Il rischio per le imprese umbre è un ulteriore aumento delle tasse

Tra le pieghe del federalismo al vaglio della Commissione bicamerale si nasconde il rischio di un ulteriore aumento delle tasse per le imprese umbre pari all’11,5%. Rischio che deriva dal passaggio dall’Ici all’Imu che farà crescere la tassazione sugli immobili legati alla produzione. Il possibile «salasso» è paventato da Confartigianato, che in uno studio ha analizzato come, a livello nazionale, per immobili adibiti a ufficio, negozi, botteghe, magazzini, laboratori, alberghi, fabbricati industriali e così via l’aumento medio potrebbe aggirarsi intorno agli 87 euro. Sempre a livello nazionale, secondo Confartigianato la tassazione potrebbe crescere del 17% per un prelievo ulteriore totale pari a 3 miliardi di euro.

Tutto in mano ai sindaci Ma con le manovre affidate dal testo di riforma ai sindaci si potrebbe avere una potenziale riduzione della tassazione del 29% oppure arrivare ad un vero e proprio boom del +63%. Il passaggio dall’attuale aliquota Ici, pari in media al 6,49 per mille, alla nuova Imu con aliquota base del 7,6 per mille che però, grazie all’autonomia concessa ai Comuni, potrebbe essere incrementata sino al 10,6 per mille, comporterebbe infatti, in tal caso, un aggravio fiscale sugli immobili strumentali posseduti dalle imprese pari a circa 3 miliardi di euro. Il passaggio all’aliquota base del 7,6 per mille porterebbe invece ad un incremento di prelievo sulle imprese di 812 milioni di euro.

Le ipotesi Nell’ipotesi di posizionamento delle Amministrazioni comunali all’aliquota Imu base del 7,6 per mille gli incrementi maggiori si registrerebbero in Valle d’Aosta con un incremento del gettito del 73,5%, seguita dalla Sardegna con +29,1%, Friuli-Venezia Giulia con +24,7% e dalla Lombardia con +22,9%. Le variazioni più contenute, seppur consistenti e oscillanti tra l’11 e il 13%, si registrerebbero in Toscana (12,4%), Emilia-Romagna e Marche (12,0%), Liguria (11,7%), Lazio (11,4%) e, come detto in apertura, Umbria (11,5%). E se l’incremento medio per unità immobiliare è pari a 87 euro, in sette regioni si superano abbondantemente i 100 euro per unità: in Valle d’Aosta la crescita per unità immobiliare è di 179 euro, in Lombardia di 163 euro, in Sardegna di 141 euro, in Friuli-Venezia Giulia di 136 euro, in Veneto di 108 euro, in Piemonte di 104 euro e in Emilia-Romagna di 101 euro.

Fumagalli: siamo molto preoccupati Fatti i conti l’ipotesi peggiore porterebbe ad un aumento del gettito, su base nazionale, di 3 miliardi, con un incremento del 62,6% rispetto all’attuale gettito dell’Ici sugli immobili produttivi ed equivalente ad una maggiore imposta per unità immobiliare di 322 euro, con picchi in Valle d’Aosta che registra un incremento del gettito del 142,0%, seguita dalla Sardegna con 80,1%, Friuli-Venezia Giulia con 73,9% e Lombardia con 71,4%. In valore assoluto i maggiori incrementi si registrerebbero in Lombardia con una maggiore imposta di 507 euro per unità immobiliare, in Emilia Romagna con 472 euro per unità, in Friuli-Venezia Giulia con 407 euro per unità, in Veneto con 391 euro per unità e in Sardegna con 388 euro per unità. «Siamo molto preoccupati – commenta il segretario generale di Confartigianato, Cesare Fumagalli – infatti temiamo fortemente che la discrezionalità sarà esercitata all’insù con un aggravio di 3 miliardi. Così altro che scossa all’economia».

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