di Ivano Porfiri
In Umbria c’è una gran fame di cultura, cui corrisponde un’offerta molto parcellizzata che riesce ad attrarre visite, e quindi a fare economia, molto meno di altre regioni e, comunque, molto meno del potenziale che si avrebbe.
Grande potenziale Sulla base dei conti economici territoriali dell’Istat, nel 2012 le famiglie umbre hanno speso in “ricreazione e cultura” circa 1,1 miliardi di euro, ovvero il 7,8% dei consumi complessivi (più della media italiana del 6,9%). A questa somma si aggiunga quella portata dai turisti. Un piatto che, con una buona offerta, potrebbe fare da traino all’economia regionale. Ma così non è.
Miriade di strutture Secondo il focus contenuto nel rapporto annuale ‘L’economia in Umbria’ sul settore culturale, la regione ha un patrimonio superiore alla media italiana con 198 strutture per milione di abitanti. Trattandosi di un tessuto composto da una fitta rete di piccoli borghi, l’offerta di musei e simili presenta una diffusione molto capillare con 2,1 musei ogni 100 km quadrati (in Italia la media è 1,5) e i due terzi dei comuni dispongono di almeno un museo (in Italia il 28,3%). Dopo la Toscana, l’Umbria è la regione col numero di siti aperti al pubblico in rapporto ai comuni.
Pochi visitatori Questa parcellizzazione corrisponde, però, fa sì che ogni struttura raccolga pochi visitatori. Nel 2011, secondo i dati Istat, l’introito è stato di poco inferiore a 1,5 milioni, l’1,4% del totale nazionale. Ogni sito umbro ha attirato in media meno di 9 mila visitatori, un dato nettamente inferiore alla media italiana (23 mila) e ancora di più di quella delle regioni del Centro (35 mila).
Pochi lavoratori Sempre nel 2011 in Umbria erano attive 1.253 imprese nel settore cultura con circa 3.300 addetti, con un contributo sull’occupazione regionale di appena l’1,5% (nel Centro Italia la media è del 2,1%). Oltre la metà di questi lavoratori (il 58,1%) opera in micro imprese con meno di 10 addetti. Di contro, le imprese con oltre 50 dipendenti, che in Italia raccolgono circa un terzo dei lavoratori, in Umbria pesano appena per il 4,7%.
