Lavoratrici Aidas

di Marco Torricelli

L’iniziativa è forte ed è destinata a non passare inosservata. Una ‘lettera aperta’ indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Perché il tempo per accertare di chi sia stata la responsabilità della crisi in cui versa la cooperativa Aidas c’è; mentre ce n’è decisamente meno per chi sta facendo lo sciopero della fame.

Lo sciopero A inviare la missiva è il gruppo di lavoratrici di Aidas che sostiene le tre colleghe – Serenella Arca, Rita Satolli e Petya Dimovaimpegnate in uno sciopero della fame, insieme al segretario della Uil ternana, Gino Venturi – che è arrivato al quarto giorno e che, raccontano i protagonisti di questa forma estrema di protesta, «ci ha fatto scoprire quanto possa essere grande la solidarietà, ma anche quanto possa essere triste scoprire atteggiamenti pavidi e opportunistici».

GUARDA L’INTERVISTA ALLE TRE LAVORATICI

La lettera «Sono tredici mesi – si legge nella lettera – che 118 lavoratori della cooperativa Aidas di Terni non percepiscono stipendio. Alcuni di loro hanno intrapreso lo sciopero della fame per richiamare l’attenzione delle autorità locali. Inutilmente. Ci rivolgiamo a lei dato che non sembrano esserci altre prospettive per risolvere una situazione che grava addosso alle nostre famiglie, a noi stessi (siamo quasi tutte donne) e alla cittadinanza».

Il racconto Al presidente Napolitano si spiega che «la cooperativa Aidas fornisce un servizio di assistenza accurata agli anziani mediante la gestione di due case di riposo, per circa 150 posti letto, che costituiscono la quasi totalità del fabbisogno assistenziale della città. Le complicazioni della gestione, le predominanze di alcuni gestori poco sensibili alle sorti di noi lavoratori e soci-lavoratori, hanno messo in pericolo due strutture, prospettive di lavoro e di indiscutibili risorse economiche».

La polemica Non è vero, viene detto al presidente della Repubblica, «che il commissariamento ministeriale sia dovuto e abbia comportato una diminuzione del lavoro. È  vero il contrario: la nostra buona volontà di lavoratori assicura a lei, alla cittadinanza, al commissario e al sindaco (curiosamente silente) che il servizio di assistenza che la cooperativa Aidas ha assicurato in passato, può proseguire senza difficoltà di nessun genere, qualora anche dalla loro parte ci fosse segnale di buona volontà».

L’appello A Giorgio Napolitano viene poi scritto: «Invochiamo il suo intervento, fondamentale, non solo per ragioni legate al mantenimento del posto di lavoro, ma anche per dismettere la prevalenza indebita di alcuni, e soprattutto per riportare il senso della giustizia nelle nostre menti e nelle nostre case».

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