di Massimo Colonna
«Via che giornatella che ti si fattu…». «Eh, hai visto, ho scialato!». «Hai scialato, t’ho preparato lu viaggio per domani 300 non pronto forno. Già me so portato li rotoli tutti davanti, uno tutto sbudellato pozzi ciecallo». «Vabbè è uguale lo chiappamo su uguale». Emergono nuovi particolari dalle intercettazioni telefoniche dell’indagine con cui la guardia forestale ha messo a segno l’operazione Acciaio d’oro. Intanto due dei sei arrestati venerdì mattina sono finiti davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Uno ha negato le accuse, l’altro si è avvalso della facoltà di non rispondere.
A fine giornata «Via che giornatella che ti si fattu…». «Eh, hai visto, ho scialato!». E’ il passaggio di uno scambio di battute tra due degli arrestati al termine di una giornata in cui, secondo gli inquirenti, la banda ha effettuato diversi viaggi per trasportare il materiale trafugato all’Ast fino alla ditta esterna ritenuta complice. Sono diversi i momenti fotografati dall’accusa tramite le indagini portate avanti dagli agenti della forestale. Tra questi anche quelli di preparazione del colpo.
Al parcheggio Come in questa intercettazione, del 22 dicembre scorso, quando alle 19.09 in due si mettono d’accordo per individuare un punto preciso per incontrarsi. «Sei entrato già?». «Sentime, io sto alla carrozzeria davanti alla stanza de lu Cdf. Che faccio me metto la al parcheggio? E’ arrivato….che ne so dimme tu». «Aspettami al parcheggio». «Quale quello lì a destra o a sinistra?». «Quello dentro, quello do parcheggiamo noi». Secondo l’accusa «è evidente che devono incontrarsi per qualcosa che non ha a che fare con ragioni di servizio – si legge nell’ordinanza del gip Tordelli – altrimenti non avrebbero la necessità di trovarsi al parcheggio, ed è altrettanto evidente che non vogliono essere visti da uno dei responsabili del Centro di Finitura».
FOTOGALLERY: RIPRESI MENTRE RUBANO
Mica c’ho lu goniometru Altra fase monitorata dagli inquirenti, quella della pesatura del materiale: «Se t’ho dittu che è novanta otto e cinquanta…». «Eh, ho capitu». «Ooooo…più ardu che ci sta?» «Cento! Ho capitu ma mica c’ho lo goniometro». «Eh, butta su de più no!!».
VIDEO: LA RICOSTRUZIONE DEGLI INQUIRENTI
Le frasi in codice Per cercare di sviare potenziali sospetti e per rischiare il meno possibile, la banda utilizzava anche frasi in codice. «Veni giù che mettemo a posto quel raccordo». Parlando poi di una partita di materiale di elevato valore che potrebbero rubare al Centro di finitura, in una telefonata si legge: «Se deve informa de quello, quello costa li sordi…aaa dico lo so». «Quello basta una è….». «Eh lo so, ma tocca senti lui». Altra frase in codice: «Oo me lo paghi stu caffè fra un’oretta allora?». A mezzo giorno e mezzo te lo pago…mezzo giorno e tre quarti via». Per l’accusa è l’orario dell’incontro per scaricare il materiale alla ditta esterna.
I colpi e la ricompensa I furti intercettati sono quattro: il 22 dicembre 2014 viene rubata dall’Ast una quantità di ferro e acciaio di 30 tonnellate; il 13 gennaio 2015 ancora 30 tonnellate di ferro e acciaio; il 15 gennaio stesso schema: il 29 sei tonnellate di materiale ferroso arrivano a destinazione e i due autori del furto intascano 5.000 euro.
Gli interrogatori Venerdì mattina intanto si sono svolti gli interrogatori di garanzia davanti al gip Simona Tordelli per i due arrestati finiti nel carcere di vocabolo Sabbione. Il dipendente dell’Ast, difeso dall’avvocato Francesco Mattiangeli, ha negato tutti gli addebiti contestati, sostenendo che lui non aveva alcun potere gestionale né di controllo sui mezzi in uscita al Centro di Finitura Ast. Il suo compito, ha dichiarato al gip, è solo quello di controllare sulla sicurezza delle manovre di trasporto all’interno della struttura, ed effettivamente, secondo quanto emerge, l’uomo non sarebbe mai stato ripreso dalle telecamere che invece hanno immortalato alcuni dei furti. Per lui l’avvocato sta lavorando al ricorso al tribunale del riesame o ad una istanza di attenuazione della misura. L’altro arrestato invece si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il sindaco Sulla vicenda intanto interviene anche il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo. «Voglio fare i complimenti e ringraziare gli inquirenti, magistratura e forze dell’ordine, per l’ottimo lavoro. Voglio evidenziare che l’azienda simbolo di Terni, luogo di lavoro e di identità, va difesa nelle sue peculiarità, nella sua portata occupazionale, nella sua capacità di tenersi a livelli alti sia nell’innovazione e che nelle trasformazioni tecnologiche, non deve essere certo vista come ricchezza da depredare, occasione di facili guadagni e ruberie». Ma invece, secondo il desolante quadro che emerge dalle indagini, a questi uomini nulla importava se altri uomini stavano rischiando il posto di lavoro per un’azienda già in crisi, che contribuivano ad indebolire con i loro furti.
