La transumanza di Castelluccio (foto di Coccia)

di Chiara Fabrizi

Vacche e vitelli non vogliono lasciare Castelluccio. E’ stata una scena incredibile quella a cui lunedì mattina ha assistito Augusto Coccia, stoico allevatore e residente della zona, che insieme ad altri ha partecipato alla transumanza organizzata del bestiame. Circa 130 bovini di due aziende agricole che si è deciso, visto l’isolamento e la distruzione del paese, di far scendere fino a San Marco raso al suolo dal sisma del 1979.

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Vacche e vitelli non vogliono lasciare Castelluccio Qui ogni anno l’altro allevatore di Castelluccio porta la propria metà di vacche e vitelli per trascorrere l’inverno in una stalla attrezzata dal terremoto di quasi quaranta anni fa. Le sue sono quindi abituate al transumanza, quelle di Coccia invece no. Lui i suoi bovini non li ha mai fatti scendere dal Pian Grande, tanto che per la prima volta di lunedì mattina hanno rappresentato la ‘coda’ della carovana a quattro zampe. «Abbiamo detto – spiega Coccia raggiunto telefonicamente – mandiamo avanti le tue, le mie gli andranno dietro». Ma così non è stato e mentre la testa dell’allevamento in movimento è scesa lungo il percorso, i bovini che non hanno mai lasciato Castelluccio si sono, prima, bloccati e, poi, hanno fatto marcia indietro: «Il fatto è che il loro punto di riferimento è sempre stato il Pian Grande – spiega l’allevatore – appena lo perdono di vista si fermano e non vanno più avanti». E così lunedì Coccia è tornato a Castelluccio. La transumanza dei suoi 60 bovini si ritenterà martedì mattina insieme a personale della protezione civile regionale. «Avranno pensato – ride Coccia – ‘noi in prigione non ci andiamo, meglio la libertà’ perché a San Marco nel bene e nel male un recinto lo avranno mentre qui non lo hanno mai visto».

@chilodice

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