Il funerale di George Tudor (Foto F.Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Compostezza e commozione per l’ultimo saluto «all’amico» George Tudor, annegato nel Tevere a soli 15 anni, venerdì 1 aprile. La chiesa di San Bartolomeo, di Ponte San Giovanni è gremita di giovanissimi: gli amici di scuola e di scorribande, tutti intorno alla bara ricoperta di fiori bianchi.

Gli amici In tanti hanno voluto donargli ancora un fiore, alcuni lo hanno ricordato con un pensiero a margine della liturgia:«Ti abbiamo amato e odiato, ma mai pensavamo di perderti così presto. Già sentiamo l’enorme vuoto che ci hai lasciato, ci manchi tanto George». E poi un applauso quando la bara si è allontanata dalla chiesa. Tanti giovani di seconda generazione di immigrati, ormai pienamente integrati a Perugia, hanno colorato la chiesa che per l’occasione ha visto celebrare il rito funebre con rito ortodosso.

Il rito ortodosso Radu Ionut, parroco ortodosso rumeno, di Perugia ha detto: «Oggi è un giorno di profonda tristezza ma anche un’occasione di riflessione. Il funerale per noi è un momento di resurrezione. Lo dice la liturgia e le scritture». Ma lo spiegano anche i simboli che circondano la bara del giovane e adornano la chiesa di Ponte San Giovanni, il luogo nel quale George andava a scuola, il luogo nel quale coltivava le sue amicizie, il luogo nel quale ha perso la vita.  A tutti è stato offerto una ciambellina di pane «simbolo di eternità» ha detto padre Ionut «che ha la forma di un anello, a rappresentare l’unione tra Dio e gli uomini». E poi il vino e il «coliva» dolce tradizionale che si consuma durante il rito funebre, fatto solo di grano e miele, segno di semplicità e riferimento religioso.

George come un chicco di grano Infatti il chicco di grano ritorna più volte durante la liturgia e lo ricorda anche don Luca De Lunghi, parroco di Ponte San Giovanni, che ha concelebrato il funerale con il rito ortodosso: «Anche George ritorna alla terra come il seme di grano. Anche lui quindi darà i suoi frutti che si moltiplicheranno in tutti voi. Ognuno di voi – rivolgendosi ai giovani – dovrà accogliere il multiplo di questo piccolo seme, capace di fare tante grandi cose buone». Don Luca ha anche detto che ci sono tante voci che ascoltiamo: «Quella dell’indifferenza, della paura, quella delle chiacchiere e quella del pettegolezzo, quella della sufficienza e quella della rabbia e dell’egoismo, quella della diffidenza , tutte rumorose . Poi c’è una voce silenziosa, come un chicco di grano, è la voce di Dio che si sperde nella terra e fa risorgere ad una nuova vita. George ritorna alla terra come un chicco di grano e lui come ognuno di voi è prezioso agli occhi di Dio. Attenti a chi vi dice ‘mi hai deluso’. C’è una voce più silenziosa che vi offre la salvezza».

La compostezza e la commozione La compostezza e la commozione di un ultimo saluto hanno il segno di un pianto disperato di una madre che vede allontanare il proprio figlio, del dolore degli amici che affogano in un abbraccio la rabbia della perdita e chiedono a chi guarda a questa tragica vicenda di non scivolare nel giudizio, rispettando la dignità di una dolorosa assenza

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