimità di Renzi, sia come segretario del partito sia come Presidente del Consiglio. Gli riconosciamo la positività nel campo dell’azione di governo per quanto riguarda i diritti civili, ma altrettanto netto è il nostro giudizio negativo sulle misure assunte in campo economico e fiscale. Il governo Renzi, in sintesi, ha solo cercato di mitigare le scelte neo liberiste dominanti in questi anni. Due soli esempi: con il jobs act, il Governo ha continuato nei fatti a disconoscere il valore sociale del lavoro. Il combinato disposto contratto a tutele crescenti e abolizione dell’art. 18 ha destrutturato il sistema delle tutele; l’uso liberalizzato dei vaucher ha indebolito il confine tra lavoro regolare e irregolare.
L’abolizione dell’Imu generalizzata sulla prima casa, ha nei fatti minato il principio di progressività nel prelievo fiscale, in un momento di grande bisogno di risorse finanziarie pubbliche. Di contro, sono aumentate le diseguaglianze economiche e sociali, le vecchie e nuove povertà e si è diffusa tra i cittadini la paura del non farcela. In queste condizioni, i populismi e le destre hanno trovato o stanno trovando facile terreno. In questi anni, milioni di cittadini hanno perso fiducia nel Pd; migliaia di militanti ci hanno abbandonato. Come si fa a non comprendere che una delle ragioni dell’astensionismo, della sfiducia del popolo della sinistra, nasce dalle aspettative tradite dal nostro partito? Dopo la sconfitta delle amministrative e del referendum sarebbe stata utile, indispensabile, una discussione congressuale identitaria e programmatica, in grado di coinvolgere costruttivamente gli iscritti e la parte di società civile interessata ai destini del centro sinistra. Tutto questo non si è voluto fare per volontà del segretario uscente, della sua maggioranza, con una adesione ortodossa e strumentale allo statuto, che poteva essere invece modificato, le chiusure alla direzione e all’assemblea nazionale ad ogni forma di mediazione sono a dimostrarne la volontà di rottura. Il congresso rischia di essere ancora una volta una conta interna, senza permetterci di trovare una sintesi programmatica più avanzata.
Si continua a pensare al Pd contenitore elettorale e non partito-comunità, casa comune dei riformisti. Ad un Pd autosufficiente e non a un partito inclusivo. E ciò mentre in Europa e nel mondo si sviluppano concetti e forze progressiste che spostano a sinistra la chiave di lettura della società, con un approccio moderno e obiettivo. In Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti le forze di progresso e di sinistra si stanno interrogando, con radicalità, su quali programmi politici sviluppare la propria iniziativa. La globalizzazione, la crisi devastante che investe il nostro paese ci dicono che sinistra e destra non sono categorie del passato. Lotta alle diseguaglianze economiche e sociali, diritti individuali e collettivi, pari opportunità, sviluppo ecosostenibile, sono e devono essere gli obiettivi della sinistra: altro che vuoti slogan sulla modernità fine a se stessa che nulla hanno a vedere con le condizioni del paese reale.
Una sinistra riformista ha l’obbligo di interrogarsi su come raggiungere questi obiettivi nella società globale di oggi: il renzismo, nei fatti, si è dimostrato culturalmente e politicamente inadeguato ad affrontare queste sfide, anzi spesso è parso subalterno ai poteri dominanti. Una gestione autoritaria e personalistica del partito ha svuotato lo stesso di ogni funzione: l’Io è sempre prevalso sul Noi. L’appartenenza a una corrente ha prevalso in generale all’appartenenza al Partito. Queste responsabilità, ovviamente, non sono attribuibili solo a Renzi: i limiti ci sono stati anche in chi gli si è opposto. Compito di un segretario è quello di tenere insieme le anime interne: Renzi scientemente si è rifiutato di farlo. Per questo comprendiamo le ragioni di chi è uscito ma il nostro obiettivo è quello di capire se ci sono ancora gli spazi nel Pd per un cambiamento di fase profonda, nel modo di essere Partito, nel suo progetto programmatico e di governo.
La candidatura di Andrea Orlando, per quanto in questi giorni ha affermato sulla necessità di cambiamento della linea politica, può determinare uno spazio e un ruolo nuovo per la sinistra. Per questo ci sentiamo di sostenerlo. Un sostegno che vogliamo svolgere in autonomia, fuori dagli schematismi correntizi, senza dogmi leaderistici. Compiremo lealmente il percorso congressuale e lì comprenderemo se ci sono ancora gli spazi per far vivere i nostri valori e le proposte della sinistra riformista; a quel punto, ognuno di noi farà una scelta e concretamente deciderà il proprio cammino politico.
La Sinistra non vive solo nel Pd.
*S. Piermatti – V. Masiello – A. Iannoni – E. Gubbiotti -M. Contessa – G. Polito – A. Farinelli – D. Organtini – E. Piersanti – O. Brulotti -P. Sciaboletta -G. Favetta – E. Montagnoli – M. Paci -M. Formica- A. Piervittori
