Alcuni degli affreschi di villa Rossetti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La temperie culturale di un periodo, quello vissuto a Perugia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, attraverso 43 opere distribuite in tre sezioni a palazzo della Penna. A cento anni esatti dalla morte, arrivata l’11 dicembre del 1915, Perugia celebra con una mostra uno dei suoi pittori meno noti al grande pubblico, Annibale Brugnoli, protagonista insieme ad altri artisti, italiani e stranieri che avevano scelto Perugia come loro luogo d’elezione, dell’arte a Perugia nel periodo simbolista. Si chiama infatti «L’età delle favole antiche, Annibale Brugnoli e l’arte a Perugia nel periodo simbolista», la mostra curata da Alessandra Migliorati, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Perugia, in collaborazione con Maria Luisa Martella, a palazzo della Penna dall’11 dicembre al 28 febbraio.

VIDEO

Villa Rossetti Il 1915 non è solo l’anno della morte di Brugnoli, ma anche quello in cui porta a termine, poco prima di morire, quello che viene considerato un po’ il suo testamento artistico, ovvero le decorazioni di villa Rossetti a San Marco, a Perugia, una città dove ha lasciato affreschi importanti come quelli a Palazzo Cesaroni (si pensi alla Danza delle Ore), Palazzo Graziani, Palazzo delle Poste e Villino Fani. E così per raccontare la mostra si può anche partire dalla fine, dalla terza e ultima sezione dove sono esposti alcuni pezzi inediti del ciclo di 36 tele (conservate presso una collezione privata perugina), oltre alle quattro già note. Delle tempere della villa sono protagoniste le suonatrici di flauto e tamburello, le giovani donne che brindano, o che cantano, un satiro e una ninfa. Sopra le tele è stato ricostruito lo splendido soffitto dipinto da Brugnoli, con il suo cielo dalle molte tonalità di azzurro e i suoi motivi floreali, mentre nell’ultima stanza un filmato propone la ricostruzione degli ambienti della perduta villa Rossetti. Insomma, una villa che racchiudeva una summa delle suggestioni simboliste e della vita artistica di Brugnoli.

FOTOGALLERY: LA MOSTRA

Il classico e il mito Opere «atipiche nel loro classicismo rispetto alle opere più note del pittore», spiegano le curatrici, ma è proprio da qui, dall’idea di esporre le tele superstiti, che è partita quella di dare vita alla mostra, che indaga le trasformazioni del tema classico e del mito; non i grandi e più noti miti ma quelli minori. L’ambiente culturale, come emerso dalle ricerche, è quello di Giovanni Costa, detto Nino, fondatore di un’associazione, «In arte libertas», alla quale aderirono perugini come Domenico Bruschi e Lemmo Rossi Scotti. Costa, insieme ad altri artisti stranieri come Frederic Leighton, Elihu Vedder e altri influenzati dalla bellezza del paesaggio umbro, dai pittori perugineschi, dal tardo romanticismo, dal simbolismo come dal preraffaellismo; è con queste coordinate culturali che i temi dell’antico e del paesaggio vengono reinterpretati. La mostra è anche l’occasione per esporre alcune opere finora nei depositi di palazzo Penna, come quelle di Brugnoli, mentre altre, come i bozzetti che raccontano le commissioni pubbliche e private ricevute nel corso della carriera dal pittore perugino, arrivano dalla Galleria d’arte moderna di Roma.

Le sezioni Quello che viene considerato come «un viaggio all’interno della favola antica» parte da una sezione, la prima, dove si presenta il contesto della Perugia dopo l’Unità d’Italia in cui Brugnoli si formò. Qui ci sono le opere di paesaggisti (e decoratori), dal paesaggismo romantico a quello storico, come Matteo Tassi, Mariano Piervittori e Federico Faruffini (di cui si propongono alcuni inediti), che in alcuni casi traggono la loro ispirazione dalla Commedia di Dante e dalla storia medievale. La seconda sezione invece è occupata dalle opere del simbolismo romano «nell’ottica – spiega la curatrice – dei rapporti fra alcuni artisti perugini e quell’ambiente e dei riflessi di quel clima culturale nell’opera di altri artisti operanti in Umbria fra Otto e Novecento». Da Bruschi a Rossi Scotti, da Alberto Iraci a Dante Ricci, un viaggio lungo «suggestioni esoteriche che si insinuano nelle pieghe dei silenti paesaggi fluviali e della campagna romana». Una classicità non retorica o trionfante ma intima tra paesaggi, ninfe, etruschi, altre scene storiche, boschi sacri ed eroine. Detto già della terza sezione, da segnalare anche i bozzetti per i monumenti cimiteriali o commemorativi dello scultore perugino Angelo Biscarini, morto nel 1952, sintomo di come i temi della «favola antica» siano stati fatti propri anche da artisti arrivati dopo quelli al centro della mostra.

Studio e valorizzazione «Questa mostra – ha detto Migliorati – è l’occasione per approfondire un periodo molto affascinante come quello simbolista, che è stato un ‘incunabolo’ del Secolo breve. Trent’anni straordinari di cui alcuni perugini furono protagonisti. La loro non era una fuga, una decadenza negativa ma una propositiva». «Annibale Brugnoli – ha aggiunto Montevecchi – meritava di essere ristudiato e valorizzato così come il periodo storico-artistico del quale è stato protagonista». «Questa mostra – ha detto invece l’assessore comunale alla Cultura Teresa Severini – è il simbolo della pluralità di offerte culturali da parte dell’assessorato, e grazie ad essa è stato possibile valorizzare molte opere finora nei depositi». In occasione della mostra verranno organizzate visite guidate (una, il 20 dicembre alle 20.30, sarà una visita animata al buio) e laboratori per bambini (il 13 dicembre alle 17).

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.