di Marco Torricelli
Teste spaccate, ferite varie, ossa doloranti. Ma soprattutto amarezza. Tanta. Le manganellate che la polizia ha generosamente distribuito – ai lavoratori ed ai sindacalisti – mercoledì a Roma, però, oltre che far male a chi le ha prese, potrebbero avere altre ripercussioni.
IL VIDEO DELLA CARICA DELLA POLIZIA
Alfano in Senato e alla Camera Il ministro dell’interno, Angelino Alfano, nel pomeriggio ha riferito in Senato e poi alla Camera (davanti ad un aula semivuota: un centinaio di parlamentari presenti sui 630 totali) sui fatti di mercoledì, esprimendo «solidarietà ai lavoratori di Ast e di polizia che sono rimasti feriti, auspicando che la contrapposizione tra lavoratori di categorie diverse venga evitata perché potrebbe innescare pericolose derive. Quella di ieri è stato un brutto giorno per tutti – ha detto il ministro – perché molte iniziative sindacali contemporanee hanno creato problemi di carattere organizzativo e una ricostruzione rigorosa e oggettiva è indispensabile. Tavoli di confronto al Viminale per le modalità di governance delle manifestazioni future».
Caso unico Alfano ha poi assicurato che «nessun input è stato dato alle forze dell’ordine sui metodi da adottare per confrontarsi con i lavoratori di Ast e il concitato contatto fisico che si è veriricato, con otto feriti, quattro poliziotti e quattro operai, che hanno riportato lesioni giudicate guaribili da tre a quindici giorni è stato immediatamente riassunto in un referto all’autorità giudiziaria che non contiene denunce nei confronti di nessun manifestante».
Una quindicina di feriti Complessivamente sarebbero una quindicina – tra questi vanno annoverati anche alcuni agenti di polizia – le persone che sono rimaste ferite o contuse nella carica che è stata messa in atto contro il corteo dei lavoratori di Ast. Nessuno, per fortuna, avrebbe riportato danni particolarmente gravi, anche se un sindacalista ternano della Cgil, Cristiano Costanzi, oggi si ritrova con una ventina di punti in testa. Che pochi i sicuro non sono.
La ricostruzione Secondo la questura di Roma, l’azione si sarebbe resa necessaria perché il corteo avrebbe voluto raggiungere la stazione Termimi, versione smentita da tutto il resto del mondo, tanto che secondo deputato di Sel, Ciccio Ferrara, la questura «ha detto una falsità. Non è vero che i lavoratori volevano occupare la stazione Termini, volevano andare al Mise. Chi ha sbagliato deve pagare». Anche i sindacati dei metalmeccanici, unitariamente, hanno richiesto «una smentita del comunicato assurdo della questura sulla volontà dei manifestanti di voler bloccare la stazione Termini. Abbiamo chiesto – spiega il segretario nazionale della Fim, Marco Bentivogli- la ricerca dei responsabili dell’ordine pubblico e la garanzia che le manifestazioni pacifiche dei lavoratori siano accolte con maggior rispetto».
La mozione di sfiducia Sel e M5S hanno depositato alla Camera la mozione di sfiducia congiunta nei confronti del ministro dell’interno Angelino Alfano. Nella mozione, i cui primi firmatari sono i capigruppo di Sel e M5S, Arturo Scotto e Andrea Cecconi, si legge che «la polizia, eseguendo disposizioni impartite dal ministero dell’interno, caricava senza motivo alcune centinaia di lavoratori. C’e’ un’incapacità manifesta del ministro: Alfano è un ministro mediocre, è impensabile far gestire il ministero dell’interno ad una persona che ha dimostrato di non essere in grado neppure di gestire il fenomeno dell’immigrazione. Per evitare ogni tentazione di insabbiamento della mozione, stiamo valutando di presentarla anche al Senato anche se la calendarizzazione alla Camera sarà inevitabilmente rapida, forse già la prossima settimana».
Il Silp Una presa di posizione importante è quella del sindacato di polizia Silp di Terni: «Come categoria della Cgil che rappresenta i lavoratori della polizia di stato e come cittadini di Terni, desideriamo esprimere la nostra amarezza per quello che ieri è accaduto a Roma, ma non solo. La legittima protesta dei lavoratori delle acciaierie di Terni e di tutti i lavoratori che stanno vivendo insieme alle proprie famiglie, in questo
nostro Paese, momenti di delusione, disperazione e rabbia, per la giusta rivendicazione del posto di lavoro, non può e non deve trovare, la
contrapposizione degli operatori di polizia, altri lavoratori che in questi stessi giorni rivendicano le loro problematiche condizioni, allo stesso
governo Renzi, sarebbe solo una follia, una inarrestabile sciagura sociale».
La solidarietà In un momento cosi difficile, «dove amarezza e rabbia si mescolano al dolore delle manganellate di Roma, qui a Terni con grande professionalità, sensibilità ed il dovuto rispetto per altri cittadini in grave difficoltà, la comunità dei poliziotti di Terni, da più di un mese, e non da sola ‘mezza giornata’, si è affiancata agli operai dell’Ast, alle organizzazioni sindacali, alle famiglie della nostra città accompagnandoli nei loro momenti di rivendicazione e di protesta, di attesa e di rabbia, di giorno e di notte, con grande senso di responsabilità, cercando di portare a termine il difficile compito che ci è stato affidato, il mantenimento dell’ordine pubblico, con il prezioso aiuto di tutti, operai e rappresentanti sindacali, della comunità intera. Per questo motivo ringraziando tutti i colleghi di Terni, impegnati in questa lunga e faticosa vertenza, auspichiamo in una rapida quanto positiva evoluzione della trattativa, con la riapertura del confronto e la stesura di un nuovo piano industriale che permetta alla nostra Acciai Speciali Terni di continuare a vivere, e noi con essa».
La testimonianza Tra coloro che sono andati a Roma, mercoledì, c’erano anche Angelica Trenta e Federico Pasculli, consiglieri comunali del M5s. Ecco il racconto di Pasculli: «Dato che l’ambasciata tedesca, dopo aver ricevuto una delegazione di lavoratori, ha di fatto eluso la richiesta di una nota di solidarietà, la rappresentanza degli operai ha chiesto di poter convergere pacificamente verso il Mise. Nel frattempo le forze dell’ordine ci avevano chiuso ogni via di uscita. Abbiamo cercato di convincerli a farci passare e attenzione, cosa importante, eravamo in quel momento in direzione opposta rispetto alla stazione Termini».
Le manganellate In quel frangente, racconta ancora Pasculli, «mentre ovviamente gli operai che cercavano di passare erano estremamente vicini alla celere, ma del tutto pacifici, la stessa celere ha iniziato a manganellare gli operai. Sono stati 60 secondi di follia, eravamo stretti fra le auto parcheggiate nella prossimità, le vetrine dei negozi e la celere. Volava di tutto anche uno specchietto di una auto che ha colpito in viso un uomo davanti a me. Pura follia, quando la celere ha realizzato che c’era un uomo a terra si è placata e ha indietreggiato, anche perché nella colluttazione hanno colpito anche Landini che è andato ovviamente su tutte le furie».
Il ferito «Io – dice ancora il consigliere comunale del M5S – Sono corso in un bar a prendere del ghiaccio per quell’uomo a terra, che aveva una vistosa escoriazione alla testa ed era stordito. Di li ha poco è giunta un ambulanza per soccorrerlo. Gli operai intanto avevano creato un cordone protettivo intorno a lui. Il corteo come tutti hanno potuto vedere è stato pacifico, non abbiamo rotto un vetro o danneggiato nemmeno una pianta. Gli unici ad aver sbagliato – conclude Pasculli – sono stati il questore e chi ha coordinato la sicurezza, e sicuramente Alfano che dimostra di essere sempre di più impreparato al suo ruolo».
La polemica Pesantissima era stata la presa di posizione di Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap: «Evidentemente la sceneggiata del sindaco di Terni che un anno fa si è inventato una manganellata della polizia, salvo poi dover riconoscere che si era trattato dell’ombrellata di un manifestante, non ha insegnato nulla. Aspettiamo di conoscere i fatti nel dettaglio. Una cosa è sicura – conclude Tonelli – noi come Sap siamo e restiamo senza se e senza ma dalla parte dei colleghi».
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Il sindaco Secondo Leolpoldo Di Girolamo «è davvero molto preoccupante che un rilevante rappresentate sindacale delle forze di polizia usi toni e contenuti che non ho problemi a definire violenti, accusando di sceneggiate il sindaco di una città che sta vivendo con grande senso civico una durissima vertenza della sua industria simbolo e fondamento. Le parole del segretario del Sap sono oltretutto irrispettose dell’ordinamento giudiziario del Paese, in quanto come tutti sanno – tranne evidentemente il rappresentante sindacale – è in corso un’inchiesta da parte della magistratura su quanto avvenuto ai miei danni e che comunque il cuoio capelluto lacerato non è stato un atto di autolesionismo».
Ricostruzioni fantasiose Per il sindaco «è inquietante che a fronte di quanto avvenuto ieri in piazza Indipendenza, con una gestione dell’ordine pubblico che di fatto ha visto la presa di distanza del governo e del ministro degli interni, un rappresentante sindacale delle forze di polizia, invece di dare un contributo a riportare serenità, responsabilità e professionalità, aizzi gli animi, soffi sul fuoco con parole prive di ogni rapporto con la realtà. Altrettanto grave è che alle parole del Sap si accompagnino ricostruzioni fantasiose come quelle messe in giro nel pomeriggio di ieri che volevano giustificare l’uso sconsiderato dei manganelli per impedire una fantomatica occupazione della stazione Termini».
Terni non è Roma Secondo Di Girolamo «l’unico elemento di rassicurazione, rispetto a una giornata carica di inutile violenza, è rappresentato dalla consapevolezza che la quasi totalità degli operatori di pubblica sicurezza sa dimostrare ben altra sensibilità e capacità nel coniugare il diritto a manifestare con le esigenze di ordine pubblico. In queste settimane a Terni abbiamo visto grandi professionalità impegnate su questo versante. Mi auguro che la discussa gestione dell’ordine pubblico di ieri a Roma, oggi evidenziata da tantissimi organi di informazione e deprecata da autorevoli commentatori, sia un episodio isolato, anche in considerazione di una vertenza che continua ad essere complessa, lunga e articolata».
Il conto corrente Da lunedì è operativo il conto corrente bancario di solidarietà, presso la filiale di Unipol Banca di via Tre monumenti, che ha contribuito con un primo versamento. Chi vorrà effettuare dei versamento dovrà indicare l’Iban IT80 F031 2714 4000 0000 0005 100, indicando come casuale ‘Solidarietà vertenza Ast’.
