Si è concluso con la prescrizione delle violazioni contestate il processo legato agli incentivi Cip6 – poco meno di 13 milioni di euro – incassati dall’Asm fra il 2004 e il 2007 per la combustione della cosiddetta ‘frazione secca’ dei rifiuti all’interno dell’ex inceneritore di Maratta.
Il procedimento non è altro che una ‘costola’ del processo Asm, dove la contestazione di truffa ai danni dello Stato riguarda sette persone: sei membri dell’ex cda Asm e l’ex sindaco di Terni Paolo Raffaelli. Il processo concluso giovedì mattina con la prescrizione è quello legato alla responsabilità amministrativa delle società e degli enti, con la violazione del decreto legislativo 231 del 2001 contestata all’azienda e al suo rappresentante legale Carlo Ottone.
Secondo la procura, nel termovalorizzatore erano stati bruciati anche rifiuti di altro genere – contenenti sostanze organiche e non conformi alle autorizzazioni -, il tutto per abbattere i costi e ottenere gli incentivi previsti al tempo per l’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Sulla questione, uno dei tanti filoni riguardanti l’impianto ex Asm di Maratta, si era mossa anche la guardia di finanza con verifiche e accertamenti per stabilire l’importo esatto – 12.962.989 euro – incassato indebitamente.
La prescrizione, fissata in 5 anni per la violazione in oggetto, è stata rilevata dal giudice monocratico Federico Bona Galvagno. A rappresentare l’Asm c’erano gli avvocati Luigi Zingarelli e David Brunelli.
