di M. To.
Una frittata. Che rischia di restare sullo stomaco a qualcuno. Perché la faccenda delle ‘uova al veleno’ regala nuove e sgradevoli sorprese.
Altri casi Ci sono – la denuncia viene da Italia Nostra, Wwf e comitato ‘No inceneritori’ – almeno altri sei casi, oltre ai quattro già riconosciuti anche dal ministero della salute e dalla Asl2, nei quali i campioni di uova prelevati nel 2013 (complessivamente erano 22) risultano contaminati.
L’allarme Sei casi, più quattro casi, dicono «fanno dieci casi di positività su 22 campioni analizzati. Quasi il 50% del totale e questo rappresenta un dato allarmante, oltre che inquietante per come è stato gestito».
I campioni La ASL2, dicono, «che pochi giorni or sono aveva ufficialmente riferito della contaminazione di ‘soli’ quattro campioni di uova sui 22 prelevati, ha omesso di rappresentare ai residenti della Conca informazioni cruciali e relative alla pesante contaminazione di altri sei campioni di uova oltre il livello di azione, ossia quella soglia dopo la quale l’Unione europea impone di accertare le fonti inquinanti, assumendo iniziative per il loro contenimento e la loro eliminazione dagli alimenti e procedure di risanamento».
La diossina Secondo le tre organizzazioni «occorre ricordare che per la letteratura scientifica il tasso medio di diossina nelle uova è ricompreso tra 0,2 e 0,4 pg/gr (picogrammi contenuti in ogni grammo; ndr): al contrario Terni si attesta su multipli assai significativi, visto che nei sei campioni ai quali ci riferiamo la concentrazione era superiore a 1,75, ma ancora una volta tutto è stato deliberatamente minimizzato, con rassicuranti comparsate tv, sorvolando sul contesto ambientale in cui stiamo affondando, caricando viceversa poveri allevatori di presunte quanto offensive responsabilità, essendo stato raccomandato loro di non bruciare plastiche accanto agli stazzi e amenità consimili».
«Fare chiarezza» Questi dati, è la conclusione, «sono invece la conferma di una contaminazione ampia e diffusa, per la quale è necessaria una full disclosure da parte anzitutto della Regione Umbria, competente per le attività Asl. Con una petizione pubblica, assieme a oltre 15 mila persone, già in marzo chiedemmo alla Regione notizie sul superamento delle soglie di azione anche in considerazione dei rischi da bioaccumulo. Non sbagliavamo, ma per mesi quelle informazioni sono state sigillate nei cassetti. Fino ad oggi».
