Il presidente Mario Fornaci

di Marco Torricelli

Si chiama comitato di indirizzo e, sabato mattina, avrebbe dovuto prendere una decisione. E l’ha presa. Nel senso che non ha deciso. O, meglio, ha dato pieno mandato al Consiglio di amministrazione, programmato per giovedì prossimo; chiedendo però un’assunzione di responsabilità, anche personale ai sette componenti.

Clitumnus La decisione è quella relativa alla proposta di partecipazione della Fondazione Carit alla cordata Clitumnus, che vuole acquisire la maggioranza di Banca Popolare di Spoleto. Nel corso del comitato di indirizzo, sabato mattina, per cominciare c’è stato chi ha lamentato una carenza di informazioni sull’operazione – pare che fosse stato richiesto un parere pro veritate a una società di consulenza romana, con documenti che si sarebbero visti, per poi venir subito dopo riposti in un cassetto – e si è pure sollevato il problema se fosse lo stesso comitato a dover decidere su Clitumnus o se, invece e come si è deliberato alla fine, si dovesse demandare tutto al Cda di giovedì prossimo.

Due diligence Anche perché lunedì dovrebbero essere disponibili i dati relativi all’effettivo stato economico-finanziario della Bps: alle 11, presso la Fondazione Cassa di risparmio di Perugia, è previsto che la società di revisione a cui era stata commissionata, consegni le circa 400 pagine della due diligence. Indiscrezioni dicono che dal lavoro, durato quattro settimane ed operato da un team di otto esperti indipendenti, non sarebbero emerse criticità. Ma sono, appunto, indiscrezioni e a qualcuno della Fondazione Carit, magari, potrebbe venir voglia di andare a dare un’occhiata.

Le fazioni Fondazione Carit che, di fatto, appare divisa in due. Semplificando al massimo si può dire che una fazione, facente riferimento al presidente, Mario Fornaci, e nella quale si riconoscerebbero i soci non istituzionali, sarebbe poco propensa a buttarsi nella mischia, riconfermando così il legame tradizionale con Banca Intesa; mentre un’altra, che si riconosce nelle posizioni del vice presidente, Francesco Quadraccia e che comprenderebbe i soci istituzionali, vorrebbe entrare nell’operazione. Quello di giovedì prossimo, insomma, non sarà solo un Cda deliberante su Clitumnus: sarà una resa dei conti interna. Che potrebbe determinare ricadute non trascurabili, interne e sulla visione strategica della Fondazione per Terni e in Umbria.

Riacquisto Uno dei temi delicati, soprattutto perché relativo al possibile rischio di dover far fronte ad una ricapitalizzazione, era quello relativo all’obbligo di riacquisto, da parte di Scs, delle azioni Bps a prezzi molto elevati dal Monte dei Paschi di Siena. Che, però, confermando di dover uscire dall’investimento in Bps, per gli impegni presi con la Bce, avrebbe rinunciato a quella condizione pregressa. L’eventuale rischio, in caso di irrigidimento della banca toscana, fanno notare i favorevoli all’operazione, incomberebbe comunque su Scs, con la quale i partecipanti all’operazione Clitumnus non hanno alcuna relazione.

Funzioni creditizie Ma lo scoglio è anche un altro: chi è contrario all’operazione ricorda le leggi in vigore non consentono alle fondazioni l’esercizio di funzioni creditizie; mentre i favorevoli ribattono che già oggi la fondazione mantiene in portafoglio azioni di Intesa ed altre partecipazioni in Società per azioni per circa 15 milioni di euro. La controreplica è che si tratta di ‘giacenze’ pregresse, mentre l’operazione Clitumnus sarebbe ex novo. Il Cda dovrà discutere anche di questo, non trascurabile, dettaglio.

Villa Palma Tra le tante questioni in ballo, poi, c’è anche quella relativa a Villa Palma, entrata com’è noto in una delle vicende più intricate ed intriganti della storia recente: la villa era di proprietà di Progresso holding, controllata al 100% da Scs Gestioni immobiliari, controllata a sua volta al 100% da Scs Scarl. La genesi e lo sviluppo dell’operazione è ancora sotto la lente di ingrandimento dei commissari di Bankitalia e pare che la faccenda non faccia trascorrere notti serene ad un po’ di gente.

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