Un'assemblea alla Sangemini

di Marco Torricelli

Urla, insulti, spintoni. Lavoratori contro lavoratori e sindacalisti contro sindacalisti. Sindaco e assessore accusati di non fare abbastanza. L’assemblea, alla Sangemini, mercoledì ha rischiato davvero di finire in rissa. E, alla fine, tutti se ne se sono andati con meno certezze di quante ne avessero quando sono arrivati.

Il vertice La giornata era iniziata con un incontro, teso, in prefettura. Con il prefetto, Gianfelice Bellesini che non aveva usato i guanti di velluto nei confronti della proprietà della Sangemini, anzi. L’invito, a decidere finalmente cosa fare, era stato perentorio. Ma la replica di Danilo Trabacca, Ceo del gruppo Rizzo-Bottiglieri-Decarlini, era stata altrettanto decisa: nel piano presentato dal pool composto da Unicredit, Norda e Tramite, è stata più o meno la risposta, mancano dei soldi – il famoso milione e mezzo, sembra – e, quindi, a loro non sta bene.

Le ipotesi Nel frattempo le voci, che da settimane si rincorrono, hanno aumentato la velocità: un interessamento del gruppo Silva, per esempio, ma soprattutto – e questo è stato uno dei motivi di massima tensione – una ‘lettera di intenti’, da parte della Bompani di Parma, che è stata sbandierata dai delegati aziendali della Uila Uil. Una breve informativa nella quale, in buona sostanza, ci si dice disponibili a confrontarsi su un piano di rilancio della Sangemini che, però, non è stato nemmeno abbozzato. Ma che, si diceva, garantirebbe un centinaio di posti di lavoro, mentre quello già presentato – stando alle voci che sono state fatte circolare all’interno dello stabilimento – arriverebbe ad massimo di 70, venti dei quali a tempo determinato.

I soldi Le indiscrezioni, da mesi si viaggia solo a questo livello, dicono poi che, mentre Unicredit, Norda e Tramite avrebbero messo sul piatto 13 milioni di euro, chi fa le nuove avances ne avrebbe, pronti, addirittura 17. Ma che per spiegare meglio la cosa vuole essere convocato per un incontro ufficiale. Tra grida e spintoni, alla fine si è trovata la, momentanea, soluzione: una lettera – poche righe – è stata scritta e anticipata via fax al prefetto, al quale si chiede di convocare con urgenza un incontro.

Passo indietro Mentre lo psicodramma – va ricordato che lì ci sono 136 famiglie che, con la paga, ci mangiano – andava in scena, mentre i sindacalisti si rinfacciavano reciprocamente errori del passato, mentre i lavoratori si insultavano a vicenda e accusavano il sindaco Grimani e l’assessore Bisonni – senza dimenticare l’altro assessore, quello regionale Riommi – di non aver fatto tutto quello che era in loro potere; veniva alla luce un altro elemento inquietante: Unicredit, Norda e Tramite avrebbero fatto sapere che, passata la mezzanotte di mercoledì, per loro la faccenda è conclusa. Farebbero un passo indietro – per Norda sarebbe il secondo, dopo quello di luglio – e, soprattutto quello della banca, principale creditrice della Sangemini, questo potrebbe significare solo una cosa: il fallimento.

Le ripercussioni Un’eventualità che, secondo le interpretazioni più maliziose, ma già più volte espresse, in fondo potrebbe non dispiacere all’attuale proprietà della Sangemini, come ai consulenti che negli anni hanno prestato la loro opera e che rientrerebbero tra i creditori privilegiati in caso di fallimento. Consulenze, quelle che sono state fatturate alla Sangemini, plurimilionarie, ma che potrebbero finire sotto la lente di ingrandimento della procura della repubblica, alla quale il giudice delegato ai fallimenti non potrebbe che inoltrare tutta la pratica, nel momento in cui dovesse decidere di avviare la procedura.

I lavoratori Loro, quelli che da mesi aspettano di sapere quale sorte li attenda, hanno i nervi a fior di pelle: «Qui si parla sempre di nuovi possibili compratori – ha urlato uno di loro in faccia ai sindacalisti – ma va a finire che saremo l’unico caso al mondo di azienda che fallisce per eccesso di pretendenti», mentre un altro, senza girare troppo intorno al problema, ha puntato il dito dritto verso la palazzina dove sono gli uffici dei ‘padroni’: «Dovete impedirgli di fare altri danni – ha gridato – perché altrimenti, qui, qualcuno potrebbe fare qualche sciocchezza». E il timore è che succeda sul serio.

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