di Francesca Marruco
E’ morta a soli sette mesi per un soffio al cuore non curato in tempo e adesso i genitori si stanno opponendo alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura nei confronti dei sei medici del reparto di pediatria dell’ospedale di Perugia indagati per omicidio colposo. L’udienza di opposizione all’archiviazione si terrà venerdì mattina davanti al gip di Perugia.
Il soffio al cuore Era nata prematura e pesava solo due chili e mezzo Ibtihal Boudekkes, ma nel complesso stava bene. La preoccupazione per i genitori della piccola, nata il 22 ottobre del 2010, si manifesta a febbraio del 2011. Il loro pediatra si accorge che la piccola ha un soffio al cuore, per questo gli prescrive una visita cardiologica con ecocardiogramma. Al Cup la visita viene fissata per sette mesi dopo. Il pediatra a quel punto gli fa una seconda ricetta indicando l’urgenza, che, secondo i R.A.O.( raggrupamenti di attesa omogenea della Regione Umbria) obbliga l’azienda sanitaria ad effettuare la visita entro dieci giorni dalla prescrizione.
Urgente Ciò nonostante, la visita ‘urgente’ viene fissata per il 13 ottobre del 2011 all’ospedale di Perugia. Siamo ad aprile. La bambina non può aspettare così tanto. Il pediatra allora chiama direttamente un medico della pediatria di Perugia che si dice disposto a visitarla. Ma quella visita non avverrà mai. Adesso il padre della bambina, assistito dagli avvocati Mariella Billi e Pasquale Perticaro, ha scritto una lettera chiedendo che «quanto accaduto a sua figlia venga portato all’attenzione dell’opinione pubblica e non finisca nel dimenticatoio delle coscienze».
La piccola muore E la morte della sua bambina, la racconta così:«La mattina del 5 giugno mia figlia si svegliò normalmente, poi mentre prendeva il latte, si allontanò dal seno della madre e iniziò a vomitare. Andammo subito in ospedale, arrivammo verso le 14.00. Appena arrivati riferivo più volte che la bambina aveva un soffio al cuore non ancora indagato, intorno alle 15 venivano somministrate le prime cure, in particolare aspirarono il materiale ingerito nelle vie aeree, e poi somministrarono alla bambina un farmaco usato per le patologie respiratorie. Inizialmente la bambina reagiva positivamente ( tant’è che venne lasciata sola con un infermiere) poi però si agitava e piangeva: sia io che mia moglie nnotavamo un improvviso peggioramento. Credo che per tale ragione, dopo averci fatto allontanare, veniva chiamata l’equipe di rianimazione. Intervenne anche il cardiologo che però, arrivato alle 16.50 non potè fare altro che constatare il decesso».
Le due consulenze Ibtihal, stabilirà poi l’autopsia muore per « insufficienza cardiorespiratoria conseguente ad una successivamente accertata cardiomiopatia ipertrofica del ventricolo sinistro». Per i consuenti del pm però, i medici dell’ospedale finiti indagati non avrebbero alcuna colpa per come sono andate le cose.
Di avviso opposto i consulenti di parte della famiglia, medici legali Sergio Scalise Pantuso e il professor Augusto Amici, che sostengono come «la bambina, entro tempi utili, poteva essere stabilizzata sul piano cardiaco e sul piano clinico in generale, potendosi quindi programmare trattamenti anche invasivi che ne potevano concretamete evitare la morte». Invece quel giorno in ospedale, nonostante quanto riferito dal padre della bambina sul soffio al cuore, e«mancando di valorizzare il dato obiettivo di ‘soffio cardiaco 3/6» e il non essersi posti «il sospetto di patologia cardiaca in tempi brevi» ne determinerà la morte. Anzi, il farmaco dato alla bimba, secondo Scalise e Amici, avrebbe «aumentato il lavoro cardiaco determinando un rapido aggravamento del quadro favorendo e anticipando la morte». Per tutti i consulenti invece, il mancato rispetto dell’urgenza del R.A.O ha influito in maniera massiva sulla morte della piccola. Adesso sarà un giudice a decidere se archiviare tutto o disporre nuove indagini.
