di Francesca Marruco
Sabato mattina avranno modo di spiegare perché oltre al lavoro che svolgevano in questura a Terni avevano anche interessi in due società private e perché, come sostiene la procura ternana che li ha voluto in carcere per pericolo di inquinamento probatorio, avevano avvertito un loro socio di intercettazioni sulla sua utenza.
La volontà di spiegare Tullio e Roberto Rocchi, i due poliziotti di Terni arrestati dai colleghi della squadra mobile diretta da Tommaso Niglio per rivelazione del segreto d’ufficio, verranno interrogati sabato mattina nel carcere di Orvieto dove sono rinchiusi per rogatoria dal gip orvietano. L’avvocato Manlio Morcella che difende Tullio Rocchi annuncia che il suo assistito «si avvicina all’interrogatorio di garanzia con la massima volontà di fare chiarezza rispetto a quanto gli viene contestato. All’esito dell’interrogatorio – ha aggiunto il legale – ci riserviamo una valutazione più compiuta». Roberto Rocchi è invece difeso dall’avvocato Luigi Fiocchi.
Che prima non c’era La volontà che ora anima Tullio Rocchi non c’era però quando il dirigente della mobile di Terni, Tommaso Niglio, lo aveva chiamato per chiedere spiegazioni sul suo secondo lavoro, dopo che in una indagine per estorsione, in una intercettazione si erano imbattuti nell’informazione che Tullio Rocchi, tre decenni alla mobile come vice di Niglio, era responsabile per la sicurezza sui cantieri per una ditta edile e aveva anche interessi in una ditta che distribuisce slot machine e apparecchi automatici per la ristorazioni. Al dirigente della mobile Rocchi aveva negato tutto. Cosi come il fratello Roberto, che secondo l’accusa ha un’agenzia di assicurazioni intestata alla moglie e al nipote. Anche lui aveva negato tutto a Niglio.
Il carcere è una misura necessaria, i Rocchi abituati a mentire Per l’accusa, sostenuta dalla dottoressa Elisabetta Massini, i due fratelli devono stare in carcere perché « hanno dato ampia prova della estrema facilità con la quale mentono anche di fronte a chiarimenti richiesti dal loro diretto superiore gerarchico, e quando, avrebbero potuto semplicemente facendosi trasferire ad un altro ufficio, porre fine alla situazione che si era creata all’interno della squadra mobile». Secondo la procura il fatto che i due abbiamo negato tutto a Niglio, sono comportamenti «sintomatici di una abitualità ad affermare il falso, particolarmente gravi se posti in essere da sostituti commissari che si trovano in posizione apicale nella squadra mobile ternana».
Grave danno a indagine in corso Avvertendo il loro collega in affari che il suo telefono era intercettato, i Rocchi hanno danneggiato gravemente un’indagine per estorsione che la squadra mobile di Terni stava portando avanti. «Il danno derivante dalla condotta degli indagati è tutt’altro che potenziale e astratto– scrive la procura- in quanto ha comportato il silenzio assoluto di tali telefoni intercettati e l’assenza di conversazioni utili alle indagini».
