di Massimo Colonna

Seimila euro spesi in dieci anni «sono niente a confronto del fiume di denaro pubblico che le istituzioni potrebbero anche impegnare per la salvaguardia del patrimonio». Sono i numeri esposti dal vice presidente del Centro Studi Malfatti di Terni, Sergio Dotto, durante la conferenza organizzata al cenacolo San Marco proprio per il decennale dall’inizio dell’attività.

Il bilancio «In dieci anni di intensa attività – ha spiegato Dotto – il nostro centro studi ha speso poco più di 6 mila euro, a fronte dei bilanci di analoghe istituzioni, quasi sempre finanziate con denaro pubblico, che sono costate milioni di euro. Denari che probabilmente potevano essere utilmente impiegati per mettere in sicurezza luoghi e manufatti di notevole interesse culturale, prima lasciati in abbandono quindi consegnati agli appetiti speculativi dei palazzinari di turno».

Il rapporto con il sovrintendente Gizzi Durante l’incontro sono stati anche proiettati diversi filmati realizzati dal Centro sulle diverse tematiche affrontate nel corso degli anni. In particolare sono stati mostrati alcuni siti industriali ternani com’erano in origine e come sono adesso, dallla Telfer al sistema industriale di Papigno. «La nostra attività di salvaguardia del patrimonio culturale viene perseguita principalmente per mezzo di numerose istanze di avvio del procedimento per l’accertamento di interesse culturale, che ha trovato nella Soprintendenza umbra un efficace e scrupoloso alleato, soprattutto sotto la direzione dell’architetto Gizzi».

Palazzo Spada In sala anche il consigliere comunale Sandro Piccinini del Partito democratico il quale ha portato il punto di vista dell’amministrazione comunale, criticando «la miope scelta di perseguire una politica delle distruzioni, come nella scelta di smontare la passerella Telfer dell’ex elettrochimico di Papigno, un manufatto praticamente unico nel suo genere, realizzato con tecnologia analoga a quella della torre Eiffel di Parigi».

I premi In sala anche il generale Aldebrano Micheli che ha approfondito la questione della Fabbrica d’Armi, «un sito industriale fortemente a rischio di ridimensionamento ma dalle notevoli potenzialità economiche, e del museo delle armi leggere, che dopo 24 anni di progetti e false partenze non è ancora una realtà operativa, avendo anch’esso inghiottito una enorme quantità di denaro pubblico». Poi Simona Montesi e Lorenzo Piccinini hanno affrontato il tema dei piani urbanistici partecipati e delle smart cities. Riconoscimento per l’attività svolta per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale ternano, consistente in un’opera realizzata dall’artista Gianni Manzini, alla stazione dei Carabinieri di Papigno e alla redazione ternana del quotidiano Il Messaggero.

Twitter @tulhaidetto

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