di Francesca Marruco
Otto condanne – tutte con pene sospese – su ventiquattro imputati. Finisce così il processo di primo grado davanti al giudice Daniele Cenci ai dipendenti dell’ospedale di Perugia accusati di ‘assenteismo’. In particolare, la caposala Luciana Rafia, è stata condannata a un anno e undici mesi e 2.100 euro di multa( il pm aveva chiesto 2 anni e 3 mesi). Due anni di reclusione al maresciallo dei carabinieri Luca Rossi( il pm aveva chiesto 1 anno e 8 mesi).
Le condanne Due mesi, 20 giorni di reclusione e 60 euro di multa a Ubaldo Moretti( il pm ne aveva chiesti 5), convertiti in una pena di 3.100 euro. Un anno di reclusione – come chiesto dall’accusa – e 1000 euro di multa a Luciano Brugnoni, 8 mesi di reclusione e 450 euro di multa a Fabiola Rosati ( l’accusa aveva chiesto un anno), un anno e due mesi e 1.050 euro di multa a Ilaria Fanali e Marcella Ceccarelli( per loro rispettivamente il pm aveva chiesto 7 e 9 mesi) , 2 mesi e 20 giorni e 40 euro di multa, convertiti in pena pecunaria di 3.080 euro per Antonella Repetto, al posto di 5 come chiesto dall’accusa.
Sedici assoluzioni Assoluzione per tutti gli altri: Marzia De Blasis, per cui il pm Giuseppe Petrazzini aveva chiesto 10 mesi, assolta ‘per non aver commesso il fatto’. Tutti gli altri sono stati assolti con la formula ‘il fatto non sussiste’. In particolare, escono puliti dal processo di primo grado Gino Di Manici Proietti( il pm aveva chiesto un anno), Paola Anderini(il pm aveva chiesto 5 mesi), Aldo Patriti (10 mesi), Patrizia D’Alessandro, Mario Biancifiori e Massimo Piccirilli (la richiesta era di 11mesi), Susanna Ceppitelli ( chiesti 6 mesi), Karimi Hosseini Abdolreza ( 5 mesi), Claudio Mezzanotte( chiesto un anno), Lucia De Martis (chiesti 6 mesi), Simona Bernardini (7 mesi), Daniela Baracchi e Pino Giuseppe ( chiesti 9 mesi), Angela Cardaccia e Amedeo Moretti ( chiesti 10 mesi).
Tre condanne su undici contestazioni Il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini aveva chiesto per la caposala Rafia, difesa dagli avvocati David Brunelli e Chiara Lazzari, una condanna di due anni, tre mesi e venti giorni per tutti gli undici capi d’imputazione che le venivano contestati. Il giudice Daniele Cenci l’ha invece assolta per otto contestazioni e condannata solo per truffa, per essersi fatta timbrare il cartellino da una terza persona , il maresciallo dei carabinieri Luca Rossi, mentre lei non era realmente al suo posto di lavoro e per avere firmato una falso foglio giustificativo all’infermiere Ubaldo Moretti. Tra i nove capi d’imputazione cade anche quello più pesante, relativo alla presunta «quantità esorbitante» di presidi sanitari che Rafia, secondo l’accusa, avrebbe ordinato per conto dell’ospedale per una spesa di quasi un milione e ottocento mila euro. Per Cenci, non sussistono le accuse di sostituzione di persona e quella di falso.
I carabinieri Il maresciallo Luca Rossi, assolto come Rafia per falso per e sostituzione di persona, è stato ritenuto colpevole di due contestazioni per truffa -per aver timbrato il cartellino al posto della caposala e per aver svolto attività di osservatore arbitrale in orario di servizio al comando provinciale dei carabinieri di Perugia -, di tre episodi di falso – per aver attestato falsamente di essere passato col rosso con un’auto che aveva in uso per ragioni di polizia giudiziaria e di aver avuto in uso anche auto i cui conducenti erano stati sanzionati per essere entrati nella Ztl e per sosta vietata. Assolta da tutte le contestazioni invece il maresciallo dell’Arma Marzia De Blasis, a cui veniva contestato un ‘concorso morale’ in alcune delle condotte del collega Rossi.
Avvocati soddisfatti «Sono molto soddisfatto – dice il professor David Brunelli che insieme alla collega Chiara Lazzari difendeva la caposala Rafia – perché la nostra assistita è stata assolta dal reato più grave, e cioè la truffa milionaria che aveva ad oggetto i presidi sanitari ospedalieri, per cui era stata anche in e ai domiciliari per tre mesi». «E’ una sentenza che rende giustizia a fronte di contestazioni giuridicamente infondate. Né è emblematica l’assoluzione di tutti gli imputati dagli addebiti di falso per induzione e sostituzione di persona. Di questi ne sono risultati carenti persino gli elementi di tipicità penale». Era stato proprio l’avvocato Nicola Di Mario a sollevare la non configurabilità della sostituzione di persona davanti al gup Ricciarelli, che comunque aveva accolto la tesi dell’accusa. Un anno dopo la prima sezione della Corte di Cassazione pronunciò una sentenza nella quale diceva che uso del badge da parte di terzi non configurava la sostituzione di persona.
Nessun risarcimento per il danno Il giudice Daniele Cenci ha inoltre condannato gli imputati condannati al pagamento delle spese processuali penali, al risarcimento del solo danno patrimoniale affettivamente causato all’ospedale, che verrà quantificato in separato giudizio civile. Rigettata dal giudice Cenci la richiesta di danni all’immagine avanzata dall’ospedale. Rigettata anche la richiesta di provvisionale e di refusione delle spese processuali di costituzione di parte civile da parte dei condannati.
Difese Se dunque otto condanne sono arrivate e alcune anche più pesanti delle richieste, la gran parte delle contestazioni sono cadute, senza contare che ad aprile si prescrive tutto. Gli imputati erano difesi tra gli altri dagli avvocati Brunelli, Falcinelli, Lazzari, Caforio, Egidi, Areni, Caruso, Balducci, Rotunno, Sordoni, Rolla, Rossini, Giovanni.
