di Massimo Colonna
Twitter @tulhaidetto
«Oggi non possiamo più garantire la sicurezza dei cittadini ternani. Mancano risorse, mezzi e anche la volontà politica per migliorare. A Terni la situazione è critica: i tre omicidi dall’inizio dell’anno non possono essere minimizzati come qualcuno tenta di fare». E’ il grido d’allarme lanciato da Stefano Spagnoli, segretario nazionale della Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia, che martedì mattina in questura ha prima incontrato il personale, poi ha parlato alla stampa.
Non c’è più sicurezza Spagnoli se la prende con il governo nazionale. «C’è un problema di perdita del controllo del territorio da parte dello Stato – ha dichiarato – e il rischio è il collasso per la sicurezza. Sono anni che lo denunciamo. I tagli degli ultimi anni hanno messo in difficoltà tutto il sistema delle forze dell’ordine. Capiamo la situazione di difficoltà economica, ma noi non vogliamo aumenti di stipendio. Stiamo solo chiedendo di poter lavorare in condizioni migliori, in quanto a uomini e risorse».
La questura di Terni «Non è un problema di questura ternana – ha proseguito Spagnoli – perché qui la risposta del personale c’è sempre, anche se tra tante difficoltà. Basti pensare che dai dati più aggiornati a Terni mancano 30 uomini: ad oggi il personale conta 194 unità, dovrebbero essere intorno a 220. Ma stiamo parlando di conteggi di personale di fine anni Ottanta. Quindi pensate quanto è cambiato il mondo negli ultimi trenta anni e pensate in quali condizioni si lavora».
La politica «A livello nazionale – ha proseguito Spagnoli – in polizia mancano 18mila unità, 42mila per tutte le forze dell’ordine. E’ un problema di mancanza di risorse ma anche di mancanza di volontà politica. Se ci fosse la volontà di invertire la rotta, i soldi si troverebbero. E invece non va così, da anni. Poi tanti politici pensano solo a fare passerelle dicendo che va sempre tutto bene, quando invece c’è un problema. Una soluzione potrebbe essere quella della sospensione della condizionale per i reati più gravi».
La teoria delle maglie larghe Spagnoli è tornato poi sulla teoria delle maglie larghe della giustizia, lanciata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Terni Maurizio Santoloci in occasione della convalida dell’arresto di Aassoul Amine, l’omicida di David Raggi, e ripresa poi dal procuratore capo Cesare Martellino in occasione dell’omicidio Moracci. «Sposo a pieno quella teoira – ha spiegato Spagnoli – perché in Italia c’è questo problema. Gli immigrati arrivano e spesso si ha troppa difficoltà ad identificarli. È questo il problema, che il sistema non li inquadra a livello giudiziario e poi diventa tutto più difficile. La polizia lavora sotto organico, fatica ad acciuffare i delinquenti, e questi poi magari dopo un giorno sono già fuori perché non hanno i documenti o perché manca qualche passaggio burocratico. Così non si va avanti».
