di Maurizio Troccoli
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In Silicon Valley, non viene condivisa la teoria della ‘fuga dei cervelli’ all’estero. E non perchè siano loro ad avvantaggiarsene rispetto a chi ci investe su per poi perderli. Quanto perché nella patria del libero pensiero e del libero mercato il mondo è concepito come una piazza fin troppo stretta per contenere quanto in esso si muove. E se è vero, come lo è, che il lavoro, la ricerca, il business, maggiormente dalla nascita di internet, non conoscono frontiere e accelerano i tempi di comunicazione e trasmissione, allora l’idea della fuga diventa non condivisibile, poichè è sempre più labile l’idea dell’estero. Se Cristoforo Colombo viene concepito, in quel Paese, come il precursore dei cervelli italiani in fuga (e meno male – dicono gli americani – a ragion veduta), Fabrizio Aliberti non sarà sicuramente l’ultimo. Insomma piuttosto che di cervelli in fuga si potrebbe parlare di cervelli arrivi, in grado di captare segnali e rispondere secondo le migliori performance. Accade in Silicon Valley, ma anche nei più virtuosi paesi europei dove politica, ricerca, università e impresa conoscono equilibri economicamente più efficaci.
Chi è Fabrizio Aliberti è un giovane perugino laureato in Biotecnologie agrarie e ambientali, ha vinto un premio della ‘Genetics society of America’ per la ricerca ‘Reconstruction of the biosynthetic pathway for the diterpene antibiotic pleuromutilin in the secondary host Aspergillus oryzae’. Il riconoscimento (per il miglior poster nella categoria ‘Biochimica e Metabolismo’) è stato consegnato ad Alberti in California, nel corso della conferenza di Microbiologia (28th Fungal Genetics Conference), alla quale hanno partecipato un migliaio di ricercatori provenienti da tutto il mondo.
La sua ricerca Laureato nell’università degli studi di Perugia, Fabrizio Aliberti frequenta attualmente un dottorato di ricerca in Microbiologia all’università di Bristol (Regno Unito). Il suo lavoro riguarda la produzione di un antibiotico, chiamato pleuromutilina, ottenuto da un fungo. Questo antibiotico viene utilizzato per il trattamento di malattie infettive della pelle causate da batteri Gram-positivi, ed è attivo contro ceppi antibiotico-resistenti di Mrsa. Al fine di creare un sistema che consenta di produrre l’antibiotico a costi ridotti e in modo più flessibile, il ricercatore perugino ha ricreato la sua biosintesi in un altro organismo ospite, tramite ingegneria genetica e biologia molecolare.
Formazione in Italia Alberti ha conseguito a Perugia nel 2009 la laurea triennale in Biotecnologie, e nel 2012 in Biotecnologie agrarie ed ambientali (corso di laurea magistrale), con una tesi di cui relatrice è stata la dottoressa Chiaraluce Moretti, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali. Durante la laurea Magistrale, Alberti ha trascorso quattro mesi all’Università di Reading (Regno Unito) nell’ambito del progetto Erasmus Placement e, dopo la laurea, ha lavorato per sei mesi come assistente di ricerca al Centro di Ricerca per la Frutticoltura (Cra – Fru) di Roma.
