Appropriazione indebita della cifra da capogiro di 1.268.714,00. Falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, per assicurarsi di ricevere quei soldi. Sono queste le due accuse che la procura di L’Aquila, guidata dal procuratore Fausto Cardella – per tanti anni a capo della procura ternana – muove anche all’ingegnere originario di Assisi e residente a Foligno, finito nelle maglie dell’inchiesta sulle tangenti della ricostruzione post- terremoto di L’Aquila denominata ‘Do ut Des’ per cui è  indagato anche l’attuale vicesindaco Roberto Riga, che si è dimesso.

Gli indagati Arresti domiciliari per il più volte assessore del Comune dell’Aquila Tancredi Pierluigi con delega alla salvaguardia dei beni artistici dell’Aquila, e l’assessore comunale alla ricostruzione dei beni culturali Vladimiro Placidi. Tra gli indagati, invece, c’è il vice sindaco dell’Aquila, Roberto Riga, colpevole secondo l’accusa di aver ricevuto una tangente di 10 mila euro, nascosta dentro un pacco dono con una confezione di grappa, per la promessa di un appalto. Ai domiciliari anche Daniela Sibilla, 38, dipendente collaboratrice del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore, e Pasqualino Macera, 56, all’epoca funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno Spa.

Le accuse all’ingegnere umbro Fabrizio Menestò, è indagato insieme all’imprenditore veneto Daniele Lago e a Mario Di Gregorio, all’epoca direttore del settore Ricostruzione pubblica e patrimonio del Comune dell’Aquila, per falso e appropriazione indebita. L’accusa di falso, si legge nella richiesta di misura cautelare inoltrata dai pubblici ministeri abruzzesi «perché, in concorso tra loro e con altre persone da identificare, Lago in qualità di legale rappresentante della Steda s.p.a., Menestò Fabrizio, direttore dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di palazzo Carli, Di Gregorio contraffacevano gli atti relativi alla contabilità della direzione lavori, modificando le date relative alle singole opere realizzate, facendo figurare falsamente che quanto rientrante nella contabilità del terzo stato di avanzamento era stato eseguito in un tempo successivo alla stipula dell’atto di associazione temporanea di imprese tra Steda Spa e Silva Costruzioni srl».

L’appropriazione indebita Questa presunta contraffazione degli atti, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe servita agli indagati ad appropriarsi della somma di oltre 1 milione e duecento mila euro. Per la procura, sempre loro tre, si sarebbero appropriati «della somma di 1.268.714,00 relativa al pagamento dei lavori di cui al terzo stato di avanzamento dei lavori – anche previa contraffazione della documentazione contabile della direzione dei lavori».

La difesa: ha contabilizzato quello che ha visto E’ il suo avvocato David Zaganelli a parlare per lui e a puntualizzare che: «Innanzitutto voglio precisare che lui è estraneo alle contestazioni relative alle tangenti e alla corruzione. Lui ha contabilizzato i lavori secondo quello che ha potuto constatare, in ogni modo chiarirà tutto il 13 gennaio davanti ai pubblici ministeri. Quanto all’accusa di appropriazione indebita, lui non ha percepito un soldo».

Fattura manomessa A parlare di quella fattura  è il titolare dell’altra ditta, la Silva, a cui di fatto i soldi sarebbero stati sottratti: «Ho saputo successivamente dai dipendenti della Steda – ha raccontato ai pm – che c’erano stati dei problemi ad incassare la fattura. Quella fattura emessa nel 2009, come ho potuto verificare successivamente, venne manomessa, anche con l’apporto del D.l. Menestò, che ha postdatato la contabilità che era relativa alle lavorazioni effettuate fino a dicembre 2009, ed e stata emessa la nuova fattura nel 2010. A tal proposito faccio notare che difficilmente la STEDA avrebbe potuto dimostrare che in venti giorni, ovvero il periodo intercorso fra la costituzione della ATI e chiusura della contabilità del 3° SAL, erano stati realizzati lavori per 1.290.000,00 euro. Tale somma diventava congrua posticipando la fattura di 4 mesi». Per i sostituti procuratori inoltre, «occorre anche ricostruire i percorsi e le destinazioni finali delle somme provento del 3° SAL di Palazzo Carli anche per verificare se gli ostacoli frapposti alla tracciabilità delle somme siano stati posti per occultare pagamenti effettuati in favore di pubblici funzionari».

Dedizione costante a gestione illecita I pubblici ministeri nella loro richiesta di misura cautelare parlano del fatto che è« drammaticamente evidente la gestione illecita della cosa pubblica. Gli indagati hanno dimostrato di non essere soltanto cedevoli a “tangenti” per bramosia di denaro “una tantum”. Essi hanno rivelato una dedizione costante ad attività predatorie in danno della collettività, arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costituire società ad hoc, a rappresentare realtà fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà e trasparenza. Da ciò si ricava la certezza della reiterazione di reati della stessa specie».

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