di Ivano Porfiri
Presenza di Cosa Nostra con case e terreni intestati a prestanome delle famiglie Madonia e Di Trapani, i tentacoli del clan dei Casalesi che si allungano sottoforma di «inquinamento dell’economia legale», le mafie straniere che progressivamente rimpiazzano la delinquenza locale agganciando l’Umbria ai grandi traffici internazionali di droga e sfruttamento della prostituzione, denunce di estorsioni e usura. Sono gli elementi che emergono dalla relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre 2010. Il quadro è di quelli che destano preoccupazioni e che allontanano l’immagine dell’Umbria “isola felice”.
Mafia La Dia sottolinea come «l’andamento dei fenomeni criminali nella regione Umbria è stato caratterizzato anche da fattispecie riferibili alle presenze di Cosa Nostra». In particolare, viene ricordato che: «in data 18/2/2010, in Terni e provincia, la Dia ha proceduto alla confisca emessa dal tribunale di Palermo di immobili ed attività intestati a un prestanome di personaggi collegati alle famiglie Madonia e Di Trapani»; «in data 23/2/2010 ha proceduto al sequestro ordinato dal tribunale di Agrigento, nel comune di Spoleto, località Fabbreria, di un appezzamento di terreno con annesso caseggiato rurale riconducibile ai familiari di un ergastolano, mafioso, della provincia di Agrigento»; «in data 10/3/2010 il comando provincia carabinieri di palermo ha proceduto al sequestro dei beni riconducibili ad un soggetto originario di Carini (Pa) (arrestato insieme ad altre 3 persone a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Palermo) tra i quali una società con sede a Foligno».
Camorra Neanche la criminalità campana manca all’appello, con infiltrazioni che si sono palesate a partire dall’arrivo di società campane per la ricostruzione post-terremoto. Da questo versante, la Relazione sottolinea come «l’analisi delle risultanze investigative evidenzia un ruolo primario, nelle dimensioni proiettive della Camorra, del cartello dei Casalesi, che si è dimostrato in grado di esprimere un elevato livello di capacità criminale in altre zone della penisola (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Abruzzo e Molise) ed oltre i confini nazionali (Centro America, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Paesi Bassi, Paesi dell’Est Europeo), dove la sua presenza si esplicita attraverso modalità delinquenziali meno eclatanti sotto il profilo dell’apparenza, ma altrettanto pericolose per i rischi di inquinamento dell’economia legale». In sintesi, «la minaccia locale espressa dal sistema camorristico, attraverso le sua manifestazioni più aggressive, tende a manifestare caratteri globali, non solo esportando in sede extraregionale modelli di controllo mafioso del tessuto sociale, specie con l’attivazione di cisrcuiti estorsivi, sebbene ancora ristretti, ma anche attivando forme di imprenditoria mafiosa che inquinano in maniera sensibile l’economia legale».
Mafie straniere Cresce il fenomeno della criminalità organizzata di stampo estero. Per la Dia, seppur «la geoallocazione dei reati associativi perpetrati da stranieri indica nella Lombardia l’area di maggiore presenza del fenomeno, seguita da Toscana, Lazio e Campania, il numero delle segnalazioni è sensibile anche in Umbria, dove gli stranieri coinvolti in attività illecite consorziate superano gli autoctoni, come avviene altresì in Toscana e Trentino».
Criminalità albanese L’aumento della criminalità albanese per la Dia si rileva in Umbria «ove, specialmente con riferimento al traffico di stupefacenti, si registra l’operatività di gruppi delinquenziali il cui giro illecito sia dal punto di vista del rifornimento – che avveniva in genere nelle regioni del Nord e nella vicina Campania – sia della distribuzione, era rispettivamente nazionale e locale. Attualmente invece più frequente è il diretto collegamento e la capacità di interloquire con i grandi circuiti di distribuzione internazionale, come evidenziato dalle indagini “Little”, “Smeraldo 1” e “Smeraldo 2” concluse nello scorso febbraio nel perugino. Continua ad essere presente altresì il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, gestito come in altre realtà alternando accordi e contrasti tra piccoli gruppi di identica o diversa nazionalità, in particolare romeni».
Criminalità romena La delinquenza romena è emersa in particolare per i reati informatici, come il cosiddetto “phishing”: al riguardo, «il tribunale di Perugia, nell’ambito dell’operazione “Iktùs” ha emesso nello scorso mese di marzo 17 ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici e truffa, di cui 8 da eseguire con mandato di arresto europeo, a carico di cittadini romeni, egiziani e italiani. Dalle indagini si è rilevato che l’organizzazione con basi logistiche nel Nord Italia (Milano, Novara e Padova) e direzione operativa in Romania, in soli 40 giorni, sfruttando informazioni carpite con false email, ha sottratto da numerosi conti online circa 1 milione di euro, in gran parte trasferito in Romania».
Estorsione e usura La Dia segnala infine nell’estorsione e nell’usura due fenomeni in crescita in tutta Italia, spesso con l’utilizzazione di intermediari come soci finanziatori. In Umbria, i casi di estorsione, nella prima metà del 2010 sono stati 29 (30 persone denunciate di cui 15 stranieri) contro i 28 del secondo semestre 2009, uno quello di usura (2 nel secondo semestre 2009).

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