Tribunale di Perugia (foto F. Troccoli)

di F. Mar.

E’ stata licenziata per quell’accusa infamante di aver costretto una sua sottoposta a mettere le firme al posto suo su alcune delibere, pena il suo parere negativo nell’assunzione a tempo indeterminato della collaboratrice. O almeno questa era l’accusa che era stata rivolta all’ormai ex capo dell’ufficio legale dell’ospedale di Perugia Barbara Renga, oggi assolta con formula piena dal tribunale di Perugia in composizione monocratica.

I due procedimenti La sua principale accusatrice, quella collaboratrice che secondo l’accusa sarebbe stata costretta ad apporre firme false su alcuni documenti che in un periodo è finita anche lei nel registro degli indagati poi prosciolta, sembra dunque aver perso credibilità agli occhi del giudice del primo grado del dibattimento penale. Davanti a quello che invece ha esaminato il ricorso del legale contro il licenziamento la storia è andata diversamente.

La difesa Intanto però l’avvocato Renga, assistito dal legale perugino Nicola Di Mario, incassa una vittoria di on poco conto. E a passare, visto l’esito, è stata la linea di Di Mario, che in una memoria aveva ricostruito perché la sua assistita non poteva essere colpevole di quello che le veniva contestato, e cioè: «la responsabile dell’ufficio legale dell’azienda ospedaliera non aveva alcun motivo ragionevole di esercitare illeciti condizionamenti sulla propria collaboratrice per costringerla ad apporre una falsa sottoscrizione sulle proposte di delibera, e questo perché lei era in congedo o in malattia. Visto che ogni assenza dal lavoro necessitava di una autorizzazione dal direttore amministrativo, destinatario degli atti istruttori dell’ufficio legale, lo poneva in una agevole condizione di riscontrare con immediatezza non solo la falsa provenienza, ma anche la non autenticità delle sottoscrizioni». Adesso non resta che capire se l’assoluzione avrà qualche riflesso sulla causa seguita al licenziamento della donna.

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