Slot machines

di F.T.

Quando si dice ‘andare dritti al sodo’. Stava giocando in un bar di Borgo Bovio con una di quelle macchinette mangia-soldi. Serata avara di soddisfazioni: euro dopo euro, la speranza di rimettersi in tasca qualcosa era quasi andata a farsi benedire. Poi, all’improvviso, la slot machine si era accesa e aveva iniziato a suonare come mai fino a quel momento: «Finalmente!».

Delusione La doccia fredda arriva nel giro di pochi secondi. La macchinetta non sembra avere alcuna intenzione di scucire il premio. Colpetti, colpi, scossoni: niente da fare. Non viene giù neanche un centesimo. Il tipo, preso dallo sconforto, si rivolge al barista che chiama il proprietario-gestore della slot: «Ha detto che arriva e ci pensa lui». Ok.

L’attesa Passa un’ora e un’altra ancora. Non si vede nessuno ma il ‘vincitore in pectore’ resta lì, accanto alla maledetta che non dà segni di vita. Tutto ciò per paura di perdere l’agognato premio, dopo tante delusioni. Allo scoccare della terza ora di attesa il tipo se ne va, ma dopo qualche minuto è di nuovo lì. Il dado è tratto: stacca la spina della slot e parla con il barista: «Guarda, me la porto via. Questo è il mio numero, chiamami appena viene il tecnico».

Il ‘sequestro’ Il barman non si oppone più di tanto mentre il tipo suda le proverbiali sette camice. Prende di peso la mitica slot e la carica in auto: sequestrata. Chi va su tutte le furie quando arriva al locale è il gestore delle macchinette. Non ci mette molto a chiamare la polizia che raggiunge la casa dell’uomo. La macchinetta è ovviamente lì, con lui. Ormai inseparabili.

Il processo Non è dato sapere se poi sia riuscito a ottenere il premio. Di certo ha incassato una denuncia per furto che lo ha portato sin davanti al giudice del tribunale. Venerdì mattina si è tenuta l’udienza del procedimento, aperta e subito rinviata al 24 ottobre per l’assenza di un teste. La vicenda risale al giugno del 2009. Fra gli imputati c’è anche un giovane straniero, difeso dall’avvocato Arnaldo Sebastiani, che lo avrebbe aiutato a spostare il diabolico macchinario, probabilmente senza sapere neanche il perché di tutte quelle manovre.

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