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Michele Santoro (Foto F.Troccoli)


di Ivano Porfiri

Ha fatto vibrare il teatro Morlacchi, Michele Santoro, quando tutti pensavano che il dibattito con Angelo Guglielmi, Gad Lerner, Enrico Deaglio, Luca Telese sulla tv verità fosse già finito. «La televisione è diventata quella dei reality perché noi non abbiamo creduto in noi stessi, noi sopravvissuti, venuti dalla Rai3 di Guglielmi, non abbiamo avuto il coraggio di credere che bisognava continuare a raccontare la realtà. Adesso il pubblico si è stancato, non ne può più». Non ne può più di certa televisione come non ne può più di certa politica, secondo il giornalista. E «se scendesse in campo Beppe Grillo sarebbe una rivoluzione, scompaginerebbe tutto il quadro politico». Per non parlare di Saviano: «il simbolo di un’Italia diversa». E, a sorpresa, lo scrittore napoletano è apparso sul maxischermo alle spalle di chi parlava, collegato attraverso skype da casa di Fabio Fazio.

E di colpo, Saviano La serata dedicata all’informazione e alla tv-realtà dell’IMMaginario festival, con il deus ex machina della Rai3 che la inventò, Angelo Guglielmi, ha vissuto un momento di pathos tangibile quando Fabio Fazio, in collegamento su skype ha annunciato: «Qui a casa mia c’è un ospite, volevo presentarvelo». Ed è apparso Roberto Saviano. Al teatro Morlacchi, che già durante l’ultimo festival del giornalismo gli tributò una lunga standing ovation, lo scrittore di Gomorra ha parlato dell’emozione che prova andando in onda a “Vieni via con me”. «Dovrei seguire una scaletta ma poi vado a braccio, mi si secca la bocca, fare la televisione è un mestiere durissimo». E sulle critiche subite che hanno coinvolto il ministro Maroni: «E’ stato doloroso in queste ore sentire il fraintendimento. Pensare che un’orazione o un monologo sia antidemocratico è terribile». E ancora: «Obbligare a tenere diverse opinioni significa non poterne approfondire nemmeno una, io credo che i miei coetanei si siano avvicinati al nostro programma proprio perché apprezzano che ci sia spazio per un approfondimento».

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Guglielmi style Il dibattito è stato spezzato da perle della Rai3 di Guglielmi: brani di “Samarcanda”, “Il rosso e il nero”, “Milano, Italia” con interviste a Libero Grassi prima che fosse ucciso, Tano Grasso quando iniziava la ribellione contro il pizzo, Falcone, la truppa leghista dei vari Speroni, Castelli e Borghezio appena eletti in Parlamento. «Quella televisione oggi non si potrebbe più fare – ha detto Lerner – noi scendevamo in mezzo alla gente che diventava protagonista più di chi era sul palco. Oggi la gente è abituata alle telecamere, ha capito i meccanismi, ha in testa la formula reality».

L’invettiva di Santoro Ma la serata si è accesa sul finale, durante l’ultimo intervento di Santoro. Si parlava della tv del futuro: «La gente non ne può più di certa televisione, c’è bisogno di formule nuove e volti nuovi. Certe regole sono insopportabili: non capisco perché io coi politici devo rispettare il galateo e un politico nella mia trasmissione può anche cagare sul tappeto». E giù applausi. Santoro ha ribadito di essersi stancato anche di fare Annozero. «Volevamo sperimentare qualcosa di nuovo, ma ci hanno ingessato dentro quella formula, però devo dire che anche con le braccia ingessate riusciamo a menare buoni colpi, facciamo buona boxe».

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La politica, Saviano e Grillo Sulla politica, Santoro ha detto che «stiamo assistendo a un finale di partita, vedremo quello che succede». In quanto a “Vieni via con me” «il successo di programmi come quello di Saviano sono un segnale molto forte di un cambiamento del pubblico» e a Lerner che diceva come quei programmi rischino di scadere in una tv rassicurante per la sinistra, senza contrapposizione di idee, Santoro ha replicato: «Sì, ma c’è Saviano, che è il simbolo di un’Italia diversa». E sempre a Lerner, che ha accusato Grillo di non essere credibile per via della sua storia personale e dei suoi guadagni, l’anchorman di Annozero ha tuonato: «Non è credibile solo perché non ci mette la faccia: se smettesse di allevare polli di batteria e si mettesse a fare politica in prima persona sarebbe una vera rivoluzione e non so chi ne sopravviverebbe».

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