Giampiero Massolo, direttore del Dis

di Iv. Por.

Eventi come il Giubileo o l’ondata migratoria «espongono il Paese, lo rendono protagonista sulla scena mondiale: evidentemente abbiamo
preoccupazione ma non abbiamo allarme». A dirlo è l’attuale capo dei Servizi di intelligence e sicurezza italiani, l’ambasciatore Giampiero Massolo, intervistato da Nicola Porro nell’incontro ‘Europa tra accoglienza e sicurezza’ nell’ambito del ‘Cortile di Francesco’, ad Assisi.

No minacce specifiche «Finora devo dire non abbiamo progettualità specifiche che siano venute alla nostra attenzione – ha spiegato Massolo -. Io credo che il monitorare, lo stare attenti, il cercare di prevedere gli eventi in tempo, una ottimale organizzazione dei flussi, possano conciliare le cose e questo con una cifra: non c’è libertà se non ci sono delle regole di sicurezza. E’ quanto noi siamo attivamente impegnati a fare anche con le forze dell’ordine e in partnership con i nostri colleghi di altri paesi».

Luoghi di fede «Noi non riteniamo che ci siano obiettivi più sensibili di altri – ha detto Massolo -: indubbiamente è oggetto di particolare attenzione ciò che in qualche modo e’ direttamente collegato con i luoghi di fede, con i luoghi dove si professa la nostra religione, dove si affermano i nostri valori. Abbiamo purtroppo a che fare con una galassia terroristica dispersa – ha proseguito -, non necessariamente fatta di gruppi organizzati, talvolta fatta di singoli esaltati o di singoli radicalizzati o di semplici imitatori. Da questo punto di vista è la prevenzione che serve, perché quando il malintenzionato è arrivato al metal-detector è già troppo tardi».

No jihadisti tra migranti In particolare sui migranti «noi non abbiamo indicazione di presenza di terroristi jihadisti nei flussi – ha chiarito -: sappiamo che possono esserci, e talvolta ci sono, sul territorio dei paesi di origine, cointeressenze fra coloro i quali organizzano traffici di esseri umani e organizzazioni jihadiste. E’ un traffico lucroso, importante dal punto di vista dei numeri, personalmente troverei strano se così non fosse. Anche da questo punto di vista possiamo dire di essere preoccupati, vigili ma non allarmisti».

Fenomeno inarrestabile Per Massolo «è illusorio pensare che il fenomeno migratorio possa essere arrestato, si può e deve essere gestito. E’ inarrestabile anche qualora si risolvessero i principali focolai come Libia e Siria. Il flusso continuerebbe. E’ un problema di qualità e di quantità dei flussi. La quantita che riguarda l’Europa è una quantita di numeri complessivamente piccoli. Però sono in grado di creare problemi. Il secondo parametro è qualitativo cioè dell’evidenza di un collegamento con i jihadisti».

Pericolo da Est «Quella mediterranea – secondo il direttore del Dis – è una rotta che vede essenzialemente di eritrei, somali, cittadini dell’Africa subsahariana e non abbiamo evidenza di presenza di terroristi jihadisti. C’è poi l’altro flusso lungo la rotta anatolico-balcanica. Questa rotta è quasi esclusivamente terrestre, quindi più sicura. Passa da paesi in cui i sistemi di controllo sono meno avanzati di altri. E’ tradizionalmente la rotta seguita da quelli che chiamiamo i ‘foreign fighters’ sia in anadata che in ritorno. E poi hanno soste in paesi balcanici a più forte influenza radicale. Abbiamo evidenza che questa sia una rotta più preoccupante. E siccome ci sono paesi impegnati nella costruzione di muri e i flussi si orientano come l’acqua, dato che non si può costruire un muro lungo il canale di Otranto, abbiamo il timore che il flusso inizia ad arrivare in Italia da Sud Est, anche se finora non è successo».

Foreign fighters E’ 87 il numero aggiornato di ‘foreign fighters’ italiani. A svelarlo è sempre il direttore del Dis, Giampiero Massolo. «Questo numero – ha precisato – sono le persone che, in qualche modo, o sono partite dall’Italia o risultano essere in scenari di crisi ed aver avuto un collegamento con l’Italia o addirittura, ma è una minoranza molto piccola, cittadini italiani vuoi per nascita vuoi per cittadinanza acquisita, che in qualche modo sono potenzialmente collegabili. Da cosa viene il numero? E’ uno dei frutti – ha spiegato – dello scambio del dati e cioè delle indicazioni che provengono sia dal nostro rapporto con le forze di polizia, sia dal nostro rapporto con le altre forze di intelligence. Per il resto – ha concluso Massolo – ci si attreza con il monitoraggio dei dati, con lo scambio dei dati, con tutte quelle modalità tecnologiche che ci consentono, diciamolo con chiarezza, di seguire passo passo e di avere un’immagine molto precisa dei flussi che si stanno sviluppando sul territorio».

Pericoli dalla rete Sulla difesa da attuare, «noi siamo abituati – ha detto Massolo – a ragionare sul fatto che, non so, il monitoraggio delle moschee possa essere un toccasana. Effettivamente il carattere virtuale della minaccia, la rete è in questo momento il centro di radicalizzazione più pericoloso. Per esempio molti rischiano di radicalizzarsi sul web, quindi di autoradicalizzarsi nel chiuso dei loro appartamenti, avendo contatto con la loro cerchia più stretta, quindi molto difficilmente individuabili». Qui, secondo Massolo, bisogna distinguere. «Esiste – ha sottolineato – chiaramente tutta un’attività tesa a fare propaganda e lo fanno con mezzi particolarmente efficaci, lo fanno – e mi riferisco a Islamic State o Daesh – in maniera molto più raffinata di quanto facessero in altri tempi. Noi assistiamo a dei prodotti televisivi brillanti rispetto a dei polpettoni di atri tempi, che duravano ore e ore ed erano propaganda invedibile. Poi – ha concluso – c’è la radicalizzazione cioè l’idea che, come un appassionato di bottiglie di vino antiche va a cercare l’oggetto della propria passione sul sito si documenta, così chi è più facilmente radicalizzabile trova sul sito oggetti, prodotti specifici».

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