di M. To.

Senza soluzione di continuità. E con la tensione sempre più alta. Quella che ormai è una battaglia senza quartiere – tra l’amministratore delegato di Ast, Lucia Morselli e i lavoratori – è caratterizzata, dopo un giovedì davvero pesante e segnato da parecchi colpi di scena, da un’altra giornata intensa. Dopo una notte, per molti, insonne.

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Il governo Il ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi, ha incontrato questa mattina Lucia Morselli. Il ministro, condannando in modo netto ogni atto di violenza accaduto nello stabilimento di Terni – forse le cose le sono state riferite in maniera un po’ distorta – ha ricordato all’amministratore delegato che per il 4 settembre è convocato un tavolo di confronto sul piano industriale illustrato dall’azienda nelle scorse settimane.

Sospensione Lucia Morselli avrebbe accettato la richiesta del ministro, di sospendere nel frattempo gli atti unilaterali riguardanti la contrattazione aziendale e l’annunciata procedura di mobilità. Il ministro Guidi, fa sapere il ministero, prendendo atto della volontà aziendale, auspica «che si ricostituisca un clima di generale confronto proficuo tra tutte le parti coinvolte ed invita le organizzazioni sindacali e le istituzioni territoriali a contribuire fattivamente affinché ciò avvenga».

La ‘mobilità’ Ma poco dopo le 13 di venerdì, la doccia fredda: con una stringata comunicazione ai sindacati, l’azienda ha annunciato l’avvio delle procedure di messa in mobilità per quasi 600 lavoratori: 58 alla Società delle fucine, altrettanti al Tubificio e oltre 470 in Ast. Se questo significa sospendere il piano predisposto, non si ha il coraggio di pensare cosa sarebbe accaduto in caso contrario.

Contrordine Poco dopo le 20, poi, la marcia indietro: si è trattato di un equivoco, è la versione ufficiale. Le procedure erano state avviate e , quindi, sarebbero andate avanti in automatico. Ma adesso verrà inviata una nuova comunicazione che annulla tutto. Niente mobilità, per ora. Ma una curiosità resta: possibile che l’ad Morselli si sia dimenticata di far cenno al ministro Guidi che c’era questo piccolo particolare?

Niente manutenzioni E, come se mancassero gli argomenti, l’azienda ha anche fatto sapere che per il periodo della fermata estiva, che scatterà lunedì, non ha intenzione si far svolgere alcun intervento di manutenzione sugli impianti. Il che ha un doppio significato: il primo è che i macchinari restano nelle condizioni – in qualche caso davvero bisognose di interventi anche massicci – in cui si trovano ora, con evidenti ricadute negative sui volumi produttivi; ma il secondo è che per molte ditte; locali per la maggior parte, ma non solo; questo rappresenta un colpo gravissimo. In qualche caso potrebbe significare la loro morte.

Nuovi blocchi Le notizie contraddittorie non hanno fatto altro che alimentare la rabbia dei lavoratori che per tutto il giorno hanno dato vita a blocchi stradali lungo viale Brin. Per un bel po’ i lavoratori hanno gestito autonomamente il traffico facendo, circolare automobili, camion e autobus con periodicità casuale, provocando numerose code. Poi sono intervenuti i vigili urbani.

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In Prefettura Mentre tutto questo avveniva i rappresentanti sindacali si stavano incontrando con il prefetto Bellesini per fare il punto della situazione e cercare di definire i dettagli delle possibili nuove iniziative di protesta organizzate. Ma anche di fare chiarezza sulla nuova forzatura aziendale, con la richiesta di mobilità.

Le opzioni Allo stato ci sono due possibilità: la prima è che l’Ast invii una nuova comunicazione, con la quale annulla la precedente e annuncia che per quanto riguarda la richiesta, come per tutto il resto, si attiene agli impegni assunti dall’ad Morselli davanti al ministro Guidi e, quindi, sospende tutto almeno fino al 5 settembre. La seconda è che i sindacati hanno tempo una settimana per chiedere un incontro – e la cosa verrebbe comunque ‘congelata’ per 35 giorni – nel quale discutere la richiesta aziendale. I tempi, a ben vedere, non sono poi così diversi.

L’assemblea Nella mattinata di venerdì, intanto, i lavoratori – circa un migliaio – si erano riuniti in assemblea in uno dei piazzali interni dello stabilimento. Una riunione particolarmente partecipata – mogli e figli al seguito – per fare il punto della situazione e decidere le iniziative da intraprendere nei prossimi giorni. Durante la prossima settimana l’amministratore delegato Lucia Morselli dovrebbe incontrare i rappresentanti dei sindacati.

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La tensione I rappresentati dei sindacati, durante l’assemblea di venerdì mattina, sono stati oggetto di violente contestazioni verbali da parte dei lavoratori. Gli operai hanno chiesto una nuova forte manifestazione di protesta. Chiedono urgentemente di andare a Roma per occupare e bloccare la stazione Termini oppure per recarsi sotto la sede del Pd per sollecitare il presidente del consiglio Renzi.

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Interinali a casa E, tanto per cominciare, proprio nella giornata di giovedì, ad alcuni lavoratori con contratto interinale è stato comunicato che, per loro, non c’è più posto e che il loro rapporto con Ast si interrompe. Ora il timore è che una decisione analoga possa essere presa anche per gli apprendisti e per i lavoratori a tempo determinato: nel gruppo Ast, complessivamente, sono in 131 a trovarsi in questa situazione.

I dirigenti Come non viene giudicato positivamente il pacchetto di decisioni preso nei giorni scorsi e relativo al demansionamento di molti dirigenti – retrocessi al rango di ‘quadri’ e privati delle prerogative decisionali e gestionali – e al metodo con il quale sono stati assegnati incarichi delicati, soprattutto in tema di programmazione e di gestione delle risorse: opinione diffusa è che siano state scelte, anche queste, mirate. Se saranno commessi errori che faranno aumentare il passivo, invece che ridurlo, sarà gioco facile operare ulteriori tagli.

I lavoratori In più di un’occasione, giovedì e venerdì, si è stati ad un passo dall’incidente serio – anche se si lamentano due feriti, tra forze dell’ordine e vigilanza privata e a molti è apparso chiaro che l’atteggiamento dell’amministratore delegato non fosse indirizzato a far diminuire la tensione – con i lavoratori al limite dell’esasperazione e pronti a scagliarsi contro chiunque: «Noi siamo pronti a restare qui per giorni – era la minaccia ricorrente – e comunque per tutto il tempo necessario a far capire a quella lì (Lucia Morselli, ovviamente; ndr) che non le permetteremo di giocare sulla nostra pelle».

Il governo Ora appare davvero indispensabile – ed in tempi rapidi – una presa di posizione del governo e del presidente del consiglio Matteo Renzi in particolare. Ma una domanda si sentiva ripetere spesso nei capannelli che si formavano sotto quella palazzina: «Che fine hanno fatto i rappresentanti istituzionali, i parlamentari e i politici? Che avevano da fare, di così tanto importante, da non aver trovato il tempo di farsi vedere per tutta la giornata?».

Il sindaco L’unico ad esserci, in effetti, era il sindaco Di Girolamo, nei confronti del quale l’amministratore delegato di Ast ha fatto ancora peggio che con il prefetto: il sindaco, infatti, ha avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con Lucia Morselli solo per pochi minuti. Se ha mostrato di snobbare il governo, la manager ha fatto chiaramente capire che nei programmi di ThyssenKrupp non c’è quello di confrontarsi con l’amministrazione locale.

Brega Il presidente del consiglio regionale, Eros Brega, però, precisa che «non c’era solo il sindaco, ma anch’io ero presente». Brega chiarisce: «Sono arrivato poco dopo le 21 – i cronisti erano già stati fatti uscire dalla palazzina – e ho contribuito per la mia parte al buon esito della discussione».

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2 replies on “Tk-Ast, «Il piano è sospeso», ma non sembra. L’azienda annuncia la mobilità, poi ci ripensa”

  1. Caro Marco come sempre metti ciò che ti fa comodo nelle tue sintesi giornalistiche.
    Ma io persevero: BASTA CHIACCHIERE.

    1) che i parlamentari Umbri di maggioranza – Gianluca Rossi, Valeria Cardinali, Nadia Ginetti, Miguel Gotor, Luciano Rossi – rifiutino di votare nei prossimi giorni alcun emendamento alle riforme in Senato fin quando il presidente Renzi non avrà ufficialmente riaperto il tavolo negoziale col totale rigetto del piano industriale presentato da ThyssenKrupp. I parlamentari sono stati eletti per rappresentare e difendere il territorio e i suoi cittadini, non per essere marionette nelle mani del capo del governo. Quindi chiediamo che costoro svolgano il proprio dovere se è vero – come sostengono a parole – che questa crisi rappresenta un punto di non ritorno per la città di Terni. Ai ternani delle riforme importa assai poco: i parlamentari devono pertanto fare quel che chiedono gli elettori, cioè difendere fino allo stremo la città e i cittadini.

    2) che i parlamentari del Pd spieghino a Renzi che la sua presenza simbolica a Terni è un atto sostanzialmente inutile se non accompagnato dall’immediata attivazione di concrete misure di governo a tutela del sito produttivo di Terni e della sua strategicità. Occorrono prese di posizione ufficiali e immediate affinché Terni diventi il simbolo di una comune e forte volontà di tutela degli interessi nazionali e dei lavoratori italiani.

    3) Che si apra la più ampia riflessione sull’operato dell’ex amministratore delegato Pucci, il cui repentino quanto – per lui – lucrativo abbandono della nave nel mezzo della tempesta genera più di un dubbio sulla sua onestà intellettuale e sulle sue capacità professionali, anche alla luce delle ingenti perdite accumulate nel corso della sua gestione.

    4) che la Regione e le istituzioni locali preposte avviino immediatamente un confronto aperto a tutti i soggetti politici e della società civile interessati, per valutare l’attuazione di strumenti emergenziali tra cui la richiesta di classificazione dell’area come di crisi complessa ai sensi della normativa vigente, nei modi e nei termini più ampiamente condivisi, così da determinare quegli aggiornamenti tecnologici essenziali perché le accaierie di Terni e non solo, possano restare proficuamente sul mercato.

    Thomas De Luca – Capogruppo M5S

  2. Thomas caro, una cosa – su tutte – mi dispiace registrare nel tuo rimprovero: la mancanza di originalità. Tu arrivi, infatti, buon ultimo – e per distacco – rispetto a tutti gli altri. La stessa cosa, infatti, mi hanno rinfacciato quelli di sinistra, quelli di destra, quelli che non sanno nemmeno loro cosa siano e quelli che vorrebbero, ma non possono. O non sanno fare. Sul tuo profilo Facebook hai scritto, riguardo ad un’altra storia, che “nessuno, oggi, rimpiange le chiusure dei giornali italiani…Sallustio diceva – hai chiarito – ‘faber est suae quisque fortunae’, ovvero ciascuno è artefice della propria sorte”. Ecco, sulla seconda parte di quella tua affermazione, sono assolutamente d’accordo. Ti saluto con grande simpatia. Marco Torricelli

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