Merci pronte per essere spedite

di Daniele Bovi

Duecento milioni di euro in meno esportati da tutto il sistema Umbria nel 2014, per la precisione 208. Una performance sulla quale pesa eccome l’acciaio ternano, tanto che l’anno 2014 si chiude per il settore «metalli di base e prodotti in metallo» (esclusi quindi macchinari e impianti) con un meno 23,1 per cento e una quota sul totale delle esportazioni nazionali che passa dal due all’1,6 per cento. Complessivamente l’anno passato le (non troppe) aziende umbre che si misurano sui mercati internazionali hanno esportato merci per un valore di 3,437 miliardi di euro contro i 3,645 del 2013. In particolare l’ultimo trimestre si è chiuso con merce per 779 milioni di euro venduta fuori dall’Italia contro gli 887 dello stesso periodo di un anno prima.

I settori Guardando ai diversi settori sui quali l’Umbria ha una quota abbastanza importante, l’agricoltura (oltre il due per cento dell’export nazionale) ha lasciato sul campo quasi il sei per cento nel 2014, mentre stabili sono il legno (-2,2 per cento) e mobili (-0,8 per cento); segni meno anche per articoli in gomma (-12,6), cave (-30,6 per cento) e per «alimenti, bevande e tabacco» (-0,2). Performance positive invece per l’abbigliamento (+2,5 per cento), per i prodotti in pelle (+4,7), per la carta (+3,7) e per i prodotti chimici (+4,8). Insomma, se ‘depurata’ dal peso dell’acciaio ternano, che proprio durante il quarto trimestre dell’anno ha vissuto l’acme della crisi, le imprese umbre che esportano hanno retto tornando, ormai da tempo, sopra ai livelli pre-crisi.

Così in Italia Se si prendono in considerazione invece i Paese nei quali le merci prodotte in Umbria vengono vendute, per quanto riguarda il blocco UE il dato è positivo (+0,8 per cento), mentre per tutti gli altri la flessione raggiunge quasi il 14 per cento. A livello nazionale l’export del sistema Italia nel corso del 2014 è cresciuto del 2%: una crescita diffusa in tutte le aree territoriali, eccezion fatta per le isole (-13,8 per cento). L’Italia nord-orientale registra la crescita più ampia (+3,5%), seguita dalle ripartizioni centrale (+3,0%), nord-occidentale (+2,2%) e meridionale (+1,1%).

Twitter @DanieleBovi

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